VACANZE DI NATALE A CORTINA

Mariarosa Mancuso

    Dicono che sarà l'ultimo cinepanettone, e che bisognava finire in bellezza, quindi si sono impegnati allo spasimo. Dicono che la saga cominciata proprio a Cortina nel 1983, poi trasmigrata in tante amene località che non riusciamo a ricordare, si è ripulita un pochino nel linguaggio. Non certo nelle tinture per capelli e nelle siringate di botulino: una bella galleria di orrori da settimane ci insegue nel trailer, basta per voler vedere in galera certi parrucchieri e certi chirurghi plastici. Dicono che c'è la crisi, quindi le vacanze degli italiani sono tornate autarchiche e il cinema popolare puntualmente lo registra. Dicono che il pubblico continua ad affollare le sale – la fetta di pubblico che vede un film all'anno, beninteso – e quindi bisogna dare agli spettatori quel che vogliono. Dicono “chi se ne frega dei critici”, e lesinano le anteprime, sperando nell'effetto di rivalutazione alla Totò (non accadrà). Dicono che è tornata la sobrietà, quindi diminuiscono le corna: perfino Christian De Sica alias avvocato Covelli decide di smettere i panni del seduttore seriale (proprio quando la moglie decide di rendergli la pariglia). Dicono che si guarda spesso l'orologio – quanto manca alla fine? – ma comunque si ride per riflesso condizionato, come il ginocchio che scatta al colpo del martelletto. Scriviamo per sentito dire, giacché in nome della ritrovata serietà & sobrietà nazionale, quest'anno abbiamo deciso di fare penitenza, rinunciando eroicamente alle “Vacanze di Natale a Cortina”. Per non fare favoritismi, abbiamo voltato le spalle anche a “Finalmente la felicità” di Leonardo Pieraccioni: i comici che compiono cinquant'anni e celebrano “il tepore della serenità”, oltre alla loro pupattola che mangia e fa pupù regolarmente, mettono una tristezza infinita. Ma che imparassero dagli americani. Da gente come George Burns, morto a cento anni senza un cedimento, e capace ancora di dire “la vecchiaia non è poi così male, se si considera l'alternativa”. O anche: “Se non fosse per qualche borseggiatore, la mia vita sessuale sarebbe a zero”. Quest'anno, la nostra bella dose di risate ce la siamo fatta con Checco Zalone e con “I soliti idioti”, davvero la rinuncia non pesa. Il cambiamento generazionale, perlomeno nella comicità, si è compiuto con successo. Resistere si può, ma si finisce per fare i giapponesi nella giungla.