Per Dan Friedkin, uomo d’aziende e outlook sullo showbusiness, la Roma vale perché è “società iconica”. E certo lo è. Ma per farla luccicare davvero, nel calcio globale e che non può più misurarsi tra Trigoria e Formello, occorre non solo che la nuova proprietà faccia bene il lavoro che tutti i romanisti sognano. Occorre che tutta la città faccia la sua parte. Nella gestione Pallotta, al netto di tutti i su e giù di finanza e mercati e calciomercati, la stella polare fu dare solidità e ciccia e prospettiva d’investimento al club: il nuovo stadio, insomma. Si sa che costruire a Roma non è mai una passeggiata, ma sfortuna volle che Pallotta si trovasse a un certo punto tra i piedi la giunta Raggi: l’ideologia anti stadio, anti strade, anti Olimpiadi e forse persino anti derby tipica dei grillini. Il progetto s’impantanò, manco ci fosse da trasformare il Colosseo in un resort, gli interessati provarono la via dritta e forse anche qualche scorciatoia. Ma l’Olimpico sta ancora lì. E con lui l’impossibilità, questa sì iconica, di un salto di categoria aziendale, di un ingresso stabile nei range alti della Uefa. Una lunga impasse storica. Per dire: Torino è il fulgido regno degli Agnelli, Milano ci sta provando, pure Bergamo c’è riuscita (ha uno stadio di proprietà) e Napoli è regno autonomo delle Due Sicilie. E Roma, e la Roma?
E’ un gran peccato, come paese, come Capitale, che la città non sia riuscita a spingere il suo calcio nel salto quantico necessario. Che la Roma capoccia e strapaesana e la Roma politica abbiano fin qui impedito, ma vale anche per la Lazio, la nascita di grandi club dotati di grande potere. Di visione. Perché sul campo vincono i Totti e gli Zaniolo, ma portarli in campo è diverso che gettarli nell’arena. Roma merita più di un calcio di tifoserie esasperate che, come la città, resta un po’ provinciale. Una città divisa nei suoi colori calcistici ma identica nello star sempre a misurare i club-azienda del calcio sull’ultimo acquisto, sull’ultimo rigore. Dan Friedkin annuncia di voler fare il salto, in qualità di 504esimo uomo Forbes più ricco al mondo,
con un impero che brilla dalla Toyota in America ai resort di lusso, agli aerei, ai safari in Africa e pure al cinema. Roma, la Roma, meritano il grande show ed è il momento giusto per farlo. In bocca al lupo. Visto da qui.