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Intercettazioni immaginarie tra Vannacci e i suoi. Putin, le donne e Cruciani
Andare da soli o farsi ricevere? Essere temuti o presentabili? La riunione immaginaria di Futuro Nazionale trasforma le contraddizioni della nuova destra in una commedia di telefonate, comunicati e attese. Molto nazionale, questo partito. Sul futuro si attendono conferme
17 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 07:15

Foto Ansa
Satira: riunione e telefonate sono interamente inventate. La richiesta a Crosetto è finzione; la riduzione degli inviti televisivi è un timore dei personaggi, non un dato accertato.
[Ore 9.31. Riunione immaginaria. Voci attribuite, nella finzione, a Roberto Vannacci, Massimiliano Simoni, Edoardo Ziello, Rossano Sasso, Lorenzo Gasperini e Laura Ravetto.] Futuro Nazionale.
Vannacci: Siamo fortissimi. Andiamo da soli.
Simoni: Va bene. Allora cancello la richiesta di appuntamento a Crosetto.
Vannacci: Perché devi sempre confondere la strategia con l’agenda?
Ravetto: Andare da soli è una posizione politica. Essere ricevuti è una necessità pratica.
Sasso: Dobbiamo far capire a Meloni e ai nostri elettori che senza di noi può perdere.
Ziello: E i nostri elettori non rischiano di votare direttamente Meloni?
[Silenzio.]
Vannacci: Edoardo, siamo fortissimi.
Ziello: Sì. Era per capire dove mettere la croce.
Simoni: Da Crosetto ci andiamo?
Vannacci: Ci andiamo per chiarire che non abbiamo bisogno di andarci.
Ravetto: Benissimo. Ma prima ci deve ricevere.
[Ore 9.38. Rumore di tastiera.]
Simoni: Scrivo: caro Guido, Roberto vorrebbe incontrarti.
Vannacci: “Vorrebbe” è debole. Metti: è disponibile a un confronto.
Ziello: Ma lo stiamo chiedendo noi.
Gasperini: La disponibilità è il modo sovrano di formulare una richiesta.
Simoni: Indico due date.
Ravetto: E sotto metti: oppure quando preferisci.
Sasso: Però nessuno deve pensare che chiediamo posti.
Ziello: Certo. Prima verifichiamo che ci siano.
Vannacci: Noi chiediamo rispetto.
Simoni: Anche il rispetto, se possibile, prima della chiusura delle liste.
[Ore 9.45. Discussione sulla linea internazionale.]
Gasperini: Il programma propone di riaprire i canali con Mosca e contesta il proseguimento dell’invio di armi all’Ucraina senza una strategia diplomatica di pace.
Vannacci: Perfetto. Noi siamo per l’interesse nazionale.
Ravetto: Cerchiamo solo di far capire di quale nazione.
Vannacci: Dell’Italia. Essere d’accordo con Putin non significa dipendere da lui.
Ziello: Vale anche per Meloni?
Vannacci: Non mischiamo politica interna e internazionale.
Gasperini: Dobbiamo essere abbastanza vicini a Putin da distinguerci dal governo e abbastanza lontani da poterci entrare.
Gasperini: Una formula diplomatica. Non diciamo “Putin ha ragione”. Diciamo “l’occidente deve interrogarsi”.
Ravetto: Così lui fa una cosa e noi assegniamo i compiti a casa agli altri.
Ziello: Quindi con Putin, ma non troppo.
Vannacci: Scrivete: nessuna sudditanza.
Ravetto: Lo mettiamo anche nel messaggio a Crosetto?
Vannacci: No. A Crosetto scriviamo che passiamo volentieri.
[Ore 9.54. Si cambia argomento.]
Sasso: Sul femminicidio ripartiamo dalla tua definizione: “un’aberrazione giuridica”.
Ravetto: Possiamo argomentare contro il reato specifico senza sembrare contro le donne?
Sasso: Possiamo. Ma poi bisogna vedere se ci invitano a spiegarlo. Un ragionamento giuridico non entra in un titolo.
Vannacci: Io non accetto che si stabiliscano differenze tra uomini e donne.
Ravetto: Sul reato.
Vannacci: Naturalmente.
Ravetto: Te lo chiedo perché sul resto il programma è piuttosto interessato alle differenze.
Gasperini: Proponiamo anche il ministero della Vita, della Famiglia naturale e dell’Identità. Futuro Nazionale.
Ziello: Un nome lungo. Ci sta sulla targa?
Ravetto: Sulla vita delle donne deve starci tutto. Sulla targa troveremo una soluzione.
Sasso: Quindi, ricapitolando: su Putin moderiamo, sui rapporti con Meloni sfumiamo, qui alziamo?
Vannacci: Qui dobbiamo essere riconoscibili.
Simoni: Finalmente un punto su cui possiamo esagerare senza chiedere un appuntamento.
[Ore 10.03. Il telefono di Simoni resta muto.]
Vannacci: Che notizie dalle televisioni?
Simoni: Per il momento nessuna. Né Mediaset né Rai.
Sasso: Ci hanno tolto dagli schermi.
Ravetto: Abbiamo un elenco degli inviti, un confronto, qualcosa?
Simoni: Abbiamo che stamattina non hanno chiamato.
Ravetto: Allora non trasformiamo una mattina vuota in una direttiva aziendale.
Vannacci: E se cominciassero a non chiamarci più? Mediaset niente, Rai sempre meno?
Ziello: Sarebbe un problema.
Vannacci: Sarebbe censura.
Ziello: Dipende. Potrebbe anche essere che non ci considerano più interessanti.
[La registrazione restituisce un rumore di sedia.]
Vannacci: Non siamo interessanti. Siamo fortissimi.
