Sal Da Vinci è l’unica egemonia culturale di destra che abbia funzionato

L’inconsolabile Castaldo è il patriarca di tutti gli odiatori da tastiera che annunciano il privato boicottaggio del Contest non in nome della pace, ma perché c’è uno che canta l’amore old fashioned. Eppure, il trionfo della hit sanremese non è colpa dell’algoritmo

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12 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 09:42 AM
Immagine di Sal Da Vinci è l’unica egemonia culturale di destra che abbia funzionato

Foto ANSA

La musica “copre tutti i dolori del mondo, la musica è un bagno di pace, ha sempre portato unione”. Comunque vada, Sal Da Vinci è già il vincitore morale dell’Eurovision Song Contest 2026, in virtù di una dichiarazione che sublima l’arte anche meglio dell’“inspiring speech” di Buttafuoco alla Biennale. (Magari ci torniamo dopo). Altro che boicottaggio di Israele, quando avete finito di aggredire i pacifisti israeliani dall’Arsenale, potete sempre piagnucolare sulle cupezze del mondo con i Massive Attack. Il resto dell’Europa – non solo l’Italia, proprio la libera Europa – preferisce Sal Da Vinci. La sua Per sempre sì in gara da oggi a Vienna è stata il brano più scaricato dell’anno su Spotify: oltre 23 milioni di ascolti. E “se siamo in cima ci sarà un perché”, come cantava Cocciante. 
La hit sanremese di Sal, dispensatrice di orticarie per tutti quelli che non riescono a sopportare che alla gente piaccia il neomelodico, che voglia cacciare una lacrimuccia sull’amore eterno anche se è al terzo divorzio (perché, quelli che si ostinano a cantare Blowin’ in the wind pure in presenza della terza guerra mondiale?). Insomma che alla gente piaccia quel che gli pare. Niente da fare. Soltanto che davanti alla sconfitta epocale del loro birignao non sanno più a che travisamento della verità musicale aggrapparsi. Persino uno come Gino Castaldo, che aveva già la sua età quando Gigliola Cinquetti non aveva l’età, ha dovuto arrampicarsi sull’algoritmo: “La verità è che Sal Da Vinci era già lì ma nessuno lo ha visto finché è stato troppo tardi”. Troppo tardi per cosa? Non lo spiega, ma Sal “in un baleno ha compiuto un gran balzo che da presunto neomelodico lo ha sbalzato a gareggiare in cima all’Europa”. Uno spillover peggio del virus dei topacci, e infatti è tornato d’attualità persino Quammen, chissà se gli chiederanno dell’Eurovision.
L’inconsolabile Castaldo è il patriarca di tutti gli odiatori da tastiera che annunciano il privato boicottaggio del Contest non in nome della pace, ma perché c’è uno che canta l’amore old fashioned. “Cosa ne sanno i bimbi dell’asilo di una promessa di eternità matrimoniale?”. Perché, invece delle utopie di Imagine? Alla fine il povero Castaldo è costretto a dare la colpa all’algoritmo (“la fredda determinazione degli algoritmi”), per potersi dare una ragione purchessia del fatto che agli italiani reali, e persino agli europei in carne e ossa, piaccia un allegro e orecchiabile motivetto d’amore. Questi orribili europei alle vongole, avrebbero scritto un tempo su Rep. Ma se per una volta il pubblico sapesse scegliere senza gli algoritmi? Comunque tranquilli, l’AI ha vaticinato che Sal Da Vinci non ha il physique du rôle per vincere. Ce ne faremo una ragione pure noi. Peccato, in fondo Per sempre sì, la hit di un bravo patriota attaccato ai sentimenti del popolo, è stata l’unico successo dell’egemonia culturale dell’èra Meloni. Se tanto ci da tanto, facevano bene a traghettarlo direttamente da Sanremo alla Biennale. Sul bucintoro per lo sposalizio del mare. Per sempre Sal.