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A proposito della posizione dell'Italia sulla guerra in Iran
Abbiamo chiesto agli studenti universitari di esprimersi sulla postura adottata dal governo sul tema della guerra in Iran
di
17 APR 26
Ultimo aggiornamento: 04:02 PM

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Palazzo Chigi in occasione dell’incontro con il primo ministro della Repubblica d’Albania Edi Rama, Roma, Giovedì 16 Aprile 2026 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Italian premier Giorgia Meloni at Palazzo Chigi during the meeting whit the prime minister of the Republic of Albania Edi Rama, Rome, Thursday, April 16, 2026 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse)
Abbiamo chiesto agli studenti universitari di esprimersi sulla postura adottata dal governo sul tema della guerra in Iran. Qui sotto le migliori risposte.
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L’Italia ha compiuto una scelta assolutamente errata nel mostrarsi neutrale in questa guerra, poiché in questo modo l’azione diplomatica del governo in carica e di questa maggioranza ha dato ancora una volta la dimostrazione di essere molle, inconsistente e caratterizzata da quello che si può chiamare “cerchiobottismo”, ossia tentare di condannare come altri Paesi della Unione Europea la scellerata azione israelo-americana, ma restando sempre e comunque profondamente subalterni alla politica americana che non ha nessun filo conduttore. La neutralità scelta dal governo Meloni in questo conflitto si fonde anche con il poco nerbo dimostrato negli ultimi mesi relativamente ad un piano di difesa comune europeo o nell’invio di aiuti militari all’Ucraina: è ormai lampante come l’azione diplomatica nel governo non segua un indirizzo comune, ma si muova in modo sparso ed a seconda delle opinioni dei vari plenipotenziari dei partiti di maggioranza. L’Italia aveva ed ha ancora l’onere e l’obbligo di schierarsi con più forza contro questo conflitto assolutamente inutile, condannando chiaramente e con forza le azioni di Stati Uniti ed Israele, fermo restando la ferma condanna delle azioni perpetuate dal regime iraniano nei confronti di qualsiasi forma di dissenso e verso ogni tentativo di opposizione.
La Meloni e, di riflesso, anche la sua maggioranza deve cercare di mantenere vivi i partenariati e le relazioni con l’alleato americano, che è assolutamente strategico in un mondo che ha bisogno della multilateralità per rimanere ordinato e non sprofondare nell’abisso. È però assolutamente essenziale che l’Italia, essendo un grande Paese, debba relazionarsi con il partner americano con la schiena dritta, anche avvalendosi della critica, e non andare ad elemosinare un qualsivoglia tipo di favore con il cappello in mano. È anche su questo aspetto che questa maggioranza si gioca la fiducia degli italiani, allungando un occhio alle prossime consultazioni politiche.
Marco Giovanni Bonaventura
Università degli Studi di Bari Aldo Moro
La Meloni e, di riflesso, anche la sua maggioranza deve cercare di mantenere vivi i partenariati e le relazioni con l’alleato americano, che è assolutamente strategico in un mondo che ha bisogno della multilateralità per rimanere ordinato e non sprofondare nell’abisso. È però assolutamente essenziale che l’Italia, essendo un grande Paese, debba relazionarsi con il partner americano con la schiena dritta, anche avvalendosi della critica, e non andare ad elemosinare un qualsivoglia tipo di favore con il cappello in mano. È anche su questo aspetto che questa maggioranza si gioca la fiducia degli italiani, allungando un occhio alle prossime consultazioni politiche.
Marco Giovanni Bonaventura
Università degli Studi di Bari Aldo Moro
Pensare che l’Italia possa "restare neutrale" in questa guerra è come credere che il reale obiettivo degli Stati Uniti in Iran sia ribaltare il regime, e non quello ben più pragmatico di chiudere i rubinetti petroliferi diretti verso la Cina. È un esercizio di retorica che ignora la realtà dei fatti dal 1945 a oggi. L'Italia, così come la Spagna e il resto d'Europa, non è neutrale e, semplicemente, non può permettersi di esserlo.
La nostra difesa, italiana ed europea, è appaltata a un alleato egemone, gli Stati Uniti, che decide quando, come e perché l'alleanza si muove. Parlare di “neutralità” mentre ospitiamo 120 basi e installazioni Usa e Nato è un'illusione ottica che fa male all'opinione pubblica e al paese. Mentre in televisione si discute di pace, i droni RQ-4 Global Hawk decollano quotidianamente da Sigonella per monitorare il Mar Nero. Per non parlare del Muos a Niscemi, una delle quattro stazioni terrestri del sistema satellitare militare americano, vitale per il coordinamento delle loro forze nel mondo.