Simoni: Ai palinsesti, però, non basta.
Sasso: Facciamo un comunicato contro il silenzio.
Ravetto: E a chi lo facciamo leggere?
Sasso: In televisione.
[Silenzio.]
Gasperini: Potremmo rilanciare una proposta.
Simoni: Nuova?
Gasperini: Non necessariamente.
Simoni: E’ proprio quel “non necessariamente” che potrebbe averli stancati.
Vannacci: Abbiamo i nostri canali.
Ravetto: Certo. Ma discutere tra persone che ci danno già ragione è questa riunione. Non è una campagna elettorale.
Ziello: Prima ogni provocazione sembrava l’inizio di un’avanzata. Se smettiamo di avanzare, resta soltanto la provocazione.
Ravetto: Per negoziare con il centrodestra dobbiamo essere presentabili. Per farci discutere nei talk dobbiamo far saltare qualcuno sulla sedia. Stiamo preparando due versioni dello stesso generale.
Vannacci: Io sono sempre me stesso.
Simoni: Bene. Vediamo in quale fascia oraria.
[Ore 10.14. Telefonata immaginaria di Vannacci a Giuseppe Cruciani. Vivavoce.]
Vannacci: Giuseppe, tu stai con me.
Cruciani: Io ti difendo.
Vannacci: Quindi stai con me.
Cruciani: Dipende da dove vai.
Vannacci: Andiamo da soli.
Cruciani: Allora io vado con Meloni.
[Voce in sottofondo, attribuita a Ziello: “Ecco”.]
Cruciani: Alla Festa del Foglio ho detto che auspico l’alleanza. E che, senza accordo con il centrodestra, il mio voto va al centrodestra, non a te. Il Foglio.
Vannacci: Ma dici che ho ragione.
Cruciani: Su alcune cose. Non sul fatto che debba vincere la sinistra.
Vannacci: Non voglio far vincere la sinistra.
Cruciani: Perfetto. Mettiti d’accordo con gli altri che non vogliono farla vincere.
Vannacci: Noi siamo l’unica destra vera.
Cruciani: Anche le altre, sulla scheda, fanno numero.
Vannacci: Giuseppe, mi sostieni tutti i giorni e poi non mi voti?
Cruciani: Non confondere il diritto di parola con il diritto alla mia croce.
Vannacci: Senza di noi possono perdere.
Cruciani: E’ esattamente il motivo per cui vi vorrei insieme.
Vannacci: Noi non prendiamo ordini.
Cruciani: Nemmeno gli elettori.
[Ore 10.21. Fine telefonata.]
Sasso: E’ il ricatto del voto utile.
Ziello: Chiamarlo ricatto non lo rende meno utile.
Gasperini: Cruciani distingue la rappresentanza culturale da quella elettorale.
Simoni: Tradotto?
Ravetto: Vannacci per la conversazione, Meloni per la conservazione.
Vannacci: Abbiamo tantissima gente con noi.
Ziello: Dobbiamo capire quanti sono come Cruciani. Ci ascoltano, ci applaudono, ci inoltrano. Poi, per prudenza, votano un altro.
Sasso: Vuoi dire che siamo una corrente di un partito al quale non apparteniamo?
Gasperini: Un’avanguardia esterna.
Simoni: Se continuiamo così, esterna anche al Parlamento.
Vannacci: Non voglio sentire questi discorsi. Dobbiamo costringerli a trattare.
Ravetto: Allora ci devono temere. Ma non tanto da convincere gli elettori a mettersi al riparo da noi.
Simoni: L’indipendenza richiede una quantità impressionante di contatti.
[Ore 10.29. Seconda telefonata immaginaria a Cruciani.]
Cruciani: Ancora tu?
Vannacci: Una precisazione. Almeno continui a parlare di me?
Cruciani: Quando c’è qualcosa da dire.
Vannacci: Siamo fortissimi.
Cruciani: Questo me l’hai già detto.
Vannacci: E non basta?
Cruciani: Roberto, se ogni volta che ti chiamo dici che andrai da solo, prima o poi devo chiamare anche qualcun altro.
Vannacci: Potrei dire che valuto un’alleanza.
Cruciani: Ecco, quello è già qualcosa.
Vannacci: Ma sembrerebbe che cediamo.
Cruciani: Allora dì che tratti da una posizione di forza.
Vannacci: Siamo fortissimi.
Cruciani: Vedi? Sei già pronto.
[Ore 10.34. Si detta il comunicato conclusivo.]
Vannacci: Futuro Nazionale non arretrerà di un millimetro.
Simoni: Scritto.
Vannacci: Andremo avanti per la nostra strada.
Ravetto: Non specifichiamo l’indirizzo.
Vannacci: Nessun compromesso sui princìpi.
Ziello: Sugli orari, invece, massima flessibilità.
Vannacci: Non mendichiamo l’attenzione di nessuno.
Simoni: Lo mandiamo anche alle redazioni?
Vannacci: A tutte. E verificate che l’abbiano ricevuto.
Sasso: In chiusura: il futuro è nostro.
Ziello: Non abbiamo ancora sentito Crosetto.
Gasperini: La nazione viene prima di tutto.
Ravetto: Sul nazionale siamo tutti d’accordo. E’ il futuro che va confermato.
[Squilla un telefono. Voci sovrapposte.]
Vannacci: Zitti. Potrebbero essere loro.
Simoni: Chi?
Vannacci: Chiunque. Rispondi.
[Fine della trascrizione immaginaria.]
“Andiamo da soli. Ma Crosetto ci riceve?”. Riunione e telefonate sono interamente inventate
Il generale Vannacci e i suoi vogliono essere indipendenti, purché qualcuno li cerchi