Gli arazzi di Gucci fatti a Bergamo e quella Venere ispirata a Frida Giannini

Dodici opere strepitose ispirate alle figure del Rinascimento fiorentino per ripercorrere in modo approfondito e brillante la storia del brand

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9 MAY 26
Immagine di Gli arazzi di Gucci fatti a Bergamo e quella Venere ispirata a Frida Giannini

La riabilitazione di Frida. L’ottava scena della serie di arazzi voluti da Demna per il progetto "Memoria"

Non sapremo mai quanti dei circa diecimila visitatori al giorno, nella settimana del Salone del Mobile, abbiano fatto la fila ai Chiostri di san Simpliciano per ammirare la strepitosa serie di dodici arazzi ispirati alle figure e agli stilemi del Rinascimento fiorentino e progettati da Demna per la mostra “Gucci memoria”, che ripercorre in chiave approfondita ma brillante la storia del brand, e quanti si siano invece fermati al primo chiostro per procurarsi una delle quattro mini-lattine con scritta spiritosa e logo distribuite gratuitamente da sei grosse vending machine che sono state giudicate il gadget migliore della settimana e che oggi si comprano magno pretio su eBay. A noi sono interessati gli arazzi, e dunque ci siamo informati sulla manifattura che li ha realizzati, nella provincia di Bergamo. Quindi, ci siamo rallegrati di vedere che, nella saga precisissima narrata da Demna, l’arazzo più seducente è stato dedicato alla lunga direzione creativa di Frida Giannini. Che oggi, dopo la damnatio memoriae a cui l’aveva condannata l’era-Alessandro Michele, è in pieno revival, sui social e fra i giovanissimi, come artefice di una stagione felice
C’è un elemento, nel progetto “Gucci Memoria”, che precede la narrazione e al tempo stesso la rende possibile: la tessitura. Prima ancora che immagine o racconto, il progetto prende forma nel lavoro della Tessitura Grassi, chiamata a tradurre in arazzo l’intero impianto visivo della mostra. È qui, nella dimensione concreta del fare, che il tempo lungo della storia incontra quello, altrettanto stratificato, della produzione tessile.
Prima ancora di essere un medium decorativo, infatti, l’arazzo è stato uno strumento di costruzione del potere. "Gli arazzi di Gucci”, spiega al “Foglio della Moda” Monica Grassi, che per l’azienda di famiglia, nata nel 1958, si occupa della realizzazione dei disegni jaquard, dello sviluppo delle nuove collezioni e, in generale, dell'organizzazione della produzione, “sono stati realizzati utilizzando il software Arahwave della Arahne, specialista slovena nei sistemi software per la tessitura, e tessuti con la tecnica Gobelin su un nostro telaio in altezza di 3,80 metri, con l’utilizzo di materiali in gran parte riciclati e certificati. La tecnica consiste nell’intrecciare sei colori di ordito con sei colori in trama, in modo da poter ottenere dettagli e colori molto vividi. Il telaio su cui abbiamo tessuto gli arazzi di Gucci è molto particolare, perché permette di tessere a campo intero in grandi dimensioni e non ce ne sono molti al mondo". Dalle manifatture fiamminghe del XV secolo fino alla codificazione monumentale della Arazzeria Medicea sotto Cosimo I de’ Medici, il tessuto figurato ha funzionato come superficie narrativa capace di legittimare dinastie, costruire mitologie e organizzare visivamente il tempo storico oltre, naturalmente, a rivestire i muri isolandoli e preservando il calore della stanza. Mobile e collettivo per natura, l’arazzo occupa una posizione ibrida tra arte e artigianato, dove la mera esecuzione è praticamente impossibile. Si tratta di un processo collettivo, che al singolo richiede interpretazione, oltre all’esecuzione. Tradurre immagini complesse in un arazzo implica infatti una serie di scelte tecniche, cromatiche e materiche che incidono direttamente sul risultato finale. Il disegno non viene infatti semplicemente trasferito, ma scomposto in trame, ricomposto in densità, filtrato attraverso la logica del telaio, in un percorso dove le immagini non documentano semplicemente il passato, ma lo riattivano attraverso slittamenti e ricomposizioni.