lettere al direttore
Chissà se alla fine il campo largo uscirà dal campo letargo
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
17 GIU 26

Foto Ansa
Al direttore - Leggo che i leader del centrosinistra hanno postato una foto su Instagram. Ci sono Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni. Aperte virgolette: “Al lavoro. Per cambiare l’Italia. Segnatevi queste due date: 8 e 15 luglio”. C’è da tremare?
Maria Martini
Sapere che il campo largo ha intenzione di mettersi sotto per lavorare a un programma unitario è una buona notizia. Immaginare cosa si possa trovare nel programma del campo largo alla voce “Ucraina”, alla voce “giustizia”, alla voce “energia”, alla voce “difesa”, alla voce “crescita” mette qualche brivido. Le date sono segnate. Sarà interessante vedere se il campo largo uscirà dal campo letargo, dalla fase “non diciamo nulla ma proprio nulla per paura di dividerci”, e avrà la forza di spiegarci se è in grado, sui punti principali su cui si decide il futuro dell’Italia, di arginare la demagogia di governo e non di alimentarla. Suggerimento per una tappa del tour dell’armata SConBoFra: Kyiv. Che aspettate?
Al direttore - Le scrivo per esprimerle un mio pensiero sul commento alle parole di Evelina Christillin che avete pubblicato nella rubrica Contro Mastro Ciliegia del 13 giugno (qui l'articolo). Da archeologa ed egittologa devo ribadire la necessità di adottare un approccio antropologico all’antico, invece di ragionare per categorie. L’antico Egitto non finisce con l’invasione di Amr Ibn al As: da archeologi noi studiamo le stratificazioni culturali che continuano nella società attuale, motivo per il quale noi italiani ci sentiamo eredi degli antichi romani e della Firenze rinascimentale. Mutatis mutandis, lo studio antropologico dell’Egitto attuale ci permette di riconoscere la continuità di fenomeni antichi e di comprenderli. Da egittologi non possiamo scindere l’antico dal presente e per questo un museo che possegga una collezione egizia non può limitarsi a studiare l’antico, ma si deve rivolgere alla società contemporanea e all’Egitto attuale, nel quale opera, lavora, collabora. Questo intendeva dire la signora Christillin, ed è un punto di vista non solo condivisibile ma l’unico approccio corretto. I tempi televisivi portano a semplificazioni che non danno modo di operare i giusti approfondimenti, e gli spazi ristretti di una rubrica giornalistica poi comprimono ulteriormente l’accaduto in pochissime frasi. Pur comprendendo le esigenze televisive e giornalistiche, penso però che una semplificazione eccessiva non renda necessariamente giustizia a una situazione di grande complessità. Nel ringraziarla per la sua attenzione, le porgo cordiali saluti.
Corinna Rossi
Risponde Maurizio Crippa. La presidente Christillin ha definito il museo di “area islamica”. Limitativo, no? Ma forse è colpa della tivù.
Al direttore - Ce li immaginiamo facilmente i tranvieri che si scambiano commenti volgari sulle immagini femminili rubate alle telecamere di sorveglianza: proprio quelle che dovrebbero proteggere le donne da violenze e molestie. Ce li immaginiamo perché fino a pochi anni fa figure così erano considerate quasi parte del paesaggio, materiale da commedia all’italiana. E’ un bene che oggi questa mancanza di rispetto venga giudicata con severità: significa che qualcosa è cambiato. Ma dovremmo porci una domanda scomoda. Se gli stessi commenti, rivolti però a corpi maschili, fossero arrivati dalla giovane che ha denunciato i tranvieri, ci saremmo indignati allo stesso modo? O li avremmo derubricati a bravata, magari a risposta liberatoria al maschilismo? La domanda serve a capire dove stia andando una certa liberazione sessuale usata come vendetta simbolica contro il patriarcato. Oggi il lessico sessuale volgare e spregiativo non è più solo maschile: viene praticato anche da ragazze e giovanissime, a parti rovesciate. Lo si vede in molta letteratura romance di successo, dove il corpo maschile viene descritto e valutato con la stessa ossessione un tempo riservata a quello femminile. L’eroe è soprattutto corpo, desiderio, prestazione. Il vecchio modello pornografico non viene superato: viene semplicemente ribaltato. Ma è davvero questo il traguardo della lotta al patriarcato? Pensiamo così di migliorare i rapporti tra uomini e donne? O stiamo solo sostituendo una volgarità con un’altra?
Lucetta Scaraffia