Il problema non sono solo le spie di Mosca, ma i suoi propagandisti

Spionaggio russo, difendere la democrazia dalle ingerenze straniere è compito della politica. È urgente approvare uno "Scudo Democratico" contro le ingerenze straniere. Ci scrive il senatore di Azione Marco Lombardo, che ha presentato un ddl con Calenda

7 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 17:52
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Al direttore - Finanziare la sicurezza nazionale non è un inutile spreco di risorse, ma la condizione indispensabile per garantire la nostra libertà democratica. Spesso l'opinione pubblica commette l'errore di associare gli investimenti nel settore della Difesa esclusivamente all'acquisto di armamenti e mezzi militari. Oggi, invece, proteggere lo Stato significa prima di tutto affrontare le minacce ibride e difendersi dalla guerra cognitiva.
È fondamentale potenziare il controspionaggio, mettere in sicurezza le infrastrutture strategiche, intensificare le verifiche interne e fornire ai nostri servizi segreti gli strumenti adatti a bloccare i pericoli prima che colpiscano le istituzioni.
C'è infatti un legame strettissimo tra le violazioni informatiche e la stabilità democratica: la sottrazione di dati riservati è il motore che avvia le successive operazioni di disinformazione e condizionamento politico orchestrate dal Cremlino.
La conferma nei recenti fatti di cronaca.
La prova che questa guerra ibrida sia in corso e che l’Italia sia il ventre molle delle ingerenze russe, nonostante molti preferiscano chiudere gli occhi su questa scomoda verità, arriva dagli arresti eseguiti ieri dal Ros e dalla magistratura a Roma. Questo episodio non è un caso isolato, ma il segnale evidente di un'attività di interferenza straniera capillare e profonda.
I metodi utilizzati dimostrano come i vecchi schemi operativi del Kgb, oggi ereditati dalle agenzie Fsb e Gru, siano tristemente attuali in Italia: reclutamento tramite risorse e capitali, accessi illeciti a sistemi informatici strategici, coperture attraverso le tutele diplomatiche.
L'inchiesta sullo spionaggio russo ha coinvolto figure come Gavino Raoul Piras e Vincenzo Di Pasquale. Il fatto che si tratti di ex ufficiali dell’Arma ed ex funzionari Aisi, con un solido background di formazione Nato, dimostra che l'intelligence russa sa colpire dove fa più male, arruolando personale proprio nel cuore dei nostri apparati di sicurezza per sottrarre dati sensibili sulla produzione industriale italiana nel settore della Difesa.
Il bene giuridico violato non è solo la segretezza di documenti sensibili, ma la sicurezza nazionale e la tenuta democratica. Salvaguardare la segretezza delle nostre informazioni e proteggere l’integrità dei nostri processi democratici prima che il voto popolare venga condizionato alla radice rappresenta un dovere inderogabile. Proprio per questo è urgente e non più differibile l’approvazione di uno "Scudo Democratico" contro le ingerenze straniere. Questo disegno di legge, che ho presentato in Senato insieme al senatore Carlo Calenda, risponde in modo puntuale alle raccomandazioni della “Commissione di Venezia” e alla normativa europea.
La norma introduce una strategia di cooperazione tra Stato e imprese private, basata su specifici meccanismi di controllo:
Istituzione di appositi "comitati di analisi e valutazione" all'interno dei social media e dei siti web per tracciare e bloccare le fake news, contrastando le manipolazioni cognitive degli algoritmi e degli strumenti di intelligenza artificiale generativa.
Assegnazione di forti poteri di controllo all'Agcom, garantendo una comunicazione costante e diretta tra il Dis e il Parlamento.
Introduzione di efficaci e proporzionate sanzioni penali ed economiche nei confronti di soggetti che agevolano le infiltrazioni di governi esteri, dietro compenso, come già fatto dalla Francia nel 2024.
L'efficacia delle indagini della magistratura ha il limite intrinseco di attivarsi soltanto quando l'illecito si è già consumato. Serve agire sul piano della prevenzione per riconoscere e contrastare le minacce della ingerenza russa prima che sia troppo tardi.
Marco Lombardo, senatore di Azione
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Ex funzionari, tecnici, militari in pensione, consulenti informatici, cittadini reclutati online, proxy pagati poco e reti criminali usa-e-getta. L’Italia è solo un tassello del mosaico delle ingerenze russe, spionaggio compreso. Tra marzo e aprile, la Germania ha fermato quattro persone accusate di raccogliere informazioni per la Russia. A giugno, in Svezia, un ex consulente tecnologico delle forze armate è stato incriminato per tentato spionaggio per la Russia. In Francia, a giugno 2026, è stato arrestato un 48enne bielorusso vicino Tolosa, mentre filmava un prototipo di drone della Delair, azienda che rifornisce anche le forze armate francesi e ucraine, e prima ancora un cittadino lettone è stato messo sotto indagine per altre attività di spionaggio. In Austria, a maggio, sono stati espulsi tre funzionari dell’ambasciata russa ed è stato condannato un ex funzionario dell’intelligence interna austriaca. In Polonia, sempre a maggio, è stato arrestato un dipendente del ministero della Difesa e altri tre cittadini polacchi sono stati accusati di lavorare per Mosca. In Lettonia, nel 2026, due casi simili. In Estonia, a febbraio, un altro caso. Lo spionaggio fa parte della guerra ibrida. Ma il vero problema di questa guerra non è solo chi lavora per la Russia a pagamento. È chi sostiene di farlo gratis, amplificando la propaganda di Mosca pensando di fare un favore al proprio paese. Per difendersi dalle spie, si possono trovare nuovi mezzi. Per difendersi dai propagandisti, l’unico mezzo possibile è mostrare agli elettori cosa vuol dire essere patrioti al servizio di un’altra patria.
Claudio Cerasa