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A proposito dell'uscita di Pina Picierno dal Pd
Abbiamo chiesto ai lettori universitari di ragionare su quello che succederà al centro dopo l'uscita di Picierno dal Pd. Qui sotto ci sono le migliori risposte
19 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 13:54

Abbiamo chiesto ai lettori universitari di ragionare su quello che succederà al centro dopo l'uscita di Picierno dal Pd. Qui sotto ci sono le migliori risposte.
Scrivete anche voi a [email protected] . I migliori testi degli studenti universitari saranno pubblicati ( qui trovate tutti gli articoli degli studenti pubblicati in questi mesi)
Negli ultimi anni trent'anni il sistema politico italiano si è progressivamente polarizzato tra centrodestra e centrosinistra, lasciando scoperto uno spazio politico rappresentato da milioni di elettori che si riconoscono nei valori del riformismo europeo, del liberalismo democratico, dell'atlantismo e dell'economia sociale di mercato. La frammentazione delle forze centriste e moderate ha però impedito la nascita di un soggetto politico capace di incidere realmente sugli equilibri nazionali. Un primo tentativo di aggregare l'area centrista e riformista è stato compiuto alle elezioni politiche del 2022 con la nascita del cosiddetto "Terzo Polo" promosso da Matteo Renzi e Carlo Calenda. L'esperimento raccolse quasi l'8% dei consensi a livello nazionale, evidenziando l'esistenza di uno spazio politico moderato e liberale, che tuttavia non riuscì a consolidarsi nel tempo (a causa delle divergenze scaturite poi tra i due leader politici).
A distanza di quasi quattro anni potrebbe maturare l'idea di un grande polo liberale e riformista che riunisca le diverse esperienze dell'area centrista, popolare, europeista e liberaldemocratica, superando personalismi e divisioni che negli ultimi anni ne hanno limitato il consenso. Un progetto di questo tipo avrebbe l'obiettivo di rappresentare imprese, professionisti, amministratori locali, giovani europeisti e ceti produttivi che chiedono stabilità istituzionale, innovazione, sostenibilità e riforme. La sfida più grande, lasciando da parte la scelta del leader di questa grande coalizione, sarebbe quella di unire le varie posizioni e ideologie differenti di quella galassia di piccoli partiti rappresentati da Azione, Italia Viva, +Europa, Ora! (il neocostituito partito guidato da Michele Boldrin e che ha ottenuto un notevole successo, per una lista così piccola, alle elezioni amministrative di Venezia del maggio scorso), il partito liberal-democratico di Luigi Marattin e la nuova componente riformista chiamata "Spazio Pubblico", ancora in fase di sviluppo con la Fuoriuscita dal Pd di Picierno, alla testa di questa nuova formazione politica.
Una figura come Giuseppina Picierno, attuale vicepresidente del Parlamento europeo, potrebbe svolgere un ruolo di riferimento in uno scenario di ipotetica fusione dei già citati partiti "liberali, centristi e riformatori", grazie alla sua esperienza istituzionale, alla credibilità maturata nelle istituzioni europee e alla capacità di dialogare con culture politiche diverse ma accomunate da una visione riformista e filo-europea. La sua collocazione internazionale potrebbe contribuire a rafforzare il profilo di una forza politica orientata alla modernizzazione del Paese e al consolidamento del ruolo dell'Italia nell'Unione Europea proponendo una valida alternativa alla guida del governo italiano.
