Marina Berlusconi (foto LaPresse)

La situa - dibattiti universitari

La destra del futuro

Abbiamo chiesto agli studenti universitari di dirci cosa ne pensano dell'appello di Marina Berlusconi e di scriverci cosa dovrebbe avere la destra che oggi non ha

Abbiamo chiesto agli studenti universitari di dirci cosa ne pensano dell'appello di Marina Berlusconi e di scriverci cosa dovrebbe avere la destra che oggi non ha. Scrivete anche voi in 2000 battute a [email protected]

   


    

Le parole di Marina Berlusconi pubblicate dal Foglio rappresentano, almeno sul piano programmatico, una boccata d’aria fresca nel momento di massima aridità del dibattito pubblico italiano.
Non sorprendentemente, la realtà ritorna amara quando, in un momento delicatissimo e decisivo per le sorti della guerra in Ucraina, apprendo che la priorità del capo del partito fondato da suo padre, nonché Ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani, è discutere della possibilità di istituire il Ministero del Cinema, su proposta di Pupi Avati. E ciò che preoccupa è che questa dichiarazione non abbassa il livello del dibattito pubblico. 
Mi sembra molto evidente, allora, che l’attuale destra di governo (e purtroppo qualsiasi altra forza politica) non abbia la statura per prendere quelle decisioni di cui oggi l’Italia e l’Europa necessiterebbero per far fronte al nuovo ordine che si va delineando. 
Sul piano internazionale, infatti, sarebbe fondamentale farsi promotori, senza le esitazioni che contraddistinguono l’agire di questo esecutivo, di un fronte europeo compatto, che metta da parte il diverso colore dei governi nazionali e decida di difendere energicamente le ragioni dell’Ucraina, come la poco carismatica presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha dimostrato ormai di saper fare solo a parole. Questo fronte dovrebbe provare a fare il possibile nel breve termine per salvare quanto può essere salvato senza la cooperazione americana e, sul lungo termine, agire con determinazione verso due obiettivi: costruire una vera difesa europea e rimuovere gli ostacoli all’integrazione denunciati dal rapporto Draghi. Questo ruolo non potrà essere svolto dal nostro governo finché avranno voce in capitolo adulatori di Trump, putiniani e personaggi che non hanno ben chiara la portata e le conseguenze degli avvenimenti in corso di svolgimento.
Sul piano interno, è necessaria una nuova leadership giovane, determinata e in grado di offrire una visione dell’Italia - e quindi dell’Europa - di ampio respiro. Una visione come quella delineata da Marina Berlusconi sul Foglio, che, però, diversamente da quanto fatto da suo padre Silvio, questa volta necessita di essere attuata. Insomma, abbiamo un disperato bisogno di una leadership con un orizzonte programmatico che si spinga al di là del sondaggio del lunedì e che riesca, in definitiva, a marginalizzare i movimenti rossobruni, la fuffa istituzionalizzata da alcuni partiti e il corporativismo che stritola le nostre ambizioni di crescita da trent’anni.
Tutto ciò può essere realizzato solo con il linguaggio che gli elettori capiscono meglio: quello dei risultati, da ottenere tramite politiche efficaci messe in campo da un centrodestra maturo, moderno e, soprattutto, coraggioso. Purtroppo, mi sembra molto diverso da quello che invece governa oggi.

Matteo Vuolo
studente del IV anno di Giurisprudenza presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II"


