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(Ansa)
L'accordo
La vendita della società dell'aeroporto di Venezia Air Veneto ai francesi manda in tilt la destra
Joe Formaggio, petardo tra i meloniani locali e primo consigliere regionale a sollevare la questione, dice "Non metto in dubbio l'operato di Zaia, ma ci stiamo svendendo alla Francia". Il ministero dei Trasporti non risponde
In Veneto succede che Save, la società di gestione dell’aeroporto di Venezia – uno dei tre hub intercontinentali italiani – sarebbe pronta a cedere l’88 per cento delle quote al gruppo francese Ardian. Accordo di esclusiva, per oltre un miliardo di euro. E alla politica – autonomista – va bene così. Altrimenti non si spiega l’isolamento attorno a Joe Formaggio, petardo fra i meloniani locali e primo consigliere regionale a sollevare la questione: “Non metto in dubbio l’operato di Zaia”, specifica al Foglio. “Ma ci svendiamo alla Francia, per un asset strategico come il "Marco Polo", e dovrei stare zitto? Altro che Veneto ai veneti. Voglio delle risposte”. Eccole. Fratelli d’Italia gli dice a cuccia. La Lega gli rinfaccia i reiterati attacchi contro il Doge. “Bene. Porterò le carte a Roma”. Che aria tira nella capitale? I colleghi in quota Giorgia fanno spallucce.
Il ministero dei Trasporti – Rixi, Salvini – non risponde. Nei corridoi dei palazzi si vocifera che “mancano gli elementi per la valutazione del caso”. Parbleu. “Sulla questione dell’aeroporto non so nulla”, interviene Raffaele Speranzon, fedelissimo di Giorgia in Veneto. “Noi di FdI non vogliamo accusare nessuno: si tratta di un’uscita estemporanea”. Era stato proprio Formaggio a tirare in ballo il senatore Speranzon. “Cercavo un appoggio veneziano in Parlamento, mi sbagliavo. Certo non mi fermo qua. Siccome sono stupido, ho bisogno che qualcuno mi spieghi perché questo sarebbe un affare per l’Italia. Eppure nessuno si azzarda a farlo”. Per ora i meloniani abbracciano la tesi zaiana-leghista. E cioè che l’azienda Save sarebbe già fortemente internazionale, e che dunque il cambio della guardia non andrebbe a pregiudicare l’impatto del "Marco Polo" sul territorio. Ma il muro del silenzio scricchiola. “Essendo gli aeroporti sottoposti a concessione pubblica, mi chiedo perché non ci si avvalga dell’interesse nazionale. E l’autonomia conti solo a fasi alterne”, incalza Fabrizio Boron, ex leghista passato all’ala Tajani. “Come si fa a non mettere nemmeno il naso su una faccenda di tale importanza?”.
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