Kyiv e non solo. Una stagione infelice per gli utili idioti di Putin

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

12 GIU 26
Immagine di Kyiv e non solo. Una stagione infelice per gli utili idioti di Putin

Foto Ansa

Al direttore - In un vostro articolo scrivete che Maurizio Martina non farà il presidente della Fao per un presunto scambio del Pd con una vicepresidenza del Parlamento europeo. La teoria è totalmente falsa e priva di fondamento. Fondata, peraltro, su un’inesattezza. La divisione degli incarichi nel Parlamento europeo si basa sul metodo D’Hondt e quindi la vicepresidenza del Parlamento è frutto del numero dei parlamentari della delegazione del Pd, del gruppo S&D e della volontà del partito di investire su quel ruolo. Poi con un accordo politico si forma una maggioranza, e le scelte si fanno partendo dai rapporti numerici dei gruppi. Sulla base di questi calcoli il Pd ha indicato Pina Picierno come propria rappresentante nel bureau del Parlamento. A metà mandato deciderà chi indicare, fuori quindi da qualsiasi accordo o scambio politico.
Nicola Zingaretti
Gentile Zingaretti. Grazie della precisazione. Il nostro ragionamento, però, era tecnico, non politico. Abbiamo scritto che l’ex segretario del Partito democratico, Maurizio Martina, dovrebbe essere sostituito dal candidato sponsorizzato dal premier Pedro Sánchez, l’attuale ministro dell’Agricoltura, pesca e alimentazione del governo spagnolo, per il ruolo del vertice della Fao. E abbiamo scritto che all’interno di questo scambio il Pd avrebbe come contropartita la conferma di una vicepresidenza del Parlamento europeo. In bocca al lupo per la sua corsa.
Al direttore - L’Armenia ha voltato le spalle a Putin. E’ solo l’ultima di un lungo elenco di disfatte iniziate con l’adesione di Finlandia e Svezia alla Nato. Persino l’Azerbaigian ha preso le distanze da Mosca dopo l’abbattimento di un suo aereo (dicembre 2024) nei cieli russi. Il Kazakistan si è rifiutato di riconoscere le annessioni delle oblast del Donbas, accoglie centinaia di migliaia di russi in fuga dalla mobilitazione militare, e rispetta formalmente le sanzioni occidentali. Bashar al Assad è stato cacciato dalla Siria senza colpo ferire. Lo zar del Cremlino ha dovuto assistere impotente – sul piano diplomatico e militare – alla guerra contro l’Iran. L’uscita di scena di Orbán e Maduro lo ha privato di altri due storici alleati. L’Ecuador, sotto la presidenza di Daniel Noboa, lo ha abbandonato per scegliere Washington. In Mali, tradizionale roccaforte russa, il mito dell’invincibiltà dell’Africa Corps nella regione si sta incrinando sotto gli attacchi congiunti dei ribelli tuareg e dei gruppi jihadisti. Infine, la straordinaria resistenza di Kyiv è sotto gli occhi di tutti. Non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere, recita un vecchio adagio. La sgradevole sensazione è che la politica e i media italiani accolgano con molta benevolenza questo tipo di orbi.
Michele Magno
Per non parlare della Siria, che ha abbandonato la Russia. Per non parlare dell’Iran, dove la Russia non tocca più palla. Per non parlare del Venezuela, dove la Russia non pesa più nulla. Per non parlare dei 1.400 km di confini Nato che si sono aggiunti sul fianco della Russia grazie all’ingresso della Finlandia nell’Alleanza atlantica. Per non parlare del percorso dell’Ucraina verso l’Unione europea. Per non parlare del ventunesimo pacchetto di sanzioni europeo. Per non parlare di ciò che succede sul campo. Ieri lo ha ricordato, bene, anche Meloni: “Dopo il fallimento dell’offensiva invernale, anche l’annunciata offensiva primaverile ed estiva non ha portato successi alla Russia. Il fronte è praticamente fermo e, dal 1° gennaio 2026 a oggi, Mosca non è riuscita a incrementare la percentuale di territorio ucraino sotto il suo controllo”. Non è una stagione facile per gli utili idioti di Vladimir.
Al direttore - Il giornalismo travestito da inchiesta, che fruga nelle carte dei tribunali, ascolta le telefonate private, neanche fosse il Ministerium für Staatssicherheit, infanga e sbatte in prima pagina prima del primo grado di giudizio. Il giornalismo omologato, facile, fucina di mostri e capace di calunnia, specialmente in assenza di prove, questo giornalismo, insomma, inizia a scricchiolare, e noi a stappare il vino buono.
Jori Diego Cherubini
Al direttore - E’ vero che la politica di “legare le mani” all’Ucraina per evitare l’escalation è stata sbagliata, ma l’eterogenesi dei fini è una brutta bestia ed è stata proprio questa politica a costringere gli ucraini a sviluppare i droni e i missili all’avanguardia con cui stanno colpendo i russi. La fallita offensiva ucraina dell’anno scorso ha dimostrato che noi (intendo come Nato) siamo in grado di fornire solo armi arretrate e in piccola quantità, per cui costringendoli a fare da soli abbiamo finito per avvantaggiarli. E potremmo aver avvantaggiato anche l’Ue, perché se accogliessimo l’Ucraina saremmo noi a essere i leader mondiali in alcune tecnologie militari importanti. Cosa che, di questi tempi, non è da sottovalutare.
Stefano Cinelli Colombini
Al direttore - Avrei dovuto capire che sarebbe stata una solfa insopportabile quando l’onorevole Vannacci ha pronunciato per ben due volte in pochi secondi la ridicola espressione “Mettere a terra”. In compenso, nemmeno una domanda che fosse una su Ucraina e Putin.
Giulio Franchi
Al direttore - Ora che si profila il definitivo “spezzatino” di Banca Mps – ipotesi già emersa in tempi tecnici e politici che sembrano un’èra geologica fa e che avversai nei mesi delle suppletive 2021 che mi videro correre per il centrodestra – un sussulto di orgoglio (o di vanità?) mi fa chiedere come digerirà il centrosinistra senese, che sta all’opposizione in comune ed è ben rappresentato in Fondazione Mps, il fatto che lo spacchettamento degli sportelli della banca, la diluizione del marchio e la sua perdita di connotazione identitaria e territoriale avviene – grazie agli strumenti del libero mercato – anche per mano di Unipol?
Tommaso Marrocchesi Marzi