
I centri per migranti
Voglia di Albania: sui migranti il governo non vuole aspettare la sentenza europea
L'esecutivo spinge per un nuovo decreto che consenta di portare i migranti nei centri prima di giugno, quando la Corte di giustizia europea si esprimerà sulla questione paesi sicuri
Nuovo decreto Albania all’orizzonte. Non sarà nel Cdm di domani – dedicato al decreto Bollette e alla conferma del voto delle amministrative in due giorni con il primo turno l’11 maggio da agganciare probabilmente al referendum – ma l’idea di far decollare il progetto migranti si fa largo nel governo. A Palazzo Chigi reputano che aspettare la sentenza della Corte di giustizia europea sui paesi sicuri, nonostante la sponda di 14 paesi e della Commissione Ue, sia un tempo troppo lungo. Giugno è lontano e le opposizioni, un giorno sì e l’altro pure, attaccano Giorgia Meloni su quello che fino a ora è stato un flop con i migranti salvati in mare dalle navi della Marina italiana, portati in Albania e poi subito trasferiti di nuovo, sotto i colpi delle sentenze dei giudici, in Italia. Ecco perché urge un intervento che dovrà tener conto di una serie di fattori esterni non banali. A partire dalle elezioni in Albania.
L’appuntamento si terrà a maggio e il presidente uscente Edi Rama, sulla carta vicino ai Socialisti, ha già fatto capire che non gradisce un cambio dell’intesa bilaterale con l’Italia. Sarebbe uno strumento di propaganda per i suoi avversari, ha fatto sapere a Roma. E anche secondo gli uffici legislativi del governo non ce ne sarebbe bisogno. Si tratterebbe di trasformare in toto le strutture albanesi di Shengjin e Gjader in centri per i rimpatri (Cpr). La vicenda del nuovo decreto Albania si intreccia con il decreto Sicurezza bloccato in Senato per via delle modifiche richieste dal Quirinale che lo spingono verso una inedita terza lettura. Questa faccenda è un pallino nella testa di Meloni, che ne ha parlato anche ieri durante le dichiarazioni congiunte al termine dell’incontro con il primo ministro svedese Ulf Kristersson. “Anche perché la Svezia – ha detto la premier – è una delle nazioni che stanno supportando la posizione del governo italiano di fronte alla Corte di giustizia europea sulla questione dei paesi sicuri”. Una questione cruciale, non solo per l’Italia, ha spiegato Meloni, ma anche perché serve a riuscire a portare avanti una politica europea sui migranti che sia più efficace. Il fronte migranti e la ricerca di sponde con gli altri paesi europei restano obiettivi che la premier vuole inseguire per poter dire di aver imposto un nuovo modello a Bruxelles. Servono relazioni e atti, parole e convincimenti. Si spiega anche così il bilaterale di domani a Parigi fra il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e l’omologo Bruno Retailleau. La Francia, a sorpresa, si è schierata con l’Italia in Lussemburgo davanti alla Corte di giustizia europea sui paesi sicuri. La strategia di Meloni dunque si muove su più livelli e l’Albania resta centrale. Di qui la volontà di cambiare, intervenire, restando in movimento. Con un decreto, senza aspettare la tarda primavera lussemburghese.
