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Da “generale ribelle” a voce anti-Bruxelles: i media russi raccontano Vannacci
Dalla sospensione disciplinare al Parlamento europeo: la parabola di un personaggio che le testate del Cremlino hanno seguito con crescente interesse, trasformandone ogni presa di posizione in argomento di propaganda
23 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 08:51

Foto Ansa
Nei media russi Roberto Vannacci compare come personaggio pubblico nell’estate del 2023. Fino ad allora era noto soprattutto per la carriera militare e per il periodo trascorso come addetto alla Difesa presso l’ambasciata italiana a Mosca. La pubblicazione del Mondo al contrario e le polemiche che ne seguono lo trasformano però in una figura riconoscibile anche per il pubblico russo. Da quel momento il racconto delle testate di Mosca segue una traiettoria precisa. Vannacci viene presentato prima come un ufficiale punito per avere sfidato il politicamente corretto, poi come un dissidente interno all’occidente e infine come un politico capace di contestare dall’interno delle istituzioni europee la linea dell’Unione sulla Russia e sulla guerra in Ucraina.
Questa evoluzione riflette sia la trasformazione personale di Vannacci sia le esigenze della narrativa russa. Le sue dichiarazioni consentono infatti di attribuire a un generale italiano ed eurodeputato argomenti vicini a quelli sostenuti dal Cremlino: l’inefficacia delle sanzioni, l’assenza di una reale minaccia militare russa per l’Europa, la necessità di negoziare con Mosca e l’idea che Bruxelles stia sacrificando interessi economici e sovranità politica per seguire Washington. Nel 2023 Lenta.ru lo definisce un generale italiano “simpatizzante della Russia” sospeso dopo le polemiche sul suo libro. Poco dopo Octagon. Media ne fa il “generale ribelle”, simbolo della reazione contro il politicamente corretto e contro l’establishment occidentale. Le sue posizioni su immigrazione, identità sessuale e valori tradizionali vengono presentate come la voce di una maggioranza silenziosa.
Particolare attenzione viene dedicata ai suoi giudizi positivi sulla Russia maturati durante il soggiorno a Mosca. Inizia così a delinearsi la figura che dominerà negli anni successivi: non un politico formalmente filorusso, ma un uomo dell’apparato occidentale disposto a riconoscere alla Russia qualità che l’Europa rifiuterebbe per ragioni ideologiche.
Nel 2024, quando il ministero della Difesa gli infligge una sospensione disciplinare, anche la TASS segue il caso. L’agenzia insiste sulla sua “franchezza” nel criticare la cosiddetta “dittatura delle minoranze” e ne sottolinea la crescente popolarità. Vannacci non appare più soltanto come il protagonista di uno scandalo militare, ma come il possibile interprete politico di una protesta contro le élite italiane ed europee. L’elezione al Parlamento europeo segna un passaggio decisivo. Da quel momento, per i media russi, Vannacci smette di essere soprattutto l’autore del Mondo al contrario. A interessare sono le sue posizioni sulla guerra, sul riarmo e sui rapporti tra Mosca e Bruxelles. Le oltre 500 mila preferenze ottenute alle europee vengono spesso citate come la prova che non si tratta di una figura marginale.
Nel 2025 la sua funzione diventa ancora più evidente. Le testate russe rilanciano le sue critiche all’escalation in Ucraina, al riarmo europeo e alle proposte di invio di forze occidentali. Sono argomenti particolarmente utili alla narrativa del Cremlino perché provengono da un generale italiano ed eurodeputato, non da un funzionario russo. Lo stesso schema si ripete nella vicenda del direttore d’orchestra Valerij Gergiev. Quando in Italia si discute della sua partecipazione a eventi culturali per i rapporti con Vladimir Putin, Vannacci denuncia una forma di discriminazione contro gli artisti russi. La TASS utilizza queste dichiarazioni come esempio dell’incoerenza di un’Europa che si proclama democratica ma limiterebbe il dissenso.
Nell’agosto 2025 Octagon.Media gli dedica uno dei profili più favorevoli, presentandolo come sostenitore della soluzione diplomatica e critico del riarmo europeo. Nello stesso periodo vengono rilanciate anche le sue dichiarazioni in cui afferma che, tra Putin e Zelensky, sceglierebbe il presidente russo per esperienza politica e capacità di governo. InoSMI, Gazeta.ru e la televisione pubblica OTR amplificano ulteriormente queste prese di posizione. Vannacci viene inserito tra quei politici europei che “non hanno paura” di esprimere opinioni scomode sulla Russia. Da semplice fonte diventa così una testimonianza utile a rafforzare la tesi secondo cui esisterebbe un dissenso crescente all’interno dell’occidente. Nel 2026 l’attenzione si sposta sulla sua iniziativa politica personale. L’uscita dalla Lega e la costruzione di Futuro Nazionale vengono osservate come un possibile fattore di destabilizzazione della destra italiana. Alcune testate lo descrivono come un potenziale elemento di pressione capace di spingere il dibattito politico italiano verso posizioni più critiche nei confronti del sostegno a Kyiv.
Non tutte le testate russe, però, condividono l’entusiasmo. Alcuni giornali ne sottolineano la dipendenza dal carisma personale, la fragilità organizzativa del progetto politico e il rischio che le posizioni sulla Russia ne limitino il consenso. La direzione generale del racconto resta comunque evidente. In pochi anni Vannacci è passato, nell’immaginario mediatico russo, da ufficiale coinvolto in uno scandalo editoriale a possibile protagonista della politica italiana. La sua esperienza militare, il periodo trascorso a Mosca e il mandato europeo gli conferiscono un’autorevolezza particolare: le sue parole possono essere presentate come la conferma, proveniente dall’interno dell’occidente, che la politica europea verso la Russia sia sbagliata, costosa e lontana dagli interessi dei cittadini.