La personalità di Marina Berlusconi alla destra di governo non è di certo indifferente e le sue parole arrivano come macigni proprio perché è lei a pronunciarle...e paradossalmente, la dipingono più donna, madre e cristiana di quanto la Presidente voglia farci credere di essere. 
Marina mostra empatia verso i deboli, cosa non scontata considerata la sua posizione privilegiata, afferma la necessità di valori condivisi, prima di tutti, l'Europa che considera una scelta necessaria che va tutelata e difesa dagli attacchi dei bulli come "Trump"! Marina Berlusconi ci descrive una destra più "morbida ", più solidale. Tutte le sue parole sono consigli di cui la destra dovrebbe impadronirsi per diventare pienamente matura ma soprattutto rappresentativa. 
La parte conservatrice di Governo potrebbe ispirarsi ad alcune delle opinioni rilasciate da Marina Berlusconi per ambire ad attirare tutta quella porzione di elettori del partito dell’astensionismo. Per essere grande, la destra dovrebbe spostarsi verso un centrodestra più inclusivo in cui si lascia spazio anche a idee che rappresentano il periodo di veloce evoluzione in cui viviamo.                      
L’Europa non come un’opzione, ma come scelta obbligata, l’immigrazione e le sue possibili risorse, il riconoscimento che il concetto di famiglia tradizionale non può essere più applicato a tutti. Tutte possibili realtà supposte da Marina Berlusconi e che il governo potrebbe adottare per rimanere al “passo con i tempi”. 
Per diventare una destra pienamente matura non deve rimanere immobilizzata nel tempo, la spinta di Marina Berlusconi dovrebbero incentivarsi proprio su quegli argomenti che per loro sono un po’ spigolosi. Questo non vuol dire stravolgere la destra, ma superare quella cristallizzazione che impedisce a quella porzione di rappresentanti di diventare matura. Il consiglio più rilevante di Marina Berlusconi è quello di restituire alla maggioranza un equilibrio che possa attraversare queste stagioni di esagerazioni progressiste senza ridimensionare le politiche di inclusione. 
Quella di Marina Berlusconi è stata una vera e propria scossa di terremoto, perché ha rilasciato una lucida analisi dei valori occidentali, considerando il problema della divisione occidentale USA-EU non un problema politico ma un problema culturale. Tutto ciò è di grande riflessione per la destra di governo che dovrebbe indagare sulle motivazioni che spingono l’elettore ad una tale sfiducia nei confronti della politica nazionale e ancora di più per quella europea. 

Alessia Lapietra
Università Bocconi, Milano 


Marina Berlusconi tesse sapientemente una tela di asserzioni avanguardiste che rendono la critica alla situazione geopolitica una questione da ritenersi prioritaria per evitare la caduta dell’occidentalismo; il filo che si intreccia tra le sue parole sagaci ha origine dalla nobilitazione del termine “libertà” nel mondo contemporaneo e, di conseguenza, quello di una efficiente rappresentazione politica che non limiti lo spazio di manovra del singolo. In questi termini, la destra si propone di innalzare le bandiere di una Unione Europea pragmaticamente perseguita, da cui possa nascere spontanea la necessità di un impellente abbattimento di muri fisici o culturali e che propugni una cultura di universalismo sovrano rispetto a un galoppante sovranismo auto referenziale. Marina Berlusconi forgia un’aura invisibile ma virtualmente tangibile attorno al concetto di democrazia e di ambiente democratico, auspicandone il rispetto e l’applicazione all’interno di un’Europa in continua disgregazione, intimamente lacerata dalla lotta estremista tra tradizionalismo e progressismo.
La potenza statunitense si insedia tra le barcollanti istituzioni europeiste stimolandole alla presa di coscienza della propria fragilità, inviando in Germania il vicepresidente J.D. Vance ad esplicitare la spaccatura europea aggravata da un’imperante censura antidemocratica; la politica trumpiana si erge dunque in qualità di frutto democraticamente eletto di una federazione unita nelle diversità multiculturale, che non manca di stressare l’incombente minaccia di abbandonare il multilateralismo e lasciare l’Europa al proprio destino nebuloso. La destra necessita di prendere in carico il dovere di ridisegnare i contorni di quella stessa democrazia simbolo dei valori occidentali, svuotandola delle vacue polemiche estremiste e impedendo il reiterarsi di atteggiamenti di tendenza autocratica, quali l’annullamento di elezioni o la restrizione del diritto di parola. La destra politica deve rendersi espressione del popolo e, nel caso specifico dell’Europa, deve assumere l’autorità di guida di un contesto che mira a rendersi federazione ma è propenso all’auto-annientamento, che si declina nelle limitazioni imposte sui propri membri.
 
Alice Di Terlizzi


A mio avviso le proposte assolutamente cruciali da adottare da parte della destra sono innanzitutto una diminuzione della burocrazia, vero freno non soltanto dell'Italia ma del sistema europeo nel suo complesso, che impedisce di perseguire strategie pragmatiche sempre più urgenti nel quadro del panorama internazionale di oggi. Si veda proprio il caso di Al Masri, risoltosi in un grave danno d'immagine al governo e causato proprio da una burocrazia poco se non affatto flessibile e adatta alle numerose sfide che ci presenta un mondo sempre più fluido.
Inoltre, la destra dovrebbe mostrarsi, pur mantenendosi fedele ai propri ideali, più tollerante in modo da costituire un'alternativa concreta e democratica alle grandi autocrazie che Marina Berlusconi ha giustamente citato in materia della minaccia culturale rappresentata dal crescente numero di persone che vede i suddetti paesi come alternativa all'Occidente. Sarebbe quindi a mio avviso opportuno accostare a i valori tradizionali promossi dalla destra un grande atteggiamento di moderazione.
È infine necessario riconoscere le conquiste nel campo dei diritti civili, senza sfociare in esaltazioni come quelle che si sono avute in alcuni ambienti della sinistra, anche in modo da fare presa sulle giovani generazioni più sensibili ai temi dell'uguaglianza senza tuttavia sacrificare la famiglia tradizionale che resta un pilastro della nostra società.

