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Se a criticare la politica no global di Trump sono i politici no global

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

Al direttore - Tutto sommato, hanno vinto i no global.
Antonio Polito

L’elemento più spassoso, per non perdere il buon umore, è che a contestare Trump per quello che sta facendo nel mondo, con il suo protezionismo, con il suo approccio no global, sono gli stessi politici e gli stessi partiti e gli stessi movimenti culturali che negli ultimi anni hanno fatto tutto il possibile per combattere la globalizzazione, legittimando a loro volta gli istinti no global. Spettacolo.


Al direttore - Anche ieri il suo giornale, con il mitico Foglio AI, ha realizzato un pregevole esperimento: “I 5 temi che persino la ‘Zanzara’ ha censurato e che sarebbero stati scoperti dall’AI”. Dico sarebbero anche se voi, in realtà, lo date per certo. Ebbene su questo mi sento umilmente di dissentire. Leggendo i temi proposti dall’AI (1 il complotto dei gatti vegani; 2 il sindacato dei manichini discriminati; 3 il movimento per la liberazione delle pietre da giardino; 4 la teoria della manipolazione delle nuvole a fini emozionali; 5 la crociata per l’uguaglianza delle posate) sono arrivato a questa serena conclusione: l’AI sta per molti aspetti rivoluzionando le nostre vite (in meglio) ma, forse per pudore, non arriverà mai a quei picchi di colorita volgarità a cui ogni giorno assistete tutti con gioia e disgusto tra le 18.30 e le 20.45 sulle onde di Radio24. La “Colonscopia all’Italia” che ogni sera mettiamo in scena è salva e l’AI non è ancora in grado di farla: serve il tocco umano. I posti di lavoro di Cruciani & Parenzo sono, per ora, al riparo. Saluti (poche righe scritte per lei direttore gratis – ma non ci faccia l’abitudine –  e senza alcun uso di AI).
David Parenzo 

L’intelligenza artificiale non sarà mai all’altezza di quei talenti naturali che sanno usare l’arte del trash per raccontare con intelligenza sopraffina le nostre magnifiche e inimitabili ottusità naturali.


Al direttore - Tra i dazi di Trump e i dazi nostri c’è chi intanto si fa i dazi suoi. Giuseppe Conte, ad esempio. Impegnatissimo nella lotta contro il partito trasversale della guerra, si è limitato a una laconica dichiarazione (testuale): “Strappata la via della seta [sic] per compiacere Washington. Ora dobbiamo controminacciare [sic] le Big Tech americane”. Linguaggio astruso per linguaggio astruso, forse sarebbe stato più corretto dire “strappata la seta della via”, ma non intendo fare dell’ironia sull’inconfondibile grammelot del leader pentastellato. Parlando invece di cose serie, oggi va in scena a Roma il circo Barnum. Si esibirà contro il riarmo europeo ai Fori Imperiali (area archeologica che si presta a sparare, per restare in tema, qualsivoglia numero di partecipanti). Sono tuttavia attesi massicci arrivi dalla Campania, organizzati da una garbata tiktoker napoletana. Pullman, vitto e alloggio gratuiti, come ha candidamente confessato. La kermesse sarà aperta da tre giganti della politica mondiale: Paola Taverna, Roberto Fico, Alessandra Todde. Sarà chiusa, neanche a dirlo, dall’ex avvocato del popolo (e di clienti facoltosi). Nel mezzo, si alterneranno oratori di fama internazionale (almeno nei dintorni di Mosca). Probabilmente, tra gli altri, uno storico nostalgico dell’Urss, un professore di Storia dell’arte devotissimo al pacifismo religioso di Papa Francesco, un giornalista aduso al copia e incolla delle veline del Cremlino, un sociologo che traduce l’inglese all’impronta da Google Translate, un presidente dei partigiani di ieri che spernacchia i partigiani (ucraini) di oggi. Ne sia certo, caro Cerasa. Come quello esaltato all’inizio del Novecento dall’avanguardia futurista italiana, assisteremo a uno spettacolo meraviglioso ed eccentrico, antintellettuale e popolare, capace di coinvolgere il pubblico in modo attivo e di suscitare il suo apprezzamento con urla e schiamazzi. Infine, forse non sarà presente fisicamente Elly Schlein, ma di sicuro manderà un messaggio benedetto dallo Spirito Santo al suo non molto fedele alleato, così come fanno i cardinali in Conclave quando pronunciano l’inno sublime: “Veni creator spiritus, mentes tuorum visita, accende lumen sensibus, infunde amorem cordibus!”. Poscritto: dimenticavo di ricordare che il Circo Barnum chiuse i battenti nel 2017, messo fuori mercato dalla concorrenza sleale del M5s.
Michele Magno

Il tutto in diretta sulla Pravda quotidiana.


Al direttore - L’intervista ad Attilio Fontana sul Foglio merita alcune considerazioni, soprattutto per ciò che il presidente non dice. Non dice, ad esempio, che nella partita europea sui dazi c’è un grande assente: la Lombardia. Un’assenza grave, se si considera che parliamo della prima regione esportatrice d’Italia, con 14,4 miliardi di export verso gli Stati Uniti nel 2023. Nell’intervista al Foglio Fontana affida tutto all’incontro tra Meloni e il vicepresidente Vance. Ma ridurre una partita così complessa a un colloquio è un errore. Oltre a un’Europa compatta e a un’Italia che non si limiti a fare da spettatrice – o peggio a tifare per Trump – serve anche una risposta forte da parte della Lombardia. Il Partito democratico chiede una misura straordinaria a tutela dell’export lombardo, per rispondere subito a una guerra commerciale che colpisce duramente le nostre imprese. Finora la maggioranza ha respinto la mozione pd che chiedeva un intervento concreto. E dalla Lega sono arrivate persino aperture ai dazi. E’ evidente la necessità di un cambio di passo, all’altezza delle sfide.
Silvia Roggiani, segretaria regionale del Partito democratico della Lombardia deputata in commissione Bilancio

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