Un euro e debiti azzerati: come Artémis ha restituito Valli

Questi i termini dell’accordo che sigla una nuova fase per la maison del talentuosissimo couturier romano. Purtroppo, non è stato trovato un partner. Ora la maison riparte dall’alta moda, in piccola scala e come è naturale che sia. Mentre Martha Stewart compra Cavalli

21 MAG 26
Ultimo aggiornamento: 07:40
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Un euro di transazione e debiti azzerati. Dopo molti mesi di ricerca di un nuovo partner, purtroppo non trovato ad eccezione di un produttore cinese che aveva però in animo di moltiplicare il fatturato a colpi di licenze e non è stato giustamente considerato, Artémis 28, veicolo finanziario della famiglia Pinault, ha scelto di riconsegnare a Giambattista Valli il suo marchio. Tutti contenti, soprattutto per il talentuosissimo Giambattista sul quale incombeva il rischio della chiusura che noi del “Foglio” avevamo anticipato lo scorso gennaio e che adesso ripartirà dall’alta moda, su piccola scala, come è naturale per un progetto come il suo, partito nel 2005 su ben altre premesse e con molto successo. E’ però un po’ esagerato parlare di “riacquisto”, come da comunicato ufficiale che a Parigi una voce non ufficiale definisce, in inglese, “press-wise”, cioè scritta a fini di rassicurazione dei media e dei social e infatti privo dei termini dell’accordo, che noi abbiamo verificato in queste ore.
Diciamo che, pur nel momento finanziariamente non felicissimo che sta vivendo Kering – lo show spettacolare di Gucci a New York della scorsa settimana, 10 milioni di euro di spesa, è stata un’altra prova “press wise” - François Henri Pinault, supportato senza dubbio nella decisione dalla moglie Salma Hayek che è sempre stata una grande sostenitrice di Valli, ha accettato di azzerare il debito importantissimo della maison, oltre 44 milioni di euro contro un fatturato inferiore della metà a ultimi dati disponibili. Era, questa, l’unica mossa che avrebbe consentito a Valli, detentore di una quota del 4 per cento dell’impresa che porta il suo nome, di rientrarne in possesso senza dover ripianare i debiti. Un euro di transazione e un comunicato molto generoso hanno coronato l’affare. Artémis era entrata nella maison con una quota di minoranza nel 2017, prima di salire a una quota di riferimento nel 2021 e all’84.78 per cento nel giugno del 2025, cioè nei giorni della nomina di Luca De Meo ad amministratore delegato di Kering.
Come scrivemmo lo scorso gennaio, quando diventò concreto il rischio dell’uscita di Valli dal calendario delle sfilate di Parigi e come è infatti avvenuto per due tornate, i vertici di Artémis avevano agito più per cuore che per scelta di business: la sostanziale cessione del marchio era stato uno scambio fra il fondatore e i Pinault; equity in cambio di ripianamento dei debiti, che la scorsa primavera assommava a 44.3 milioni: una cifra di molto superiore ai diciannove milioni di giro d’affari dell’ultimo bilancio disponibile, quello del 2018. La situazione era precipitata proprio negli ultimi mesi, quando Artémis e in particolare la sua controllata Kering, gestita appunto da De Meo, ha preso atto che, per ridare stabilità a conti in rosso per oltre 9 miliardi di euro, avrebbe dovuto fare cassa velocemente e in ogni modo, anche fra le società “sorelle”: cedendo la divisione beauté incluso il marchio Creed, per esempio; dilazionando l’acquisto della maggioranza di Valentino che comunque incombe, e chiedendo ai marchi protetti e meno performanti di riacquisire le proprie quote, peraltro secondo un accordo stabilito in origine. Nel frattempo, da BoF giunge la notizia che Marquee brand, il veicolo finanziario di Martha Stewart che già controlla marchi come Bruno Magli, stia per acquisire la maggioranza del brand Roberto Cavalli da Damac Group, il conglomerato dell’immobiliarista Hussain Sajwani, che ne conserverà una piccola quota, si suppone a tutela dei molti investimenti fatti in alberghi e appartamenti brandizzati.