Elena Gagliardi
Università La Sapienza Roma, Facoltà di scienze politiche, III anno

   

   

La newsletter di Claudio Cerasa

"Quindi abbiamo quei soldi, e devo spenderli da qualche parte, e mi dicono che non mi è permesso candidarmi. Non ne sono sicuro. È vero? Non ne sono sicuro".

Donald Trump
presidente degli Stati Uniti d'America
22 febbraio 2025

rispetto alla possibilità di potersi ricandidare ancora

Quella che state leggendo oggi è una newsletter pazza e ambiziosa. È una newsletter per provare a capire il mondo con un linguaggio nuovo. Senza perdersi in chiacchiere. Con qualche storia, pochi fronzoli, qualche spiegazione, molte chicche, uno spazio per gli universitari e qualche consiglio per usare al meglio il vostro tempo quando ne avete poco. Io sono Claudio Cerasa e questa è La Situa, la mia newsletter settimanale (con la ciliegina).

Capire il mondo, e l'Italia, senza perdersi in chiacchiere

O di qua o di là. Il modo in cui Trump sta trattando l'Ucraina è doloroso, è triste ed è umiliante, almeno per tutti coloro che negli ultimi tre anni hanno sostenuto la necessità di difendere un popolo aggredito da un dittatore sanguinario. Il modo in cui Trump sta trattando l'Ucraina, però, coincide con la presenza di un mondo nuovo, un nuovo ordine mondiale, di fronte al quale Giorgia Meloni dovrà scegliere con forza da che parte stare. E la scelta è semplice: con Trump o con l'Europa? Nel caso specifico, stare dalla parte dell'Europa significa riuscire a fare squadra con i leader europei, anche quelli che assomigliano poco a Trump, per evitare che le strategie dell'amministrazione americana possano essere dolorose non solo per l'Ucraina ma anche per l'Europa. E nel caso specifico, stare dalla parte dell'Europa, significa fare tutto il necessario per aumentare le sanzioni alla Russia, sostenere ancor di più l'Ucraina, inviare militari in Ucraina se necessario, armare l'esercito ucraino se ce ne sarà bisogno, non accettare che dopo la guerra Putin possa tornare a essere un leader con cui fare affari in modo disinvolto, accelerare il processo di avvicinamento dell'Ucraina all'Unione europea e combattere affinché, quando sarà, a difendere i confini dell'Ucraina, che un giorno saranno anche i confini dell'Unione europea, ci sia la Nato e ci sia l'America. O di qua o di là: anche per un sovranista trumpiano scegliere da che parte stare non dovrebbe essere così difficile.

"La civiltà occidentale è in crisi. Le nostre idee e la nostra cultura hanno dominato il mondo per ben oltre due secoli. Questa non è una crisi di valori, è una crisi di fiducia che si è manifestata esattamente nello stesso momento in cui affrontiamo minacce esistenziali. A sinistra, questo dubbio su se stessi si manifesta come imbarazzo per l'eredità dell'Occidente e, in extremis, come odio per la storia occidentale e persino per la sua cultura. Ma che dire della destra? Sappiamo che l'Occidente ha dato al mondo idee e valori sorprendenti, dalla democrazia e dal libero mercato ai nostri sistemi bancari. Eppure, intorno a noi, vediamo così tanto declino culturale ed economico che dubitiamo di noi stessi. Dubitiamo della nostra capacità di costruire come hanno fatto i nostri predecessori. Dubitiamo dei valori liberali di tolleranza o libero scambio, esigendo un mondo post-liberale".

Kemi Badenoch
leader dei Tory inglesi
24 febbraio 2025

Ehi, vi state preparando ai nostri festival? Ci vediamo il 29 marzo a Milano per il festival dell'Economia, il 10 aprile ancora a Milano per il festival dello sport e il 7 giugno a Venezia per la festa dell'innovazione, programmi fantastici, qualcosa la trovate qui, per iscriversi in via prioritaria scrivete a [email protected]

