È morto Beppe Modenese, il "primo ministro della moda italiana"
La Milano del fashion gli deve tutto, fin dalla fondazione della prima fiera di pret-à-porter. Le sfilate pioneristiche negli anni Cinquanta, l'apprezzamento internazionale. Ha consigliato Coco Chanel, Laura Biagiotti e Dolce&Gabbana. Avrebbe compiuto 91 anni tra pochi giorni

La notizia della morte di Beppe Modenese, al mondo della moda che ormai da tempo non lo vedeva più camminare appoggiandosi elegantemente al bastone nel centro di Milano, è arrivata nella serata di sabato, attraverso una breve nota di Rita Airaghi, presidente della Fondazione Ferré e sua vicina di casa e amica di lunga data in un palazzo della città meraviglioso e carico di storia. Avrebbe compiuto 91 anni fra pochi giorni e da due anni, cioè dalla scomparsa del suo compagno di una vita, l’architetto Piero Pinto, cognato di Krizia, si era ritirato anche da quella vita mondana milanese fatta di consuetudini, di appuntamenti certi, di pochi volti eleganti e di intelligenze che ormai vengono a mancare una dopo l’altra, lasciando spazio ai facile.it e alle loro terrazze sentimento.
La sua è stata una morte serena, accompagnata dalla presenza dei nipoti Rinaldo e Alessandro, che da tempo ne avevano raccolto il testimone, e dall’affetto, la stima e la simpatia di decine di migliaia di persone nel mondo, e siamo certi di non esagerare. Aspettiamo di leggere il titolo che della notizia della scomparsa di Beppe Modenese darà il più importante quotidiano della moda mondiale, WWD, che in tempi molto lontani lo defini “il primo ministro della moda italiana”. Si era a metà dei Cinquanta, e il giovane Giuseppe, ragazzo di buonissima famiglia nato ad Alba dove fra poche ore verrà tumulato, affiancava il marchese Giovan Battista Giorgini nel suo progetto di affermazione della moda italiana nel mondo. Modenese non fu l’artefice della prima leggendaria sfilata del 1951 a villa Torrigiani, residenza fiorentina di Giorgini, ma della prima sfilata in Sala Bianca nel 1952 con Emilio Pucci e Roberto Capucci, che gli altri sarti non volevano perché era un ragazzino e che venne inserito con un artificio. Fu un trionfo a cui seguirono tour internazionali, servizi fotografici e televisivi (andate in Teche Rai a cercare il nome dell’autore dei primi programmi sulla moda, nel 1957, e troverete il nome di Beppe Modenese accanto a quello di Elda Lanza), fama crescente, consulenze per Estée Lauder, Coco Chanel, Laura Biagiotti, il sostegno ai giovanissimi Dolce&Gabbana negli Anni Ottanta, e quella definizione che tanto lo inorgogliva, com’era giusto che fosse: “Ministro della moda” o anche, talvolta, “ministro di eleganza”, perché Beppe Modenese era un uomo bellissimo, e bello ed elegante – con i suoi doppiopetto tagliati a perfezione, le calze lunghe e civettuole, rosse - è stato fino agli ultimi istanti.
Presidente onorario di Camera Nazionale della Moda, e di Altaroma, città che amava almeno quanto Venezia, dove aveva una casa piccola e deliziosa per non mancare a nessuna inaugurazione della Biennale, arte o cinema e che fosse, e naturalmente architettura. La Milano della Moda gli deve tutto, a partire dalla fondazione della prima fiera di pret-à-porter, il Modit, nei primi Anni Settanta, e speriamo che il sindaco Beppe Sala vorrà ricordarsene quando ci sarà da intitolare una strada, purché sia in un luogo piacevole, com’erano la sua persona e la sua conversazione. Quando le informazioni contenute in un libro di storia del tessile o dello stile non ci convincevano, gli telefonavamo o lo andavamo a trovare, e lui metteva le cose a posto, arricchendole di dettagli curiosi, aneddoti divertenti e anche sapidi, con quel tono sempre pacato e lo sguardo che irradiava sprazzi di ironia. Era l’unico in grado di evocare i modi di Carmel Snow, la leggendaria direttrice di Harper’s Bazaar che aveva assunto Diana Vreeland negli Anni Trenta, col suo pillbox e la passione per i tonici di prima mattina, da brava irlandese; l’unico a ricordare le feste capresi di Irene Galitzine, di cui aveva guidato i passi nello stile e nell’affermazione internazionale, e la sua amicizia con Jackie Kennedy; l’ultimo a poter evocare quei primi, gloriosissimi accenni di un sistema che oggi, come dicono tutti ma nessuno sa rendersi conto davvero di quanto, rappresenta la seconda voce nella bilancia dei pagamenti. Se gli eri simpatico, o riteneva che meritassi fiducia, non ti avrebbe mai fatto mancare il suo supporto. Grazie di tutto, Beppe.