IMMATURI – IL VIAGGIO

Mariarosa Mancuso

    Confessiamo una lacuna. Avendo fatto la maturità in un pubblico liceo svizzero abbiamo sempre guardato con stupore alla fine liceo di rito italiano. Noi andavamo lì, facevamo quattro esami scritti e quattro esami orali, il membro interno suonava come qualcosa di vagamente osceno, i giornali non scrivevano una riga su diete aguzzamemoria, metodi di studio, ritmi di riposo, dritte guardarobiere. Meno che mai traducevano la versione di latino, svolgevano gli esercizi di matematica, discutevano il tema di italiano (anche la formula “Dica il candidato” l'abbiamo imparata con ritardo). Nonostante le lacune culturali nostre, il primo “Immaturi” lo avevamo guardato con piacere. Ridendo dei bamboccioni quasi quarantenni che gareggiano vantando le rispettive madri e le rispettive coccole: ovetto fresco, Nutella per merenda, asciugamano intiepidito sul termosifone. Il resto era nostalgia canaglia, buona per chi partecipa alle riunioni dei dieci anni o ritrova il filarino su Facebook. 16 milioni di incasso impongono un seguito, ed ecco pronto il viaggio in Grecia post maturità (qui c'è un piccolo disguido, la maturità i nostri eroi credevano di averla superata, era un vizio di forma, quindi sicuramente erano stati alla gita e la si poteva finire lì). Partenza a razzo: le scene divertenti (e scritte) sono sui titoli di testa, prima che la nave salpi e il sole di Paros risplenda sul nulla. Notte sul ponte, con i primi reumatismi. Poi una storia di corna. Così banale, ma così banale, ma così banale che pare sceneggiata dallo psicologo della mutua. Senza libri e bignami in mano, con poco da fare e niente da dirsi, i maschi corteggiano due spagnole di passaggio. Le femmine arrivano il giorno dopo e siccome non bastano per uno straccio di trama si presenta anche Luca Zingaretti. Marito di una che non abbiamo visto mai e viene corteggiata via chat, perché siamo moderni Cyrano De Bergerac. Le regole della commedia vogliono che in questo caso a innamorarsi virtualmente siano due nemici giurati, sotto falso nome: bastava copiare da “Scrivimi fermo posta”, o almeno da “C'è post@ per te”. Arriva anche il papà di Ricky Memphis, altro pisolino di sceneggiatura. Cleptomania per Ambra Angiolini, che ha tanto bisogno di affetto. Quasi un milione di euro incassato il primo giorno di programmazione – se regge al passaparola – basta per consolare dalle critiche negative.