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A proposito delle mosse di Meloni dopo Orbán
Abbiamo chiesto agli studenti universitari che scenario si apre, per Meloni, dopo la fine di Orbán

Foto Epa via Ansa
Abbiamo chiesto agli studenti universitari che scenario si apre, per Meloni, dopo la fine di Orbán. Qui sotto le migliori risposte.
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La caduta di Viktor Orbán sotto i colpi di Péter Magyar non è mera cronaca politica, ma il de profundis di una perniciosa illusione europea. Per sedici anni, il governo di Budapest ha offerto alla destra europea il miraggio di poter prosperare “dentro e contro” l'Unione europea, beneficiando dei fondi e, al contempo, aggirando le regole comuni. Con la vittoria di Péter Magyar e una nuova spinta verso l'europeismo del popolo ungherese, quella stagione politica nazionale improntata al sovranismo si chiude definitivamente. Giorgia Meloni osserva oggi queste conseguenze, consapevole che l'epoca dei veti politici e delle affermazioni basate solo sull'identità sia finita. Eppure, per Palazzo Chigi il vento più gelido soffia da ovest, portando l’eco inquietante dell’imprevedibilità di Donald Trump. Scoprire che il leader repubblicano si dice 'scioccato' dalla premier, rea di non averlo assecondato nell'avventura in Iran e di aver difeso Papa Leone XIV, certifica una rottura psicologica che Palazzo Chigi non può più ignorare. È un segnale chiaro che l'approccio politico di Trump è diventato un isolazionismo estremo, in netto contrasto con gli interessi italiani in Europa e nel Mediterraneo. Per non subire le conseguenze di questo cambiamento, Meloni deve dunque abbandonare ogni nostalgia per un'alleanza transatlantica basata su ideologie del passato. Tuttavia, il distacco dal trumpismo non deve tradursi in un isolamento, bensì in una sua evoluzione tattica, in cui l'unica strategia per gestire l'incertezza consiste nella “nazionalizzazione dell'atlanticismo”. Meloni deve ultimare in fretta la mutazione genetica da pasionaria identitaria della Garbatella a pontiera pragmatica a Bruxelles, lasciando che le seduzioni del movimento Maga restino un rumore di fondo oltreoceano. La destra italiana ha una sola strada per non finire travolta dal vento gelido del nuovo mondo: trasformare la necessità europea in virtù nazionale.
Maria Pina Di Pastena
Università di Catania
Università di Catania
C'è chi dice che il governo abbia perso il referendum sulla giustizia sotto i colpi degli stravolgimenti internazionali. C'è ora chi obietta che Orbán sia stato sconfitto uscito dopo sedici lunghi anni di potere per via dell'appoggio ricevuto dall'amministrazione americana. Forse sì, forse no. Tuttavia, mentre nel primo caso il tornado Trump “si è fatto sentire” da lontano, in Ungheria è entrato a gamba tesa, anzi tesissima, con tanto di dispiegamento scenico del vice Vance e le chiamate nei comizi del Presidentissimo in un revival delle telefonate berlusconiane in prima serata. Se questo è l'effetto diretto, visibile e tangibile di Trump, Meloni potrebbe invece soffrire, ancora una volta, dell'effetto indiretto e invisibile. Che in realtà è visibile, eccome! Prezzi dell'energia in crescita, mercati in negativo, rifornimenti di materie prime in pericolo e così via, a valanga su tutto il resto.Posto che, dopo le ultime scaramucce tra i due, il rischio di un intervento diretto di Trump nella prossima campagna elettorale non ci sia, per evitare di essere travolta dal tornado Trump, Meloni dovrebbe riscoprire le proprie radici. Quelle che affondano nella tradizione della destra italiana ed europea e che non vanno confuse con il trumpismo. Il quale, più che un'ideologia, è un'idolatria. Perché in fondo, può essere tutto e il contrario di tutto, come il suo leader, ma non potrà esistere senza Trump. Riscoprire quelle radici significa ritrovare il conservatorismo europeo, trasformando i vari nazionalismi in piccoli mattoncini che innalzano la grande casa dell'Europa delle Nazioni, tanto cara a Meloni. Perché l'Italia è troppo piccola per poter navigare da sola nelle acque mosse dai venti del trumpismo. Venti fortissimi, distruttivi, demolitori di centenarie alleanze. La risposta, per Meloni, non risiede nelle stelle, ma nella Storia, la propria. E con speranza, tornerà la quiete dopo la tempesta. Perché gli Stati Uniti e l'Italia restano, Trump no.
Pierpaolo Carmine Beccarisi
Luiss Guido Carli e Université Libre de Bruxelles
Luiss Guido Carli e Université Libre de Bruxelles