IL FOGLIO AI
Redditi, consumi, lavoro, Borsa, Btp. Non solo numeri da box: l’Italia cresce senza fare rumore
Le famiglie incassano più reddito, spendono con maggiore fiducia e mettono da parte altro risparmio, mentre la disoccupazione tocca il minimo storico e Piazza Affari guida l’Europa. Segnali concreti di resistenza e di potenziale inespresso
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Immagine generata con AI
I numeri vanno maneggiati con prudenza, soprattutto quando sono buoni: c’è sempre qualcuno che non si riconosce nella media, e ha spesso ragione a non riconoscersi. Ma proprio per questo alcuni dati meritano di non finire in un box. L’Istat dice che nel primo trimestre 2026, non nel secondo, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è cresciuto dell’1,6 per cento rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono aumentati dell’1,4 per cento. La propensione al risparmio è salita all’8 per cento, 0,2 punti in più.
Tradotto: le famiglie hanno avuto più reddito, hanno speso di più e sono riuscite anche ad accantonare qualcosa in più. Non è poco. Non significa che l’Italia sia diventata il paese della cuccagna. Significa però che, dentro un quadro ancora fragile, c’è una controprova di tenuta: salari, entrate, consumi e risparmio non stanno raccontando un’economia spenta.
Il secondo numero arriva dal lavoro. Ad aprile 2026 gli occupati erano 24 milioni e 337 mila, il tasso di occupazione era salito al 63,1 per cento e la disoccupazione era scesa al 5,1 per cento. A maggio, secondo i dati diffusi oggi dall’Istat e riportati da Reuters, il tasso di disoccupazione è sceso ancora al 5 per cento, pur con 22 mila occupati in meno nel mese: dunque bene il minimo storico della disoccupazione, ma senza nascondere il segnale meno brillante sull’occupazione mensile.
Il terzo numero riguarda Piazza Affari. Il Ftse Mib ha chiuso i primi sei mesi dell’anno con un rialzo di circa il 15 per cento, risultando il migliore tra i principali listini europei. Anche qui: non basta un semestre di Borsa a fare una rivoluzione. Ma una Borsa che corre segnala fiducia, redditività, capacità di attrarre capitali e una domanda crescente di strumenti italiani.
Il quarto numero è il risparmio. Il risparmio che cresce è una buona notizia perché dimostra capacità di accantonare denaro. Ma è anche una domanda politica: dove va quel denaro? Una parte è andata verso i titoli di stato pensati per i risparmiatori, come il Btp Italia Sì, che a giugno aveva raccolto nei primi quattro giorni ordini per 8,79 miliardi.
Ora serve anche altro: portare più capitale verso le imprese. Per questo è interessante il nuovo Etf attivo Pir compliant lanciato da Banca Generali con Intermonte, dedicato alle Pmi quotate, con obiettivo fino a 500 milioni nel medio termine. La buona notizia, dunque, è questa: l’Italia non è solo il paese che risparmia per paura. Può diventare il paese che usa il risparmio per crescere. E questa, ogni tanto, meriterebbe la prima pagina.