L’occidente è forte quando non separa difesa, industria, tecnologia, fiducia e futuro. Parola di Cavo Dragone

Il presidente del Comitato militare Nato smonta le illusioni autarchiche: autonomia strategica non significa isolamento, ma capacità di agire insieme attraverso industria, tecnologia e partnership affidabili

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Cavo Dragone (LaPresse)

C’è una parola, nel discorso pronunciato a Roma dall’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, che andrebbe incorniciata più delle altre: fiducia. Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, l’ha usata al FII Priority Europe, il summit dedicato a capitale, sovranità e autonomia strategica, per spiegare che la sicurezza dell’occidente non è fatta soltanto di armi, eserciti, munizioni, spese militari, deterrenza. E’ fatta anche di industrie, università, mercati dei capitali, tecnologia, infrastrutture, alleanze. Ed è fatta, soprattutto, della capacità delle nostre società di credere ancora nel proprio futuro.
La lezione è importante perché arriva in un tempo in cui l’occidente ama spesso raccontarsi come stanco, diviso, fragile, condannato al declino. Cavo Dragone dice invece il contrario, senza retorica e senza ingenuità. Dice che il mondo è diventato più pericoloso: l’Ucraina, il Golfo, il fianco est, il fianco sud, l’Indo-Pacifico. Ma dice anche che la frammentazione non è un destino. E’ una scelta. E se è una scelta, può essere combattuta costruendo qualcosa di più forte: reti affidabili, partnership solide, filiere sicure, cooperazione tra paesi che sanno di non poter fare tutto da soli.
Il passaggio più bello è forse quello sull’autonomia strategica. Per Cavo Dragone non significa autarchia, isolamento, illusione sovranista di bastare a sé stessi. Significa capacità di agire quando e dove serve. In un mondo di catene del valore globali e minacce interconnesse, essere autonomi non vuol dire essere soli. Vuol dire avere alleati affidabili. Vuol dire sapere con chi produrre tecnologie critiche, da chi acquistare energia, con chi costruire deterrenza. Sovranità e cooperazione, dice Cavo Dragone, non sono concetti contraddittori.
E’ una frase che dovrebbe essere spedita a tutti quelli che immaginano la difesa europea come un’alternativa alla Nato o, al contrario, la Nato come un alibi per non costruire una vera capacità europea. La sicurezza non nasce dalle intenzioni ma dalle capacità. Non basta sventolare soldi in aria: bisogna trasformarli in prontezza, industria, scorte, cantieri, ingegneri, software, catene di approvvigionamento. Il tempo, ricorda Cavo Dragone, è diventato una dimensione operativa. Le munizioni non si ricostruiscono in una notte. La resilienza non si improvvisa durante una crisi. La fiducia non si produce per decreto.
E qui c’è la parte più occidentale del suo messaggio. La deterrenza più efficace è quella che non ha bisogno di essere usata e che, vista da fuori, assomiglia esattamente alla pace. E’ una definizione splendida, perché rimette insieme ciò che troppo spesso separiamo: sicurezza e prosperità, difesa e crescita, forza e libertà. L’occidente non deve avere fiducia in sé perché è ingenuo. Deve avere fiducia in sé perché ha ancora le risorse, le istituzioni, le alleanze e l’intelligenza per trasformare le crisi in sistemi più forti. Questa, più che una lezione militare, è una lezione politica: senza fiducia nel futuro non c’è deterrenza che tenga. Con quella fiducia, invece, persino la pace può tornare a essere una forma credibile di potenza.