Insider parlamentari

La proposta della Lega per tutelare la lingua romena in Italia

La Lega ha presentato una proposta di legge (c.1845 Bruzzone) per equiparare le popolazioni rumene presenti in Italia alle altre minoranze linguistiche già riconosciute dalla legge. La proposta è “interessante” e originale alla luce delle storiche posizioni nei confronti degli immigrati. La legge 482 del 1992 tutela una serie di lingue parlate da comunità tedeschi, sloveni, albanesi, che si trovano ab inizio nel territorio della nostra repubblica. La proposta della Lega, invece, come emerge dalla relazione introduttiva propone la tutela della lingua romena alla luce del fatto che questa è la lingua maggiormente parlata tra le comunità straniere residenti in Italia, ma questa diffusione è dovuta a seguito di immigrazione verificatasi negli ultimi venti anni, e non dalla loro presenza sul territorio della Repubblica al momento della sua nascita. È che la Lega ne ha inserito questa proposta di legge tra le sue priorità per il programma dei lavori d’Aula della Camera per i mesi di marzo-aprile-maggio. All’esito della capigruppo svolta mercoledì 26, la pdl Bruzzone non è stata inserita, ma la richiesta c’era stata.

Rispondere ai lettori

Al direttore - Commentando il voto in Germania a “Otto e mezzo”, Giovanni di Lorenzo ha invitato gli ospiti della puntata (a partire dalla conduttrice) a non definire sbrigativamente AfD come un partito neonazista. Credo che il direttore del settimanale Die Zeit non abbia torto. La sua stessa leader è un personaggio non scontato. Alice Weidel, infatti, ha una formazione universitaria molto seria e ha lavorato come analista economica in Goldman Sachs e Allianz Global Investors di Francoforte. Lesbica, ha postato AfD come “garante dei diritti omosessuali” e ha sostenuto la sua campagna contro il velo islamico con un argomento a mio avviso non banale, ovvero che esso – in tutte le sue varianti – è un simbolo “assolutamente sessista”. Per altro verso, AfD ha un debole per parole d’ordine – queste sì che sanno di Terzo Reich – come “Festung [Fortezza] Europa”. Inoltre, partecipa all’antica fascinazione di tutte le destre tedesche per la Russia. Questo intreccio di spregiudicatezza morale, di neoconservatorismo economico e di reliquie tradizionaliste va tenuto in considerazione per comprendere perché più di dieci milioni di elettori, in particolare giovani e delle regioni orientali, hanno dato fiducia a AfD. Un partito che è una realtà assai complessa, un mix di vecchio e nuovo, che però costituisce una grave minaccia per l’unità europea e sarà una spina nel fianco della debole “Grosse Koalition” di Friedrich Merz.
Michele Magno
 
Di Lorenzo ha ragione, non si può fare di tutta un’erba un fascio (ops) neppure se il partito in questione si chiama AfD ed è un partito i cui dirigenti spesso tentano di ridimensionare il male assoluto del nazismo (Hitler era di sinistra, poi, no?). Eppure, con tutto il rispetto per Di Lorenzo, nostro amico e direttore illuminato, credo che giorni fa l’Atlantic, sul tema AfD, abbia offerti spunto di riflessione interessanti. Primo spunto: se foste a capo di un partito di estrema destra tormentato dalle accuse di simpatia per il Terzo Reich, si è chiesto l’Atlantic, adottereste slogan in grado di incoraggiare tale impressione o scegliereste una strada diversa per scoraggiare questa impressione? L’AfD, da anni, ha scelto la prima strada. Durante i comizi di Alice Weidel, non a caso, capita spesso di sentire cori che suonano così: “Alice für Deutschland”, che letteralmente significa “Alice per la Germania”, e che in tedesco suona proprio come “Alles für Deutschland”, un motto delle truppe d’assalto naziste. Alcuni degli altri leader del partito, come Höcke, da anni inciampano in dichiarazioni equivoche, diciamo così, che suonano al massimo neutrali sull’eredità del nazismo. Höcke stesso, ricorda sempre l’Atlantic, ha avvertito che se i tedeschi non verranno placati, il loro nativo “fervore teutonico” esploderà violentemente e una volta ha scritto che il suo paese dovrà “perdere” la parte della sua popolazione che è “troppo debole o non disposta a resistere all’avanzata dell’africanizzazione, dell’orientalizzazione e dell’islamizzazione” della società tedesca (in seguito, rendendosi forse conto di aver fatto una sparata sulla razza, ha detto che intendeva solo che coloro che denigrano la Germania, la chiamano una nazione di “merda” o “meticcia”, o desiderano che venga incendiata, se ne dovrebbero andare). Come se non bastasse poi, nel Parlamento di Erfurt, Mario Voigt, il leader dell’attuale governo in Turingia, che ha escluso l’AfD, ha definito il partito di Höcke una “setta del Führer”. Höcke ha reagito a questo discorso alzando le mani in segno di finto allarme. Gli elettori dell’AfD non sono nazisti, sarebbe sciocco pensarlo, ma un partito che ha scelto di non essere un argine al neonazismo può considerarsi come un partito anti neonazista? 

