Sarà un anno bellissimo

Ai dati economici sconfortanti si aggiunge lo stop all’autonomia. Il premier è stato chiarissimo: il governo frena, l’accordo con le regioni non c’è, la parola passa al Parlamento, stop alle tasse trasferite alle regioni
22 FEB 19
Ultimo aggiornamento: 16:04
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Foto LaPresse

“Sarà un anno bellissimo”. Lo scrive nel suo editoriale d’esordio l’amico Carlo Verdelli, neodirettore di Repubblica, a cui mando un saluto e un augurio di buon lavoro (Cerasa permettendo…). Sottile ironia, ovviamente. Cito: “Secondo una previsione temeraria del presidente del Consiglio, l’avvocato Giuseppe Conte, il 2019 sarà un anno bellissimo. La speranza di tutti è che abbia ragione. L’evidenza di questi primi cinquanta giorni direbbe il contrario”.
Non è (solo) antipatia politica di Rep. nei confronti del governo gialloverde. Verdelli cita tre dati inconfutabili: “Siamo entrati ufficialmente in recessione. Le previsioni di crescita del nostro pil sono franate allo 0,2 percento. La produzione industriale è balzata all’indietro del 5,5 percento”. E allora? Un anno bellissimo?
A questi dati sconfortanti ne aggiungo uno, fresco di giornata: lo stop all’autonomia. Il premier è stato chiarissimo: il governo frena, l’accordo con le regioni non c’è, la parola passa al Parlamento (tempi biblici), stop alle tasse trasferite alle regioni. Una vera tragedia per chi – come il sottoscritto e l’ottimo governatore del Veneto Luca Zaia – ha messo in moto la macchina dei referendum e ha sottoscritto con il governo un accordo chiaro e impegnativo, che garantisce alle miniere d’oro Lombardia e Veneto (dopo decenni di sfruttamento selvaggio) la tanto desiderata compensazione istituzionale e fiscale. Roma vince ancora. Sarà un anno bellissimo? Ma de che… se la ridono a Trastevere. Stay tuned.