L'assenza di Mamdani al Met Gala dimostra che qualcosa si è rotto a New York

Non solo l'invito rifiutato, anche un'intervista a favore dei sarti e dei lavoratori esclusi "senza i quali nulla di questo accadrebbe". Populismo? Non solo. La storia insegna che quando istituzioni, intellettuali ed emarginati si uniscono, non è un bel segnale. Anche Meryl Streep e Zendaya hanno disertato

di
5 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 11:23 AM
Immagine di L'assenza di Mamdani al Met Gala dimostra che qualcosa si è rotto a New York

Nicole Kidman, Lauren Sánchez Bezos e Anna Wintour sul red carpet del Met Gala (foto Ap, via LaPresse)

Fino a quando è stato solo il collettivo “Everyone hates Elon” a boicottare il Met Gala di quest’anno, abbiamo preso nota, ancorché nessuno si aspettasse che i molti soldi raccolti dai protestanti sarebbero serviti non solo a tappezzare New York di manifesti e spargere nei pressi del red carpet bottiglie di finta urina contro Jeff Bezos, co-chair della serata grazie a una donazione di 10 milioni di dollari, ma anche a trasmettere sul celebre billboard di Times Square i messaggi di ex dipendenti Amazon contro il supporto del tycoon a programmi di ricerca in AI al servizio del governo Trump (solo nel 2025, la U.S. Customs and border protection e ICE hanno acquistato servizi da Amazon e Microsoft per 140 milioni di dollari). Il fatto è che contro il Gala si è speso attivamente anche il sindaco Zohran Mamdani che, nel pieno della sua campagna contro i miliardari non residenti sull’isola, dapprima ha rifiutato platealmente l’invito, e quindi ha consentito al magazine di culto “i-d” di pubblicare gli screenshot della sua intervista a favore dei “lavoratori della moda”, cioè sarti, venditori, buyer, tutti debitamente fotografati e ritratti in ghingheri, “senza i quali nulla di quello che vedete accadrebbe” nelle stesse ore in cui sui social di “Vogue” iniziavano a circolare le prime foto delle star ipervestite e mascherate in ossequio al tema della mostra e della cena “Fashion is Art”.
L’effetto delle due operazioni in modalità push era straniante: da una parte Lauren Sanchez-Bezos, impunita e coraggiosa, bisogna riconoscerlo, vestita dalla maison Schiaparelli in una replica esatta del vestito del celebre “Ritratto di madame X” per il quale John Sargent nel 1884 fu costretto a lasciare Parigi, spallina scivolata sulla spalla compresa e chissà chi le ha raccontato la vicenda; dall’altra uomini e donne di mezza età col vestito della festa, oltre alle immagini in presa diretta di una sfilata improvvisata nelle strade del Meat Packing District di artisti, giovani e attivisti contro il Bezos Met Gala.
Racconta una nota di “radaronline” che nelle ore immediatamente precedenti alla cena, Anna Wintour abbia tenuto un “crisis meeting” con gli advisor legali di Condé Nast per valutare le ricadute negative sull’immagine del gruppo, ufficialmente “scioccata” che “un evento culturale possa essere visto come un simbolo di eccesso”, e come se i segnali di un simile esito non si potessero già ampiamente prevedere quando, in un lunedì dello scorso gennaio e prima ancora che venisse annunciata la sponsorizzazione di Bezos, 10 milioni di dollari, la coppia venne sonoramente fischiata all’ingresso di tutte le sfilate di Parigi.
Nell’ultima settimana, la situazione è solo peggiorata, ma ha preso un’accelerazione vertiginosa nel momento in cui istituzioni e proteste popolari si sono trovate sulla stessa lunghezza d’onda. La storia insegna che è un pessimo segnale: se la protesta contro i super-ricchi che possono permettersi di spendere 350mila euro a tavolo unisce lavoratori, sindacati e le istituzioni politiche della città, è chiaro che qualcosa si sia rotto in modo irreparabile, e oggi il gran party dei milionari della tecnologia e della moda mascherata a festa inizia a ricordare l'ultimo gran ballo dei Romanov al Palazzo d’Inverno. Meryl Streep, Zendaya e tutti gli scrittori e gli attori impegnati sono rimasti a casa. Si dice che il consiglio del Met abbia già iniziato a valutare provvedimenti per calmierare questo sfoggio, perché sebbene debba essere senza dubbio molto grato a Wintour, che solo lo scorso anno ha raccolto 31 milioni di dollari per il Costume Institute che oggi porta il suo nome (e molti più soldi ha portato in esposizione mediatica social per il suo gruppo editoriale), questo show oligarchico e tendenzialmente volgare mette in imbarazzo anche la veneranda istituzione.