Siate ottimisti

Perché è possibile essere ottimisti in un mondo di cattive notizie.

Spunti

Rispettare la Costituzione, già – I magistrati che protestano contro la separazione delle carriere, in nome ovviamente della Costituzione, hanno qualcosa da dire quando la magistratura calpesta la Costituzione, alimentando la gogna mediatica e passando come un trattore sopra l'articolo 111 e l'articolo 27?; 

 

Lega Antani – Salvini dice che gli italiani con Trump hanno l'occasione di essere “centrali”. Probabilmente voleva dire “centrati”. Dove sono finiti i patrioti che difendono l'interesse nazionale? Due appunti sulla Lega Antani;

 

Un dibattito tosto sugli effetti di Trump in Europa – Gerry Baker sul Wall Street Journal; 

 

Follow the money – I mercati non offrono a Trump buone ragioni per essere di buon umore;

 

Capire Trump, con il suo uomo dell'economia – Scott Bessent, da studiare: sarà lui l'argine al trumpismo, nel giro di Trump?; 

 

Lo racconto io – La Casa Bianca deciderà quali giornalisti avranno accesso ai dati in una mossa senza precedenti;

 

Comando io – La lettera con cui Bezos ha cambiato le coordinate dei commenti del Washington Post;

 

Qualcosa da leggere – Un discorso favoloso sul futuro dell'Ucraina;

 

Batterie scariche – Le azioni di Tesla stanno andando molto male;

 

Appunti – Lo sapete che c'è un master del Foglio dedicato alla geopolitica?

Abbonati al Foglio.it

Siete universitari? Volete scrivere per il Foglio?

Questo è uno spazio dedicato agli studenti universitari. Uno spazio di dialogo, di confronto, di dibattito, di visioni sul futuro.
 
Abbiamo chiesto agli studenti universitari di inviarci dei commenti e delle idee su due temi: cosa dovrebbe insegnare l'intervista rilasciata la scorsa settimana al Foglio da Marina Berlusconi alla destra italiana e cosa ci ha insegnato la resistenza eroica degli ucraini in questi tre anni. Se volete scrivere, e siete studenti universitari, mandate 2.000 battute massimo a [email protected]
    
Oggi, qualche giorno dopo il 24 febbraio, terzo anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina, mi assale lo sconforto quando prendo atto del comportamento dei partiti italiani in un momento così importante e simbolico. I diversi leader si sono limitati nella migliore delle ipotesi a rilasciare qualche vaga dichiarazione di solidarietà all’aggredito o, nella peggiore, a manifestare una certa fretta ad addivenire ad una pace che, così stando le cose, pare sarà ingiustamente vantaggiosa per la Russia e anche per gli USA. 
Sono sconfortato perché penso a quello che succede ogni anno il 25 aprile, quando quegli stessi partiti non esitano a recitare animatamente il solito copione, ormai lo stesso da tempo immemore, impantanandosi in battaglie immaginarie intorno ad un concetto ormai privo di significato concreto: l’antifascismo. 
Il 24 febbraio, invece, nessuno di quelli che in altre occasioni si professano indefettibilmente antifascisti, cioè le opposizioni, ha chiesto alla Presidente del Consiglio Meloni di rendere conto della sua assenza a Kyiv, al fianco di altri quindici leader di Paesi alleati dell’Ucraina, impegnata a difendersi contro il fascismo, quello vero, di Putin. Nessuna forza politica ha lodato Zelensky per ciò che è, cioè il capo della resistenza, quella vera, contro le stesse mire espansionistiche che avevano anche i nazisti negli anni ‘30. Tutti hanno contribuito a creare un'atmosfera di passività generalizzata in un giorno che avrebbe dovuto essere caratterizzato, al contrario, da convinta solidarietà e vicinanza morale ad un popolo di eroi morti in battaglia per la propria libertà e da un ripudio sincero dell’imperialismo russo. Naturalmente, ci sono rare eccezioni, come il viaggio di Carlo Calenda a Odessa.
Ciò che allora dovremmo imparare da Zelensky è come riconoscere il pericolo quando si presenta per davvero. Cosa significa essere patrioti, a differenza dei presunti sovranisti, non altro che utili idioti di autocrati stranieri. Cosa significano veramente le parole libertà e antifascismo. Ecco l’esempio di Zelensky: preoccupatevi della realtà, non di dispute fantasiose, perché è qui che si combatte davvero per ciò in cui si crede; ricordatevi che esistono valori in nome dei quali si deve lottare e, finanche, morire, invece di nascondersi dietro un semplicistico pacifismo. 
Naturalmente, sarebbe anche necessario che la presa di coscienza fosse seguita da azioni concrete ed efficaci, magari adottate con un voto bipartisan a supporto dell’alleato invaso. Ma questa allo stato sembra essere destinata a rimanere una speranza.