A volte la politica tenta di dissimulare questa subalternità. Qualcuno ricorderà i miti della “Sigonella” craxiana o gli attuali dinieghi di facciata del governo Meloni sull'uso di specifiche basi: spesso si tratta di atti politici tollerati o concordati per riacquistare credibilità interna, pura narrazione elettorale. Nei fatti, le nostre infrastrutture militari operano a pieno regime per gli interessi di Washington.
Nel sistema unipolare attuale l'egemone è uno solo e le regole sono spietate: chi non si allinea, viene punito. La punizione è letale quanto banale: ci staccano l'energia e il petrolio. Controllando le rotte marittime globali e fornendoci il Gnl americano che tiene in piedi il paese, l'alleato maggiore ha in mano l'interruttore della nostra economia e non solo. Alla luce di tutto ciò, siamo ancora sicuri di poter scegliere di essere neutrali?
Michele Schembri
Università degli Studi di Milano
Nonostante le dichiarazioni di Trump mettano paura, scuotano le coscienze, io so che l’Italia deve restare vicina agli Stati Uniti – oggi più che mai. Sarebbe facile, in quanto “giovane”, schierarmi con la stragrande maggioranza dei miei coetanei e gridacchiare contro il “nuovo Hitler”, strizzando l’occhio a regimi ben più sanguinari, ma, in cuor mio, so che gli Stati Uniti non sono né Donald Trump né Kamala Harris, né JD Vance né Marco Rubio. Gli Usa sono, prima di tutto, un alleato imprescindibile per l’Italia, per due principali macro-ragioni. In primo luogo, per la loro potenza: in un mondo sempre più realista e incentrato sulla sostanza più che sulla forma è necessario stare con chi primeggia nei rapporti di forza (militari, economici, politici). In secondo luogo, per una ragione puramente strategica: in un Europa sempre meno unita e più armata, l’Italia deve necessariamente tornare a guardare al Mediterraneo – sfruttando la propria posizione di interlocutore privilegiato degli Usa per colmare l’attuale gap con la Turchia, principale potenza nel Mare (non più) Nostrum. Pensare che i governi debbano muoversi seguendo ideologie cadute in disuso e categorie morali costruite ad hoc da brandire in piazza, non solo non si adatta all’attuale stato delle cose, ma rimanda esclusivamente degli inevitabili cambiamenti storici che non dipendono da noi. Da “giovane” italiano, dunque, mi trovo perfettamente allineato con la postura del governo Meloni che, anzi, ringrazio. Sarebbe facile per Giorgia condannare Trump per ottenere qualche punto in più nei sondaggi di Manheimer ma lei, al contrario dei suo avversari, possiede la più grande qualità che un politico possa avere: la lungimiranza. E la lungimiranza in politica non è una qualità innata scritta nel DNA, ma è una logica di pensiero che si accompagna sempre ad un grande senso di responsabilità e ad un (questa volta sì) innato amore e rispetto verso il proprio paese, la propria gente.
Alessandro Squillaci
Università La Sapienza
Alessandro Squillaci
Università La Sapienza
Il governo Meloni, dopo tre anni di relativa stabilità, non sta attraversando una "età dell'oro" (come piace dire a qualcuno) e i motivi sono diversi: tra questi c'è sicuramente la necessità di trovare un posizionamento credibile e possibilmente vantaggioso nello scacchiere geopolitico di oggi.
Il conflitto in medioriente ha messo in crisi molti Paesi non solo a livello economico, ma anche a livello politico. Dai primi giorni della guerra ci si è trovati di fronte a un dubbio amletico: sostenere i nostri storici alleati o condannare un attacco che, a conti fatti, sta portando più danni che benefici.
La posizione della Meloni, spesso criticata come troppo "equilibrista" o filotrumpiana, è in realtà la più saggia: va bene smarcarsi dall'attacco , esprimere il proprio disaccordo, ma non bisogna dimenticarsi che dagli Stati Uniti (purtroppo o per fortuna) dipende la nostra difesa, almeno fino a quando non riusciremmo a provvedere da soli.
Va bene criticare quindi, ma serve buon senso e soprattutto realismo: ad esempio, accusare di crimini contro l'umanità Trump e Netanyahu, indipendentemente dal merito, è nella pratica inutile, non fa altro che sottolineare la totale irrilevanza a cui è ridotto il diritto internazionale al giorno d'oggi.
Roberto Petrulli
Università Mediterranea di Reggio Calabria
Università Mediterranea di Reggio Calabria