SCIALLA! – STAI SERENO

Mariarosa Mancuso

    L'Italia è una Repubblica fondata sul Liceo classico. O almeno sullo studio dell'epica greca e del latino. Non fanno altro l'arruffato professore Fabrizio Bentivoglio e il quindicenne Filippo Scicchitano, strana coppia riunita in un appartamento malmesso perché la mamma del giovanotto – un tipo “vedo gente, faccio cose, chiedo contributi al ministero” – è partita per il Mali, e affidandolo al professore delle ripetizioni pomeridiane. Declinazioni, e ripasso di Achille e Patroclo: è la commedia italiana che piace ai cinquantenni e ai lettori di Repubblica. Scevra di volgarità e sufficientemente malinconica, per non parlare della piacioneria e della carineria. Verrebbe voglia di affidarla alle cure di Alessandro Baricco, utile per una nota in calce al discorso della Leopolda. Sempre un passetto indietro, sempre a giocare in difesa, sempre a coltivare la propria differenza antropologica. Insomma, sempre in panchina. Il professore vuole scrivere romanzi, ma nessuno li pubblica (forse perché sono brutti? ma no, l'editoria bada solo al mercato, non sa scovare capolavori). Quindi si arrangia come ghost writer per calciatori e per pornostar che si commuovono sulle poesie di Wislawa Szymborska. Alla fine, dopo l'agnizione “a noi ci manca tanto Pier Paolo Pasolini”, scriverà la biografia di un boss dello spaccio che compra quadri di Julian Schnabel e impone alle escort la visione dei film di François Truffaut (“I quattrocento colpi? Ma che è, un film di guerra?”, commenta una ragazza fatta rientrare a forza dalla piscina, dove si stava divertendo parecchio). Ah, sì, la pornostar Barbora Bobulova suona Chopin, e ha educato il figlio come un principino. Però ai cinquantenni piace riconoscersi, nell'uomo “gatto da termosifone” (è sempre l'ex pornostar che parla, perché nell'immaginario italico compare sempre una fanciulla traviata da redimere). Non è che ci si ammazzi dalle risate, in “Scialla!”. Non è che ci sia una trama trascinante, anche il guaio in cui si caccia il sedicenne viene risolto in un attimo, mentre il romanziere fallito ricorda quella volta che al festival di letteratura si portò a letto una bella ragazza, dimenticandosi del secondo appuntamento. E' un film ben costruito, che usa il linguaggio dei gggiovani per aggiungere un po' di colore. Ma in realtà celebra i cinquantenni, le loro pigrizie e le loro paturnie.