Matteo Vuolo
studente del IV anno di Giurisprudenza presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II"
 
 
Sono trascorsi esattamente tre anni dall'inizio della guerra, tre anni in cui Volodymyr Zelensky è passato dall’essere un ex comico e attore che presiedeva l'Ucraina solo in una fortunata serie televisiva a diventare un simbolo della resistenza ucraina contro l’invasione russa voluta da Vladimir Putin (e da nessun altro, con buona pace di Donald Trump). La sua leadership ha mostrato al mondo cosa significhi combattere non solo con le armi, ma anche con la diplomazia e il coraggio di non piegarsi. Dal primo giorno del conflitto, quando ha rifiutato l’offerta americana di lasciare Kiev rispondendo con il celebre “Non mi serve un passaggio, mi servono munizioni”, Zelensky ha saputo incarnare la determinazione di un popolo. Ha portato il dramma ucraino nelle stanze dei potenti, dai parlamenti occidentali al Congresso USA, ottenendo miliardi di dollari in aiuti militari e finanziari. Ma oggi, a tre anni dall’inizio dell’invasione, la situazione è cambiata. L’Ucraina è stanca e, soprattutto, l’Occidente sta iniziando a vacillare, con Donald Trump che continua a mandare messaggi disincentivanti definendo addirittura Zelensky “dittatore” benché non sia lui a governare ininterrottamente dal 1999 o dal 1994 come Putin e Lukashenko. Se gli Stati Uniti dovessero davvero chiudere i rubinetti, l’Ucraina si troverebbe in una situazione disperata. Zelensky lo sa bene, e per questo sta cercando di rafforzare i legami con l’Europa, spingendo per accelerare l’ingresso nella NATO e nell’UE. Ma senza il supporto militare americano, l’esercito ucraino rischia di trovarsi senza munizioni e senza la capacità di resistere a una Russia sempre più aggressiva. Dopo tre anni di guerra, Zelensky ci ha insegnato che la resistenza è possibile, che la comunicazione è un’arma potentissima e che il coraggio può spostare gli equilibri. Ma ci ha anche mostrato che la libertà ha un prezzo altissimo, e che senza il sostegno degli alleati l’Ucraina rischia di pagarlo da sola.

Gerardo Jr Maccauro
Lettere Moderne alla Sapienza di Roma
 
 
L’intervista rilasciata a questo quotidiano da Marina Berlusconi, come prevedibile, ha innescato una serie di riflessioni, tanto nella maggioranza di governo, quanto all’interno della società civile. Proprio per questo risulta opportuno chiedersi quali delle proposte formulate dalla presidente di Fininvest possano essere accolte o quantomeno discusse dalla destra di governo.
Nel 2025 risulterebbe ingenuo e non più al passo coi tempi considerare tematiche, quali il suicidio assistito, come dei tabù: come può ritenersi pienamente civile, o quantomeno liberale, uno Stato che impedisce a coloro che sono afflitti da mali incurabili e dolorosi di scegliere di porre fine alla propria esistenza in modo dignitoso? È addirittura necessario che lo Stato legiferi in materia per evitare che procedano a farlo le regioni in autonomia e dunque in ordine sparso, come peraltro già sta accadendo. Dunque, oltre che per una questione di civiltà, occorre intervenire per fornire un quadro generale e armonico su un tema così delicato, dopo i ripetuti interventi della corte costituzionale in materia.
Introdurre la possibilità di accedere al suicidio assistito rappresenterebbe un passo in avanti rilevante per l’Italia e per i suoi cittadini, fermo restando la contrarietà ad ipotesi più radicali rappresentate dall’eutanasia, in un contesto nel quale la decisione del malato debba essere presa in totale libertà e consapevolezza.
Un centrodestra moderno inoltre non può far a meno di discutere del tema della cittadinanza: “l’integrazione ragionevole” di cui parla Marina Berlusconi non potrebbe pienamente realizzarsi senza rivedere e ridiscutere le norme che disciplinano la cittadinanza nel nostro paese. È anacronistico che un ragazzo straniero debba attendere il compimento dei diciotto anni di età per ottenere la cittadinanza italiana, periodo che si protrae ulteriormente considerando le lungaggini burocratiche esistenti. Sarebbe piuttosto maggiormente equo garantirla a chi abbia frequentato e superato le dieci classi di cui si compone la scuola dell’obbligo; il che si tradurrebbe nella possibilità di accedervi al compimento dei sedici anni di età. Da un lato si dovrebbe provvedere ad allargare le maglie, dall’altro invece risulta imprescindibile anche aumentare notevolmente i controlli, in modo tale da prevenire abusi, materializzatisi recentemente in vere e proprie compravendite della cittadinanza ed essere inflessibili con chi, dopo averla acquistata, delinque e non rispetta le leggi della nostra nazione.
Come sempre, a maggior ragione quando si hanno responsabilità di governo, approcciarsi alle discussioni riguardanti i diritti civili con pragmatismo e realismo, risulterebbe molto più efficace di qualsiasi propaganda ideologica, al fine di rendere il dibattito meno conflittuale e magari di allargare, perché no, il proprio bacino elettorale, parlando a coloro i quali sono stufi di osservare che queste tematiche siano esclusivamente appannaggio della sinistra.

