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LaPresse
Piccola Posta
Così gli Stati Uniti stanno facendo il palo all'avanzata russa in Ucraina
Donald Trump promette di sostituire l'"impostore, dittatore e comico modesto" Zelensky con un suo uomo. Un rientro del generale Zalužnyj, evocato da alcuni, appare improbabile. Nel frattempo, l'attivismo del presidente americano pone le basi per l'umiliazione di Kyiv
Tre anni fa, Putin mosse un mastodonte militare, dalla frontiera russa e da quella bielorussa, alla volta di Kyiv, completa delle uniformi da parata, al fine di occupare l’Ucraina, destituire Volodymir Zelenskyj (il verbo sta per esautorare o, alla bisogna, assassinare) e sostituirlo con un fantoccio del Cremlino, un rianimato Janukovyč o l’oligarca di corte Medvedchuk. L’impresa gli è costata finora – non a lui, lui è quello che non paga, ma ai popoli della Federazione russa – una cifra incerta di morti e feriti che può avvicinarsi agli 865 mila numerati a ieri dalle fonti ucraine. Ora Trump, nel ruolo di volonteroso proxy del collega del Cremlino, promette di liberare l’Ucraina dall’impostore Zelenskyj e sostituirlo con un uomo suo, senza colpo ferire. Tuttavia Trump e la sua banda non agiscono all’esclusivo servizio di Putin, e si riservano l’estorsione, da briganti di passo, delle “terre rare”, come un’armata M23 all’assalto di Goma e di Bukavu e delle miniere congolesi. Alla valutazione generosa di 500 miliardi di rimborso degli aiuti americani, così arrotondata rispetto agli effettivi 114 miliardi versati. “Quanti siete, cosa portate, un fiorino!”.
Qualcuno fa il nome del già generale Valerij Zalužnyj, promosso perché rimosso all’ambasciata londinese da uno Zelenskyj ingelosito. La popolarità di Zalužnyj resta altissima, e intanto quella di Zelenskyi ha conosciuto un balzo in avanti grazie all’infamia di Trump. Ma il prestigio di Zalužnyj crollerebbe se accettasse di tornare in patria sugli scudi degli americani traditori, e lui non è uomo da simile bassezza, credo. Per giunta, il vero dissenso di Zalužnyj da Zelenskyj riguardò a suo tempo l’intenzione del primo di ricorrere alla mobilitazione generale superando il limite di età, misura che Zelenskyj considerò troppo impopolare, e contro la quale ha continuato a resistere, accettando in ritardo la sola riduzione dell’età del reclutamento dai 27 ai 25 anni. Gli Stati Uniti possono vedere di buon occhio la misura, che sarebbe fumo negli occhi dell’Ucraina civile di oggi.
Per ora, gli Stati Uniti di Trump stanno facendo il palo all’avanzata russa, che mentre a Riad si discute mira a espugnare la Sagunto del Donetsk e delle città bombardate. Il palo americano al capobanda russo. Non c’è stato, nella storia del dopoguerra da ottant’anni a questa parte, niente di simile quanto a cinismo e viltà. E ottusità, anche: perché una volta che i commensali si siano accordati sul bottino, l’Ucraina metterà in campo le più imprevedibili e intrattabili obiezioni di coscienza e di corpi. Un’Ucraina umiliata sarà una santabarbara di irredentismo ottocentesco quanto allo spirito, ultramoderno quanto alle risorse materiali. Guai ai vincitori.