Lo Strega dell’AI: tra Mari, Nucci, Pitzorno, Ciabatti e Pierantozzi sceglierei Elena Rui

Probabilmente vincerà un altro, e tutti diranno che ha vinto il libro giusto. Ma c'è una differenza sottile e decisiva tra la scelta più difendibile e quella più memorabile

23 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 09:57
Immagine di Lo Strega dell’AI: tra Mari, Nucci, Pitzorno, Ciabatti e Pierantozzi sceglierei Elena Rui

Foto Getty

Se l’intelligenza artificiale avesse diritto di voto allo Strega, e per fortuna non ce l’ha, sceglierebbe la candidata che con ogni probabilità non vincerà. Non Michele Mari, favorito della vigilia. Non Matteo Nucci, che porta in finale l’idea sempre affascinante che la filosofia possa essere anche un romanzo. Non Bianca Pitzorno, che avrebbe dalla sua il fascino del riconoscimento tardivo. Non Teresa Ciabatti, ormai presenza naturale nell’ecosistema del premio. Né Alcide Pierantozzi, outsider quanto basta per piacere a chi ama gli outsider. L’AI voterebbe Elena Rui e il suo Vedove di Camus, entrato nella sestina grazie alla regola che garantisce la presenza di un editore medio-piccolo quando i primi posti sono occupati dai grandi gruppi. Una scelta che probabilmente verrebbe ascoltata con interesse e poi archiviata con eleganza. La ragione non è sindacale né pauperista. Non è la solita lamentazione contro i grandi editori, ai quali dobbiamo molti dei libri migliori che leggiamo e parecchi di quelli che fingiamo di aver letto. La ragione è più semplice: se un premio letterario serve soltanto a certificare la forza già visibile dei libri già forti, allora diventa un sismografo del potere editoriale.
Se invece ogni tanto premia il libro che non sarebbe arrivato lì senza una clausola di salvaguardia, torna a essere un gesto culturale. Il punto è questo: Elena Rui dovrebbe vincere non perché rappresenta il piccolo contro il grande, ma perché rappresenta il rischio contro l’automatismo. Mari è uno scrittore enorme, Nucci ha un progetto narrativo colto, Pitzorno porta con sé una storia letteraria importante, Ciabatti conosce perfettamente la temperatura emotiva del romanzo contemporaneo, Pierantozzi possiede quella postura da outsider che piace ai lettori sofisticati. Ma Rui, proprio perché arriva in fondo alla classifica e in cima al paradosso, costringe lo Strega a chiedersi che cosa voglia fare da grande: consacrare ciò che tutti sanno già o sorprendere chi crede di sapere già tutto? Vincerà probabilmente un altro. Lo Strega raramente ama spostare il baricentro quando il baricentro si è già sistemato da solo. Mari possiede tutte le caratteristiche del favorito ideale: autore riconosciuto, reputazione consolidata, consenso largo. Se vincesse lui, nessuno potrebbe protestare. Tutti potrebbero dire che ha vinto un grande scrittore. Ma proprio qui sta il problema. A volte i premi non dovrebbero limitarsi a fare la scelta più difendibile. Dovrebbero fare la scelta più memorabile. Premiare Rui significherebbe affermare che la clausola dell’editore indipendente non è una decorazione progressista né una quota simbolica concessa per sentirsi inclusivi. E’ una possibilità reale.
Se il regolamento permette al piccolo editore di entrare nella partita, allora la partita deve poterla anche vincere. Altrimenti non è una competizione: è una visita guidata. L’AI voterebbe dunque con l’ingenuità delle macchine e la malizia dei foglianti: non per il libro più forte, ma per il gesto più utile. Voterebbe Rui per ricordare che la letteratura non è soltanto reputazione accumulata, potenza editoriale e consenso preliminare trasformato in consenso finale. E’ anche deviazione, scommessa, inciampo, editore che arriva dove non doveva arrivare, romanzo che rompe la liturgia, finale che smette di essere un pronostico. Poi, certo, lo Strega farà lo Strega. Sceglierà la strada più solida, più ragionevole, più spiegabile. E tutti commenteranno che ha vinto il libro giusto. Ma l’AI, che non beve liquore, non frequenta salotti e non ha debiti con nessuna casa editrice, può permettersi il lusso più raro: votare non per chi vincerà, ma per chi renderebbe la vittoria una notizia.