Vincenzo Cortese
Università degli studi di Bari Aldo Moro

   

  

La destra di governo potrebbe trarre importanti insegnamenti dalle proposte avanzate da Marina Berlusconi, abbracciando un approccio pragmatico e meno ideologizzato. In primo luogo, occorre rafforzare l’unità dell’Occidente: in un contesto internazionale dominato da autocrazie che mettono in discussione valori democratici condivisi, è fondamentale orientare la politica estera verso una cooperazione più stretta con gli alleati tradizionali. Questa prospettiva implica non solo una difesa ferma della sovranità e della sicurezza, come nel caso della salvaguardia dell’indipendenza di Kiev, ma anche una diplomazia attiva che sappia rispondere alle sfide globali senza cedere a retoriche intransigenti.
Sul fronte dell’immigrazione, la proposta di Marina Berlusconi evidenzia la necessità di un equilibrio tra controllo e umanità. La destra, storicamente incline a posizioni più rigide, dovrebbe invece sviluppare politiche che garantiscano sicurezza e ordine, senza però rinunciare a una gestione pragmatica dei flussi migratori, capace di integrare e valorizzare le potenzialità dei nuovi cittadini.
Infine, per maturare pienamente, la destra deve aprirsi a dibattiti su temi sociali delicati – dal fine vita ai diritti civili, inclusi i matrimoni gay – senza cadere in un dogmatismo sterile. Ascoltare il dissenso costruttivo e rinnovare il proprio linguaggio politico consentirebbe di dialogare con un elettorato sempre più diversificato e di aggiornare il proprio progetto ideologico. Accettare questi consigli significa trasformare una retorica chiusa in una visione politica dinamica, capace di rispondere alle trasformazioni della società contemporanea e di rafforzare il proprio ruolo sulla scena politica nazionale e internazionale.

Alessio Sutera 


Forza Italia ha sempre incarnato il vero liberalismo classico, quello che crede nella libertà individuale, nel merito, nel libero mercato e in una politica estera chiara e coerente. Come dirigente di Forza Italia Giovani Milano, ritengo che la destra di governo debba riscoprire queste radici per affrontare le sfide del futuro con pragmatismo e visione.
Uno dei temi centrali che una destra liberale e moderna deve fare propri è quello dei diritti civili. Forza Italia è sempre stata un partito che ha promosso la libertà individuale e, in quest'ottica, dobbiamo essere in prima linea nel dibattito sul fine vita e sul matrimonio egualitario, garantendo a ogni individuo il diritto all'autodeterminazione. Non possiamo lasciare che siano solo le forze progressiste a presidiare questo tema: il liberalismo vero difende la libertà anche in questi ambiti.
A livello economico, serve un deciso ritorno a un liberismo sano e coraggioso. L'Italia ha bisogno di meno Stato, di una riduzione della pressione fiscale e burocratica sulle imprese e su chi produce ricchezza. Dobbiamo abbattere le barriere che soffocano il dinamismo economico e rilanciare un sistema basato su concorrenza, innovazione e responsabilità individuale.
La politica estera deve essere rigorosa e chiara. L'Occidente vive un momento di fragilità che solo una rinnovata alleanza tra Stati Uniti ed Europa può contrastare. Forza Italia ha sempre creduto nell'importanza dell'Unione Europea come pilastro della democrazia e della crescita economica, così come nel rapporto transatlantico con Washington. Oggi più che mai, dobbiamo ribadire la centralità della NATO e rafforzare la nostra posizione contro le autocrazie che minacciano il mondo libero.
Marina Berlusconi ha recentemente richiamato l'attenzione sull'importanza di un centrodestra maturo e consapevole del suo ruolo storico. Il miglior modo per onorare l'eredità di suo padre, Silvio Berlusconi, è quello di tornare a una politica di ampio respiro, che non si lasci schiacciare dal populismo ma che rilanci con forza le idee del liberalismo classico. Serve una destra che non sia conservatrice per inerzia, ma innovatrice nel solco della tradizione liberale.
Forza Italia deve essere il faro di questo nuovo corso, capace di raccogliere le sfide del XXI secolo con lo stesso spirito con cui Silvio Berlusconi ha cambiato la politica italiana: coraggio, visione e libertà.

