Caracas si risveglia e assomiglia a Shanghai

Caracas modello di socialismo tropicale fallito nella miseria universale galoppante, con la gente disperata a fare barricate nelle strade e a frugare in frigoriferi vuoti in preda alla penuria e alla fame e al blackout? C’è voluto poco, alcuni mesi, per rovesciare la lettura di un paese allo sbando che adesso, ecco la nuova diagnosi di economisti esperti vari e venezuelani d’ogni tendenza, comincia a assomigliare a una “Cina tropicale”, con i mall pieni di consumatori e un flusso ingente di investimenti privati in dollari che finanzia la ripresa di commercio e produzione del petrolio. Che cosa è successo? Maduro è fuggito a Cuba, Guaidó il portavoce degli americani è al potere? No. Maduro, l’erede di Chávez, è sempre lì, più forte di ieri a quanto pare, che parla di socialismo e danna le forze oscure del capitalismo internazionale. Guaidó annaspa con il sostegno zoppicante di Trump e l’avversione dei russi, sostenitori del regime. La politica non è cambiata, è cambiata l’economia. Malgrado le pesanti sanzioni occidentali? No, a causa delle sanzioni.
Sono cose che fanno girare la testa. Eppure spiegabili. Maduro la chiama “dollarizzazione”, secondo il New York Times, e la approva.