L'aggregazione delle attuali forze centriste, moderate e liberali potrebbe così dare vita a una coalizione nazionale capace di superare la tradizionale frammentazione dell'area e di proporsi come "reale Terzo Polo competitivo", alternativo alla logica della contrapposizione permanente tra i due schieramenti principali. Un soggetto unitario, credibile e con una visione comune di governo, potrebbe infatti intercettare un elettorato oggi disperso tra astensione e voto di opinione, offrendo una proposta fondata su competenza, merito, responsabilità fiscale, diritti civili, investimenti, innovazione delle industrie nazionali e rafforzamento delle istituzioni democratiche.
il vero obiettivo di questa compagine partitica sarebbe trasformare un'alleanza elettorale in un autentico progetto politico condiviso, con un leader di coalizione carismatico e dotato di una classe dirigente credibile con una chiara identità programmatica. Altro elemento fondamentale, ma tutt'altro che semplice da realizzare, sarebbe l'uscita di scena dei volti noti di quest'area, divenuti ormai insopportabili per gran parte dell'opinione pubblica (penso ad esempio ai soliti Calenda, Renzi, Boschi,Magi,Rosato, ecc...)in favore di figure più giovani e meno conosciute capaci di portare quella "ventata d'aria fresca" di cui questo schieramento politico avrebbe tanto bisogno. Solo in questo modo un centro liberale e riformista potrebbe aspirare a diventare uno dei principali protagonisti della politica italiana, con un fantomatico ritorno agli anni di governo della DC, integrando però politiche innovative rivolte alle future generazioni con le esigenze attuali del paese.
A distanza di quasi quattro anni potrebbe maturare l'idea di un grande polo liberale e riformista che riunisca le diverse esperienze dell'area centrista, popolare, europeista e liberaldemocratica, superando personalismi e divisioni che negli ultimi anni ne hanno limitato il consenso. Un progetto di questo tipo avrebbe l'obiettivo di rappresentare imprese, professionisti, amministratori locali, giovani europeisti e ceti produttivi che chiedono stabilità istituzionale, innovazione, sostenibilità e riforme. La sfida più grande, lasciando da parte la scelta del leader di questa grande coalizione, sarebbe quella di unire le varie posizioni e ideologie differenti di quella galassia di piccoli partiti rappresentati da Azione, Italia Viva, +Europa, Ora! (il neocostituito partito guidato da Michele Boldrin e che ha ottenuto un notevole successo, per una lista così piccola, alle elezioni amministrative di Venezia del maggio scorso), il partito liberal-democratico di Luigi Marattin e la nuova componente riformista chiamata "Spazio Pubblico", ancora in fase di sviluppo con la Fuoriuscita dal Pd di Picierno, alla testa di questa nuova formazione politica.
Una figura come Giuseppina Picierno, attuale vicepresidente del Parlamento europeo, potrebbe svolgere un ruolo di riferimento in uno scenario di ipotetica fusione dei già citati partiti "liberali, centristi e riformatori", grazie alla sua esperienza istituzionale, alla credibilità maturata nelle istituzioni europee e alla capacità di dialogare con culture politiche diverse ma accomunate da una visione riformista e filo-europea. La sua collocazione internazionale potrebbe contribuire a rafforzare il profilo di una forza politica orientata alla modernizzazione del Paese e al consolidamento del ruolo dell'Italia nell'Unione Europea proponendo una valida alternativa alla guida del governo italiano.
L'aggregazione delle attuali forze centriste, moderate e liberali potrebbe così dare vita a una coalizione nazionale capace di superare la tradizionale frammentazione dell'area e di proporsi come "reale Terzo Polo competitivo", alternativo alla logica della contrapposizione permanente tra i due schieramenti principali. Un soggetto unitario, credibile e con una visione comune di governo, potrebbe infatti intercettare un elettorato oggi disperso tra astensione e voto di opinione, offrendo una proposta fondata su competenza, merito, responsabilità fiscale, diritti civili, investimenti, innovazione delle industrie nazionali e rafforzamento delle istituzioni democratiche.
il vero obiettivo di questa compagine partitica sarebbe trasformare un'alleanza elettorale in un autentico progetto politico condiviso, con un leader di coalizione carismatico e dotato di una classe dirigente credibile con una chiara identità programmatica. Altro elemento fondamentale, ma tutt'altro che semplice da realizzare, sarebbe l'uscita di scena dei volti noti di quest'area, divenuti ormai insopportabili per gran parte dell'opinione pubblica (penso ad esempio ai soliti Calenda, Renzi, Boschi,Magi,Rosato, ecc...)in favore di figure più giovani e meno conosciute capaci di portare quella "ventata d'aria fresca" di cui questo schieramento politico avrebbe tanto bisogno. Solo in questo modo un centro liberale e riformista potrebbe aspirare a diventare uno dei principali protagonisti della politica italiana, con un fantomatico ritorno agli anni di governo della DC, integrando però politiche innovative rivolte alle future generazioni con le esigenze attuali del paese.