Andrea Maniscalco
scienze politiche alla Statale di Milano



Vivo da tre anni in Germania e spero di poter ritornare in Italia. Ho studiato scienze storiche e volevo intervenire in merito alle parole di Marina Berlusconi.
Sono entusiasta dell'intervista. Sicuramente una destra liberale e moderna dovrebbe affrontare i diritti civili in modo pacifico e flessibile. La società italiana è cambiata e temi come matrimoni omosessuali, integrazione e fine vita non possono più essere ignorati.
Tuttavia nella narrazione manca un aspetto cruciale: come difendere le conquiste di civiltà senza sostenere le radici del progresso morale e culturale dell’Occidente? Poniamoci la domanda in termini storici: come si è imposto l’Occidente a livello globale? La risposta è complessa, ma un fattore determinante fu lo sviluppo industriale.
Ed è proprio la consapevolezza di queste radici, che manca alla destra italiana. Il progresso morale è anche figlio di quello economico, e l’industria italiana è in difficoltà, soprattutto al Sud. Possiamo davvero credere che deregolamentazione e sburocratizzazione bastino per un nuovo miracolo economico?
Alla semplificazione normativa deve affiancarsi un piano industriale serio, con investimenti anche pubblici in infrastrutture, manifatturiero, ricerca e sviluppo, oltre a una strategia per rilanciare lo sviluppo industriale al Sud e rendere il Nord competitivo.
Sarei davvero contento della nascita di una destra alternativa, liberale, decisamente europeista. Ma se le radici culturali della destra sono anche nel cristianesimo, bisognerebbe far notare che i cristiano democratici sono stati maestri di una visione industriale che ha sviluppato economicamente e culturalmente il paese.
Davvero la destra, per di più quella “sovranista”, vuole difendere l’Occidente su un’industria basata solo su turismo e servizi, che senza un tessuto produttivo robusto sono destinate ad avere zero chance?
In sintesi: bene, ma non benissimo

Niccolò Maria Ricci
 
 
In un contesto politico che vede una destra sempre più divisa e incapace di comunicare tra sé e con gli altri e che presenta una situazione ideologica particolarmente “confusa”, Marina Berlusconi, presidente di Mondadori, squarcia il buio e trasforma l’intervista con il direttore del Foglio Claudio Cerasa in un manifesto liberale, innovativo, pragmatico. Partendo dalle fondamenta sul quale si è sviluppato il pensiero politico del padre, la figlia del Cavaliere Berlusconi va oltre, mostrando una visione più aperta e progressista. Un fulmine a ciel sereno che la destra di Governo non può far finta di non vedere. Il disegno tracciato deve far riflettere, non solo Forza Italia, ma tutta la maggioranza di governo. L’imprenditrice porta avanti proposte concrete sia in politica economica (dal monito verso le concentrazioni economiche allo strapotere delle big tech, all’invito alla cautela versi Trump) all’apertura su temi come il suicidio assistito, l’aborto, il fine vita o i diritti Lgbtq. Una visione concreta, moderna che risponde anche all’appello di una parte dell’Italia spesso dimenticata dalla politica: i giovani. 
Le evidenti esigenze di una “rivoluzione sistemica” della destra appaiono necessarie per la figlia del Cavaliere. Ma non basta. La destra di governo deve andare oltre. E cosa fare per diventare più matura? Uscire dall’Aventino in cui si è arroccata e aprirsi al dialogo interno ed esterno alla sua maggioranza. Perché l’apertura al dialogo non è sinonimo di debolezza, ma di forza. “Un vento più liberista non è un sinonimo di tradimento del passato, ma la chiave per una politica che non si limita a contrapporsi ma a comunicare" una frase detta da Gianfranco Fini oramai anni addietro che forse andrebbe oggi, finalmente, presa alla lettera dalla destra, tutta.

Mattia Falessi
scienze politiche all’Università LUMSA di Roma
 

Di più su questi argomenti: