Addio ad Adriano Goldschmied, per tutti “The godfather of denim”

L’uomo a cui dobbiamo il privilegio di indossare jeans in ufficio e la nascita dello stone washed è mancato a ottantadue anni. Lanciò Renzo Rosso e Claudio Buziol. Era stato tenuto a battesimo da Adriano Olivetti. Venerato negli Usa, stava progettando un jeans “impatto zero”

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6 APR 26
Ultimo aggiornamento: 08:29 AM
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Adriano Goldschmied designer di moda italiano, durante l'apertura di Genoa Jeans, la tela di Genova dal 5 al 8 ottobre. Genova, 05 ottobre 2023.ANSA/LUCA ZENNARO

Adriano Goldschmied, l’uomo simpaticissimo e geniale a cui tutti dobbiamo il privilegio di poter indossare i jeans in ufficio e anche di non doverci più strofinare con il sedere e le ginocchia sulle beole del giardino per ammorbidirli e renderli vissuti (negli Anni Settanta si faceva anche questo, epiche strofinate sui muretti attorno a santa Maria delle Grazie perché il jeans nuovo era il massimo del disdoro), è mancato nel pomeriggio del giorno di Pasqua, a ottantadue anni, dopo una lunga malattia. Chi non l’ha conosciuto, gli rivolga comunque un pensiero riconoscente, perché se il denim ha fatto un salto di qualità rispetto all’èra dei muretti, arrivando fino alla couture del Valentino epoca Piccioli e delle costruzioni di Glenn Martens per Diesel, è grazie a lui.
La testata specializzata più storica della moda, “WWD”, sede a New York Usa, cioè il paese dove tutti credono siano nati i jeans perché “the narrative” è tecnica d’Oltreoceano che noi stiamo imparando a maneggiare adesso ma consiglieremmo di andarsi a vedere le tele secentesche di tale “Maestro della tela di Genova” e ripensare al mito dei minatori e dei cowboy, è uscita con una breaking news dolente sulla scomparsa del “godfather of denim”. Il padrino. Da anni, Goldschmied lavorava al progetto di un jeans “impatto zero”, che se pensate ai settanta litri d’acqua circa necessari per produrne un solo paio, è un grande obiettivo: “Sarà lunga, ma voglio riuscirci”, ci aveva detto qualche anno fa, l’ultima volta che ci siamo visti, quando aveva stretto un accordo di collaborazione con OVS, ridendo di “non essere mai diventato ricco come i suoi ex soci” perché lo interessava “fare ricerca e non soldi”. I soci, ma erano stati entrambi inizialmente suoi collaboratori tecnici in quell’hub nel Veneto, “Genius Group”, da cui è nato il mito del jeans italiano, erano Claudio Buziol, fondatore di Replay, e Renzo Rosso, proprietario di Diesel. Il jeans stone washed fu l’invenzione di questo magico trio, che consumò decine di lavatrici infilando sassi e pietra pomice nel processo di lavaggio. Sulle lavatici rotte non ci sono dubbi. Su come andò davvero, le opinioni sono discordi, e lo sono perfino le versioni su Wikipedia. Diciamo che, al momento della nascita di Diesel, Goldschmied aveva già lanciato brand importanti e la sua fucina di talenti aveva dato vita a una filiera importante di aziende di lavaggio, fissaggio, taglio e confezione che dura tuttora e ci rende competitivi rispetto al sofisticatissimo Giappone.
Era nato nel 1944 a Ivrea da una famiglia triestina di origine ebraica, molto benestante; doveva il nome al suo padrino di battesimo, Adriano Olivetti, di cui il padre Livio era stato il braccio destro per anni, prima di tornare nella città d’origine liberata dagli americani. Il piccolo Adriano si era innamorato di quel capo, i jeans, di importazione o di ritorno, vedetela come volete, proprio vedendolo addosso ai militari di stanza in città. Giovane socialista, aveva lasciato presto la politica perché a Cortina, che frequentava fin da piccolo, aveva stretto amicizia con Ascanio Palchetti, che a chi ha meno di sessant’anni dice niente, ma che fu il proprietario del Verockay King's Club, una delle prime discoteche italiane. Adriano “nasce” dunque professionalmente come molti altri prima e dopo di lui, incluso Emilio Pucci: con una piccola boutique sulla spiaggia o in discoteca. Con un’amica inglese, fa incetta di capi di tendenza a Carnaby Street e li rivende al King’s Shop, la  boutique-in-the-disco che presto tutti, dal Covo di Santa Margherita a Panarea, imiteranno. Raccontava di aver capito in quei primi anni che esiste sempre un mercato per i capi unici, e che da questa riflessione era nata l’idea del denim premium. Dopo un lungo soggiorno negli Stati Uniti, il primo di una lunga serie, apre a Castelgomberto il suo primo atelier per la produzione del denim in Italia. Il secondo, fatale per la storia della moda ancorché fosse un vecchio pollaio abbandonato, viene inaugurato a Noventa Vicentina. E sempre in zona nasce appunto il Genius Group, gruppo di lavoro libero e creativo che oggi chiameremo Academy e da dove escono Rosso, con cui fonda Diesel, e Buziol.
Dopo l’esperienza di un marchio mitico, Goldie, segue un periodo turbolento – i gran signori non si capacitano mai che al mondo non tutti siano generosi come loro – e un lungo soggiorno a Los Angeles, dove nasce il suo mito. Lavorando sempre attorno al proprio cognome, lancia Goldsign, AG Adriano Goldschmied, House of Gold, la celeberrima Citizens of Humanity, dove inizia a sperimentare soluzioni produttive più sostenibili, anche in questo all’avanguardia. In queste ore, vorremmo leggere solo cose bellissime su di lui.