
Françoise Hardy, scomparsa meno di un anno fa, negli anni Sessanta di “Salut les copains”, è ancora un esempio di coolness.
il foglio della moda
Anche meno heritage, grazie. Parla Stefano Beraldo
Il ceo di OVS, che pochi giorni fa ha lanciato un centro di ricondizionamento capi a Bari, cioè sostenibilità applicata, dice le cose che tutti sanno ma che nessuno osa esplicitare, e cioè che se compri un’azienda fallita, replicarne lo stile che aveva fatto cilecca non ha molto senso
Ci sono domande che a Stefano Beraldo, amministratore delegato del gruppo OVS, non vanno mai fatte, e sono le domande automatiche, quelle preconfezionate, il genere “qual è l'ispirazione di questa sfilata” alla quale il designer di turno vorrebbe tanto rispondere “quella che mi ha imposto l’ufficio commerciale” e che invece rimodella in una confusa “stratificazione culturale” mandata a memoria pochi minuti prima osservando le fotografie selezionate dal suo ufficio comunicazione per lo storyboard affisso a fini di ripresa televisiva (sì, cari, sappiamo benissimo come funziona: i designer che conoscono davvero le opere d’arte attaccate in fotocopia alle loro spalle saranno forse in proporzione di uno su cinque, uno di questi è Antonio Marras, anche perché li fa davvero e da solo). La domanda che non andava fatta a Beraldo e che invece ci è sfuggita in un momento di distrazione riguardava l'heritage di Les Copains, acquisita nel 2022 e rilanciata poco più di un mese fa ed era la seguente: “Come pensate di usare l'archivio del brand”. La sua risposta ha cancellato anni di inutile e ipocrita bla bla attorno al valore della memoria, che a un certo punto diventa materia di studio per gli appassionati ma privo di senso storico per le vetrine, come la parabola di Demna in Balenciaga dimostra, ed era piena di quel buonsenso che alla moda ogni tanto sfugge: “Perché mai dovremmo recuperare modi e modalità che avevano fatto fallire l'azienda”. Nessuno risponderebbe mai così, ma Beraldo, che si prepara a lavorare sulla rete Goldenpoint e va rafforzando anche all’estero, con corner nei department stores del genere Galéries Lafayette, la linea Contemporary di Piombo, assimilabile al sotto-segmento del “quite luxury”, non soffre di certe pruderie modaiole. Per questo, ci ha detto che della leggendaria azienda bolognese fondata dal cavalier Bandiera negli anni del boom nazionale riproducendo il titolo di un celebre programma televisivo francese condotto da Françoise Hardy fra il 1960 e il 1965 (Salut Les Copains, cioè “ciao ragazzi”), terrà l’idea e la memoria di un maglificio di eccellenza - ancora vivida fra i boomer, ma sono davvero l’ultima generazione a ricordarla - e quindi applicherà la sua formula, ormai consolidata e di evidente successo visto che il gruppo è cresciuto del 20 per cento rispetto al periodo pre-Covid e ha chiuso il 2024 con un aumento del 6 per cento dei ricavi: “Offrire nei nostri punti vendita OVS sempre più proposte caratterizzate da una forte identità, come abbiamo fatto cinque anni fa con Piombo”. Dunque, poca storiografia, e molta attenzione a quelli che sono i “valori” più nascosti di un brand. “Les Copains è sempre stato un marchio contemporaneo, in grado di evolversi per stare al passo con i tempi, e i nostri team stilistici hanno rispettato questo suo DNA”.
Dietro al “team” evocato da Beraldo, c’è una gentile e fermissima designer di origine messicana, laureata in gestione finanziaria a Monterrey con un MBA a Bradford, Zoara Falcon. È entrata nel gruppo attraverso l’acquisizione di Stefanel, nel 2021, adesso supervisiona la creatività di tutte le linee femminili. Quando l’abbiamo incontrata, poche settimane fa, in occasione della presentazione delle collezioni femminili, era molto interessata a capire che cosa pensassimo dei nuovi capi Les Copains, pensati per la classica trenta-quarantenne che la mattina va in ufficio e vorrebbe arrivare fino a sera con l’aria fresca. La collezione, che “nell’arco di due stagioni arriverà in tutta la nostra rete di oltre cinquecento store”, come puntualizza Beraldo, “propone un total look, inclusi scarpe e accessori: circa centoquaranta capi con prezzi che spaziano dai quindici euro per una t-shirt, ai centottanta per un cappotto cucito a mano”, che significa fatto benissimo, ma per forza non in Italia.
Il gruppo OVS tiene molto a tutti i premi e le certificazioni, lo scorso anno ha conquistato per la terza volta il primo posto del Fashion Transparency Index tra 250 brand di retail e di moda selezionati e analizzati dal progetto internazionale britannico Fashion Revolution, ma sa anche che nell’equilibrio del suo bilancio, l’abbandono della plastica vergine a favore del cotone (anche organico e prodotto in Italia), deve andare di pari passo con una manifattura quasi totalmente straniera. “La strategia di sviluppo di un abbigliamento democratico esplicitata anche dal nostro pay off – love people not labels – rende accessibili “qualità” e “sostenibilità” anche a chi non è abbiente, attraverso politiche e investimenti mirati”. Rientra lungo la stessa logica ed entro gli stessi obiettivi il nuovo polo di innovazione tecnologica e il centro multifunzione previsti dal progetto di investimento avviato nel 2023 attraverso il Contratto di Programma della Regione Puglia rivolto alle Grandi Imprese. Il progetto, dice, consentirà al gruppo di confrontarsi “con le importanti sfide in ambito di trasformazione digitale, intelligenza artificiale, cyber security ed economia circolare”. Il centro multifunzione, operativo in un immobile di 15mila metri quadrati nella zona industriale di Bari e frutto di un investimento di 33 milioni di euro, di cui 19 destinati all’ambito digitale, è in funzione dallo scorso gennaio e ha già avviato le attività di recupero dei capi invenduti, con una capacità di ricondizionamento pari a 70mila abiti al giorno al giorno e l’obiettivo di raggiungere un totale di 15 milioni di pezzi ricondizionati nel 2026. Impiega, al momento, cinquantacinque specialisti nel digitale, nell’intelligenza artificiale e nella cyber security: figure esperte nella rilavorazione dei capi e nelle attività di gestione del centro multifunzione. A regime è previsto l’inserimento di 125 persone. Come dire, l’heritage è ottimo per il vintage.