Cesare Gramaccia
università RomaTre
università RomaTre
C’è una generazione spesso descritta come più incline all’astensione che alla partecipazione attiva. Eppure, sarebbe un errore semplificare la lettura in questo modo.
Lo si è notato in occasione del referendum sulla giustizia: la mobilitazione giovanile ha dimostrato che i ragazzi non sono lontani dalla politica. Non sempre nelle forme tradizionali, non sempre dentro le strutture partitiche, ma i giovani si interessano.
È da qui che dovrebbe partire una riflessione seria sull’esistenza di un centro politico, tema tornato centrale anche alla luce dei recenti scossoni che hanno attraversato diversi partiti. La domanda è semplice: se esiste, dove si deve collocare ad oggi il centro politico?
Certo, se la riforma elettorale venisse approvata nella forma discussa nelle ultime settimane, la prospettiva di “correre” all’interno di una coalizione competitiva diventerebbe politicamente appetibile.
Tuttavia, il centro - se esiste davvero - non dovrebbe affrettarsi a cedere alla tentazione di correre con altri solo per garantirsi sopravvivenza. Il centro deve configurarsi anzitutto come uno spazio di proattività, confronto e responsabilità, in risposta ad un tempo segnato dalla crescente fragilità delle democrazie liberali, dalle nuove incertezze geopolitiche che interpellano l’Europa e dall’urgenza di restituire alle giovani generazioni fiducia e possibilità. Dunque, il centro deve stare dentro una coalizione o fuori? La domanda è legittima, ma viene dopo.
Prima bisogna capire se il centro esista davvero. Il punto non è trovare la grande coalizione in cui collocarsi, quanto più quello di costruire un campo politico autonomo, capace di organizzare energie riformiste, liberali ed europeiste attorno ad un disegno comune. Forse, allora, sarebbe il caso di rispolverare Aristotele. Per recuperare una lezione politica elementare: la virtù non sta negli eccessi, bensì nella misura, “in medio stat virtus”.
Lo si è notato in occasione del referendum sulla giustizia: la mobilitazione giovanile ha dimostrato che i ragazzi non sono lontani dalla politica. Non sempre nelle forme tradizionali, non sempre dentro le strutture partitiche, ma i giovani si interessano.
È da qui che dovrebbe partire una riflessione seria sull’esistenza di un centro politico, tema tornato centrale anche alla luce dei recenti scossoni che hanno attraversato diversi partiti. La domanda è semplice: se esiste, dove si deve collocare ad oggi il centro politico?
Certo, se la riforma elettorale venisse approvata nella forma discussa nelle ultime settimane, la prospettiva di “correre” all’interno di una coalizione competitiva diventerebbe politicamente appetibile.
Tuttavia, il centro - se esiste davvero - non dovrebbe affrettarsi a cedere alla tentazione di correre con altri solo per garantirsi sopravvivenza. Il centro deve configurarsi anzitutto come uno spazio di proattività, confronto e responsabilità, in risposta ad un tempo segnato dalla crescente fragilità delle democrazie liberali, dalle nuove incertezze geopolitiche che interpellano l’Europa e dall’urgenza di restituire alle giovani generazioni fiducia e possibilità. Dunque, il centro deve stare dentro una coalizione o fuori? La domanda è legittima, ma viene dopo.
