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L'incontro con Tremonti
Anti imperialismo e “genocidio a Gaza”. Torna il D'Alema di lotta
L'ex premier presenta il numero speciale della sua rivista dedicato al conflitto in medio oriente insieme all'ex ministro berlusconiano Tremonti. "Con Trump viene da pensare che avevamo ragione quando da giovani attacavamo gli Usa".
Sotto braccio insieme al nuovo numero di Italianieuropei, la rivista dell’omonima fondazione che presiede, Massimo D’Alema tiene un block notes con copertina rossa sulla quale campeggia una falce e un martello. “Da giovani gridavamo che l’imperialismo americano era barbarie, poi abbiamo passato la nostra età adulta a pentircene, ora invece Trump sembra dar ragione alla nostra giovinezza”, dice con un ghigno di ritrovato entusiasmo sul volto. Ore 16, aula dei gruppi di Montecitorio. A dialogare con l’ex presidente del Consiglio che presenta un numero speciale della rivista della sua fondazione dedicato al Medio oriente – dal titolo “Una pace giusta”– c’è il presidente della commissione Esteri, il deputato di FdI ed ex ministro berlusconiano Giulio Tremonti. E’ la seconda volta che i due si incontrano in pochi giorni. Meno di due settimane fa infatti avevano presentato insieme alla sede dell’Enciclopedia Treccani un libro dell’ex senatore Giovanni Pellegrino. Un’occasione per parlare del ruolo dell’Italia negli scenari di guerra . Bolle qualcosa in pentola? “Macché, solo comune voglia di parlare discutendo davvero, al di là della propaganda”, dicono gli organizzatori. Quel che è certo è che complice uno scenario internazionale quantomai caotico, è tornato il compagno Max. Un D’Alema decisamente di lotta che ieri dopo l’evento è andato ospite a Piazza Pulita. Ma un nuovo dinamismo lo si era già intravisto a fine 2024, quando l’ex premier e ministro degli Esteri si era presentato prima a una manifestazione per la Palestina e poi al corteo dei sindacati contro il governo. “Sono un vecchio militante che ogni tanto viene preso dalla nostalgia”, aveva detto al Foglio.
Ieri comunque era un fiume in piena. “Ci si aspetterebbe che la civilissima Europa reagisse di fronte ad uno spot in cui il presidente degli Usa si raffigura a prendere il sole su una spiaggia a Gaza sotto la quale sono seppelliti ventimila bambini. E ancora: “Israele deve sentire il peso della pressione internazionale, servirebbero elezioni lì e in Palestina perché il futuro di quel mondo non può essere nelle mani di una leadership sotto accusa per crimini internazionali da una parte e di una leadership priva di forza e di legittimità dall’altra”. Denuncia: “L’asimmetria informativa che cancella il massacro dei bambini palestinesi”. E cita Andreotti: “Anche io se fossi nato in un campo profughi sarei un terrorista”. Bordate pure sull’Ucraina e in particolare contro l’Alta rappresentate per la politica estera Ue Kaja Kallas: “Fino a 15 giorni diceva che bisognava vincere la guerra contro la Russia. E’ inadeguata”. In platea, comunque, mezzo Pd lo applaude con una passione che chissà se sarà la stessa riservata oggi in direzione a Schlein. Ci sono ovviamente i fedelissimi ex articolo 1 Pier Luigi Bersani, Roberto Speranza, Arturo Scotto e Nico Stumpo, ma anche la franceschiniana capogruppo dem Chiara Braga, la moglie dell’ex ministro della Cultura Michela Di Biase, ma pure Enzo Amendola, Piero De Luca e Gianni Cuperlo.
La posizione di D’Alema su Israele è radicale. Addirittura la pubblicazione della sua fondazione chiude con un intervento del professore di diritto internazionale Luigi Daniele dal titolo eloquente “Dizionario civile: Genocidio”. In cui si sostiene che “il crimine a Gaza” è stato “effettivamente commesso”. Nessuno spazio per i fraintendimenti. E d’altronde sulla questione mediorientale D’Alema è nettissimo: “Israele è guidato da una destra razzista con alcuni ministri che non so come definire se non fascisti”. Talmente netto che Tremonti è costretto in qualche modo a distanziarsi: “Non è giusto questo: questa guerra è cominciata da una parte e non dall’altra ”. Sulla sostanza però i due sono d’accordo: la soluzione per il Medio oriente non può essere quella di Trump, ma “quella dei due stati”. E convengono anche su un altro punto: “Finora la Ue non c’è stata”.
Per D’Alema sembra una priorità dimostrare che additare il governo israeliano di “fascismo”, non equivalga per forza a essere antisemiti. Per avvalorare questa tesi l’ex premier ha ritirato fuori e pubblicato una lettera al New York times del ‘48 che fu scritta da Hannah Arendt e sottoscritta dal Albert Einstein. Nella missiva il genio della fisica e la filosofa della “Banalità del male” denunciavano come: “L’impasto di nazionalismo estremo, fondamentalismo religioso e razzismo antiarabo” potessero portare Israele verso una forma di “fascismo”. “E all’epoca – ha chiosato D’Alema – il fascismo e il nazismo evocavano per il mondo ebraico qualcosa di terribile”.
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