Cohen, Trump e un bombardiere B-2. Dieci anni di commedia dell'indignazione

Gli eredi furiosi per "Hallelujah" suonata alla Great American State Fair mandano una diffida via Instagram. Sapendo che il presidente farà come gli pare (e che in realtà può farlo). La consolazione è fuori dai tribunali

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Ultimo aggiornamento: 15:32
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Il 24 giugno, alla Great American State Fair, “Hallelujah” ha accompagnato il sorvolo di un bombardiere B-2 mentre Trump celebrava i 250 anni degli Stati Uniti. Qualche giorno prima, gli eredi di Leonard Cohen avevano diffidato via Instagram il presidente, concludendo il post con “grazie per l'attenzione” – formula mutuata dai social dello stesso Trump. Non è servito a niente, come sapevano benissimo anche loro. Trump, del resto, non ha mai avuto un rapporto particolarmente limpido con il concetto di consenso.
Ma il punto è che difficilmente si arriva davvero in tribunale. Le location – stadi, arene, fiere – hanno licenze cosiddette “blanket” con Ascap, Bmi e Sesac, le principali società americane di gestione collettiva dei diritti musicali, che coprono l'intero repertorio degli autori. Dal punto di vista del copyright, suonare un brano è già autorizzato: il permesso è a monte. Mick Jagger lo ha ammesso senza troppi giri di parole, mentre i Rolling Stones erano già da anni nella playlist di chiusura dei comizi trumpiani: “Se suonano la tua canzone in un posto pubblico, non puoi fermarli”.
Il caso di Eddy Grant è rimasto isolato: nel 2024 ottenne un accordo extragiudiziale per “Electric Avenue” usata in un video del tycoon, ricorrendo al diritto di pubblicità – se l'uso del brano lascia intendere un endorsement dell'artista al candidato, si può invocare il Lanham Act per “falsa associazione”. Le stesse società di gestione hanno introdotto negli ultimi anni clausole che permettono agli artisti di escludere le proprie canzoni dall'uso in contesti politici. Ma sono strumenti che richiedono un opt-out attivo, non bastano le diffide su Instagram.
Il vero risultato, alla fine, è di posizionamento. Il meccanismo si ripete identico dall'estate del 2015, quando Neil Young protestò perché Trump usò “Rockin' in the Free World” per annunciare la candidatura. Il giorno dopo Neil era su tutti i giornali. Poi gli eredi di Tom Petty per “I Won't Back Down” a Tulsa. A ottobre 2024 Rufus Wainwright si è detto “mortificato” per la sua “Hallelujah” suonata in loop mentre Trump dondolava sul palco con Kristi Noem. E ancora: Rihanna, Pharrell Williams, Phil Collins... L'indignazione è il formato. Così Trump continua a regalare prime pagine agli artisti che lo detestano. Da quasi undici anni, puntuale come un contratto.