Prima bisogna capire se il centro esista davvero. Il punto non è trovare la grande coalizione in cui collocarsi, quanto più quello di costruire un campo politico autonomo, capace di organizzare energie riformiste, liberali ed europeiste attorno ad un disegno comune. Forse, allora, sarebbe il caso di rispolverare Aristotele. Per recuperare una lezione politica elementare: la virtù non sta negli eccessi, bensì nella misura, “in medio stat virtus”.
Asia Martina Di Lorenzo
Prima di addentrarmi nel ragionamento, mi corre l’obbligo di sottolineare la mia convinta adesione al progetto del “Terzo Polo” durante le elezioni politiche del 2022. Ho sempre guardato con favore, infatti, alla nascita di un polo centrista, liberale e moderato e l’esperienza del 2022, a parer mio, è stata un’ottima occasione per uscire dal bipolarismo. Questa scelta di discontinuità e la nascita di movimenti che si pongono in una posizione equidistante dagli estremismi di destra e di sinistra possono dare inizio ad una nuova stagione della politica italiana. Penso infatti che i partiti che si definiscono centristi, nel momento del loro ingresso nelle rispettive coalizioni, hanno inevitabilmente rinunciato ad una piccola parte della loro identità che invece, stando nella naturale collocazione politica, avrebbero preservato. Di qui anche la possibilità di essere molto più incisivi negli indirizzi di governo ed attuare un programma che abbia una solida base nei valori dell’europeismo, del liberismo, del riformismo e del popolarismo. In questo modo si recupererebbe anche quella parte di elettorato che non si riconosce nelle posizioni radicali dei due schieramenti.
Non si può ritenere l’uscita dal Pd dell’on. Picierno un fatto isolato. Al contrario, penso che vada letto in combinazione con le altre due recenti fuoriuscite. Questi episodi dimostrano la volontà di ritrovare un’identità moderata e riformista, negli ultimi anni colposamente obliterata, e quindi di uno spazio politico autonomo. È necessario però anteporre la costruzione di un progetto serio e coerente alla ricerca di posizioni coalizionali. E da qui che il centrismo deve ripartire, senza dimenticare l’eredità di quel partito che, per lunghi anni, ha garantito equilibrio e capacità di governo all’Italia.
Non si può ritenere l’uscita dal Pd dell’on. Picierno un fatto isolato. Al contrario, penso che vada letto in combinazione con le altre due recenti fuoriuscite. Questi episodi dimostrano la volontà di ritrovare un’identità moderata e riformista, negli ultimi anni colposamente obliterata, e quindi di uno spazio politico autonomo. È necessario però anteporre la costruzione di un progetto serio e coerente alla ricerca di posizioni coalizionali. E da qui che il centrismo deve ripartire, senza dimenticare l’eredità di quel partito che, per lunghi anni, ha garantito equilibrio e capacità di governo all’Italia.
Rocco Pio Carriero
Università cattolica del Sacro Cuore
Università cattolica del Sacro Cuore
Essere liberali, europeisti e filo occidentali oggi risulta essere controcorrente. Essere liberali, europeisti e filo occidentali in un Paese come l’Italia, spesso inebriato da estremismi politici, è un'impresa valorosa. Dunque, chi se non Pina Picierno può dare l’esempio? Chi se non la Vice Presidente del Parlamento Europeo, la quale non ha mai abbandonato, senza alcun tentennamento, la causa della resistenza ucraina? L’Europa e il mondo libero, a partire dall’invasione di Kyiv nel 2022, sono sotto attacco quotidiano da parte dei detrattori dell’Occidente, minando i suoi valori e i propri interessi. Dall’Iran degli Ayatollah alla Russia di Putin, le democrazie liberali sono state individuate come obiettivo prediletto della disinformazione e della propaganda violenta e viperina, tipiche delle autocrazie. Anche in questo caso, Pina Picierno non ha mai fatto un passo indietro; anzi, è diventata il baluardo di una battaglia instancabile contro la guerra ibrida russa e incline alla repubblica islamica iraniana, difendendo con coraggio le istituzioni nazionali ed europee. L’apertura di Spazio Pubblico, in quanto piattaforma di confronto per le varie (forse troppe?) realtà liberali e riformiste del panorama partitico italiano, è un’ottima notizia, la quale deve essere colta dagli altrettanti numerosi leader dei sopra menzionati movimenti politici per fare sintesi nella maniera più pragmatica ed efficace possibile. Solo un confronto aperto e franco tra le varie posizioni in campo può veramente essere fautore di un nuovo percorso politico, il quale definisca con chiarezza e lungimiranza un progetto capace di dare risalto all’anima europea dell’Italia, arginando di conseguenza il populismo bipartisan, colpevole dell’ ingorgo strategico-decisionale nella quale l’Italia pare essere bloccata inesorabilmente. Ognuno di loro, o meglio, ognuno di noi avrà il compito di fare del proprio meglio, guardando con speranza e determinazione al futuro.
