Il Natale visto dai pm. Galli della Loggia e una buffa verità sul referendum

Al direttore - Grazie di esistere.

Michele Magno

 


 

Al direttore - Poiché le opinioni sono libere ma i fatti no, vorrei informare i lettori del Foglio che contrariamente a quanto ha scritto Andrea Marcenaro, nel dicembre 2016, in occasione del referendum sulle modifiche della Costituzione proposte dal governo Renzi, ho votato a favore delle dette modifiche, non già contro. E quindi non ho mai neppure fatto propaganda contro di esse. Saluti e auguri,

Ernesto Galli della Loggia

  

Oltre che informare i lettori del Foglio, cosa per cui la ringrazio di cuore, sarebbe stato forse utile informare all’epoca anche i lettori del Corriere, i quali, nel corso dei mesi, hanno trovato modo di leggere le sue note parole di elogio rivolte al M5s ma non hanno trovato modo di trovare una sola riga in sostegno del suo sì. Ma deve essere stata solo una svista. Auguri a lei e grazie.

 


 

Al direttore - Caro Cerasa, mi è arrivato a Natale questo messaggio e lo volevo condividere con voi. L’ho trovato geniale. Tema: come sarebbe raccontato oggi il Natale da molti magistrati e, consentitemi, da molti giornalisti? Ricostruzione possibile. Lancio di agenzia: “Trovato neonato in una stalla. Arrestati un falegname, una minorenne, tre extracomunitari e un gruppo di pastori senza dimora”. Segue articolo. Sono poche righe, ne vale la pena. Pronti? Via. “L’allarme è scattato nelle prime ore del mattino, grazie alla segnalazione di un comune cittadino che ha notato strani movimenti nei pressi di una stalla. Arrivati sul posto, gli agenti di polizia accompagnati da assistenti sociali hanno trovato un bambino in precarie condizioni igieniche e tra gli escrementi di una mucca e di un asino, avvolto in uno scialle e depositato su una mangiatoia con vicino una bambina la quale dichiarava di essere la madre, tale Maria di Nazareth, appena quattordicenne. Al tentativo della polizia e degli operatori sociali di far salire ragazza e bambino sui mezzi di soccorso, un uomo adulto successivamente identificato come Giuseppe di Nazareth, falegname precario che asseriva di essere il padre adottivo del bimbo, spalleggiato da alcuni pastori e da tre stranieri opponeva resistenza. Tutti i presenti sono stati identificati, mentre Giuseppe e i tre stranieri, risultati sprovvisti di documenti e di permessi di soggiorno, sono stati fermati. Il ministero dell’Interno e la Guardia di Finanza stanno indagando per scoprire il paese di provenienza dei tre clandestini, nulla esclude che possano essere spacciatori internazionali, dato che erano in possesso di un ingente quantitativo d’oro e di sostanze sconosciute. Nel corso del primo interrogatorio, i tre hanno dichiarato di essere diplomatici e di agire in nome di Dio, per cui non si escludono legami con al-Qaeda o l’Isis. Si prevedono indagini lunghe e difficili. Un breve comunicato stampa dei servizi sociali, diffuso nella mattinata, si limita a rilevare che il presunto padre adottivo del neonato è un adulto di mezza età, mentre la presunta madre è adolescente. Gli inquirenti si sono messi in contatto con le autorità di Nazareth per scoprire quale sia il rapporto tra i due e se esistano a carico dell’uomo precedenti denunce per adescamento di minore o pedofilia. Nel frattempo Maria è stata ricoverata presso l’ospedale di Betlemme ed è stata sottoposta a visite sia cliniche che psichiatriche, dato che dopo aver dichiarato di aver avuto un figlio, afferma di essere ancora vergine. Il fatto poi che sul posto siano state rinvenute sostanze sconosciute non migliora certo il quadro. Pochi minuti fa si è sparsa la voce che anche i pastori presenti nella stalla potrebbero essere consumatori abituali di droghe. Pare, infatti, che affermino di essere stati costretti da un uomo con una lunga veste bianca e due ali sulla schiena, a seguire una cometa per recarsi nella stalla. Il pm ha così commentato: ‘Non possiamo anticipare nulla, ma questa è senz’altro un’inchiesta… che punta molto in alto e che andrà avanti molto tempo…”. Auguri.

Carmelo Marconi

 

Geniale. Auguri a lei.

 


 

Al direttore - Ho seguito il dialogo a distanza tra Mughini e Sofri sui casi Pinelli e Calabresi. In parte hanno ragione tutti e due. Per Pinelli si poteva fare qualcosa di più. Nel 1997 grazie ad un’indagine del giudice Mastelloni era emerso che quel giorno nei locali della Questura a Milano c’era anche una squadra degli Affari Riservati guidata da Silvano Russomanno e della cui presenza non si era mai saputo.

Non credo a un omicidio volontario. Per incriminare gli anarchici non c’era bisogno certo di ucciderli. Probabilmente, e in questo Cucchiarelli nel suo libro credo abbia colto nel segno, la morte di Pinelli è stata l’esito tragico di una colluttazione con gli agenti in cui il fermato è caduto all’indietro. E uno degli uomini dell’Ufficio Affari Riservati solo nel 1997 rivelò che Pinelli al momento di cadere dava le spalle alla portafinestra. Ma dopo questi primi spunti a Milano, in quel momento propizio delle indagini degli anni ‘90, non è stato aperto un fascicolo, nemmeno per tentare di ricostruire quello che è successo. E nel 1997 Russomanno era ancora vivo e come lui alcuni di quelli che si trovavano in quella stanza fumosa della Questura il 14 dicembre. E qualcuno lo è ancora. Quanto a Calabresi il figlio Mario nel libro “La mattina dopo” racconta il suo incontro a Parigi con Giorgio Pietrostefani, il capo militare di Lotta Continua, gravemente malato, che certamente sa tutto, sa com’è stata presa quella decisione.

Credo che Pietrostefani abbia il dovere morale di raccontare cosa è accaduto, come maturò quell’omicidio commesso in nome di tanti giovani che, ottenebrati da un clima di violenza, inneggiavano nei cortei alla morte di Calabresi. Non si ha il diritto di chiedere la verità sul 12 dicembre 1969 se si sceglie di tacere su quello che è avvenuto il 17 maggio 1972, se non si racconta chi mandò quei due sciagurati di Bompressi e Marino in via Cherubini a uccidere il commissario. Non sappiamo che cosa il figlio del commissario e l’ex dirigente di Lotta Continua si siano detti quel giorno. Forse la caduta del segreto su quel colloquio è rimandata alla scomparsa di Pietrostefani. E ricordiamo infine una verità brutale di cui si preferisce sempre tacere. Il delitto Calabresi ha reso molto più facile il compito di chi progettava di spostare con la giustificazione dei “motivi di ordine pubblico” il processo per piazza Fontana a Catanzaro, con tutte le conseguenze nefaste che quel trasferimento ha avuto. Sarebbe ora, ex poliziotti o ex capi di Lotta Continua, di dire qualcosa e ciascuno ha il dovere di prendersi le proprie responsabilità. La verità è tale solo se intera, non se si sceglie solo quella parte che è più gradita.

Guido Salvini

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