Francesco Trevisan
Università degli Studi di Firenze
Università degli Studi di Firenze
Dopo l’uscita di Pina Picierno dal Pd, la risposta alla domanda su cosa debba fare il centro è netta: stare tassativamente fuori dal "campo largo". La svolta a sinistra e la chiusura verso i liberali si vedevano da tempo. Questo slittamento ha radici profonde, ben prima degli ultimi congressi: il referendum costituzionale è stato lo spartiacque che ha allontanato i moderati dalle posizioni populiste. In quel passaggio si è consumata la frattura con la cultura liberale, dimostrando che nel centrosinistra di Elly Schlein (nonostante i vari proclami) non c’è più spazio per chi si definisce autenticamente liberale o riformista. Per organizzarsi e non rimanere isolato, il centro deve guardare dove oggi viene intercettata quell'agenda pragmatica: il centrodestra. Giorgia Meloni sta facendo un lavoro molto più centrista, basato sulla stabilità e su un rigido ancoraggio euroatlantico. Pensiamo a come la Premier e Picierno si siano espresse ferma solidarietà per gli attacchi personali ricevuti da Mosca o a come abbiano avuto una forte convergenza rispetto ai temi del referendum sulla giustizia. Questa sintonia nel difendere le istituzioni dalle minacce esterne e nel volere uno Stato più moderno dimostra che il realismo politico ha superato i vecchi steccati ideologici.
In questo scenario, Picierno dovrebbe fare da tramite per una convergenza del Partito Liberale Democratico di Marattin e Azione di Carlo Calenda con alcune idee del centrodestra. Queste forze hanno idee riformiste che oggi sono più vicine alle politiche della Premier che non al campo largo di cui volenti o nolenti hanno fatto parte. Se non si vuole arrivare a un'alleanza nazionale vera e propria, si può puntare su alleanze mirate sui territori e convergenze su temi decisivi per sbloccare riforme attese da anni: basta pensare al sostegno comune al nucleare, a una difesa comune europea o alla separazione delle carriere. È su questi grandi nodi che tra l'area riformista e il centrodestra si trova una convergenza reale, mentre il centrosinistra resta arroccato nelle sue posizioni ideologiche e insegue i deliri populisti del Movimento 5 Stelle.
In questo scenario, Picierno dovrebbe fare da tramite per una convergenza del Partito Liberale Democratico di Marattin e Azione di Carlo Calenda con alcune idee del centrodestra. Queste forze hanno idee riformiste che oggi sono più vicine alle politiche della Premier che non al campo largo di cui volenti o nolenti hanno fatto parte. Se non si vuole arrivare a un'alleanza nazionale vera e propria, si può puntare su alleanze mirate sui territori e convergenze su temi decisivi per sbloccare riforme attese da anni: basta pensare al sostegno comune al nucleare, a una difesa comune europea o alla separazione delle carriere. È su questi grandi nodi che tra l'area riformista e il centrodestra si trova una convergenza reale, mentre il centrosinistra resta arroccato nelle sue posizioni ideologiche e insegue i deliri populisti del Movimento 5 Stelle.
Germano Matteo Castellano
Università La Sapienza
Università La Sapienza