Il racconto

Il Pnrr quaquaraquà. Frane, burocrazia, commissioni: tutti i ritardi di spesa in un report. Il Pd: "È fallito"

Carmelo Caruso

Manca la realzione semestrale, intanto l'Italia incassa 122 miliardi ma ne spende solo 62. Piero De Luca: "Meloni si faccia aiutare. Il Pnrr è fallito". La tensione Foti-Siniscalchi. Venerdi, in Aula, la mozione delle opposizioni sul monitoraggio Pnrr

Il Pnrr si è fatto quaquaraquà. La relazione semestrale, sullo stato dei lavori, non arriva, abbiamo incassato 122 miliardi ma spesi 62, che equivale al trenta per cento del totale, ne dobbiamo ancora impegnare 130 in un anno, ma siamo quasi a metà anno. Dice Enzo Amendola, ex ministro per gli Affari Europei: “Il Pnrr è finito a Chi l’ha visto”. Piero De Luca, del Pd, che non ha smesso di rompersi la testa, di dire al governo “vi aiutiamo, spendiamo, facciamolo per il paese. Tutti insieme. Onoriamo la memoria di David Sassoli”, denuncia: “Il Pnrr è fallito. Il Pnrr non è mai piaciuto a chi tifa Visegrád”. Esiste un documento, di governo, un elenco di ritardi nelle opere dovute a frane, escavatrici che non scavano. E’ l’Europa canaglia o è l’Italia mai pronta?


Nessuno ce l’ha con il neo ministro del Pnrr, Foti, un buon uomo che ha preso il testimone da Fitto, ma il Pnrr non meriterebbe forse, da parte di Meloni, un grande discorso al paese: “Rimbocchiamoci le maniche, anche il Pd, sbrighiamoci”? E’ facile mandare le note targate Palazzo Chigi, “incassata una nuova rata”, tutto vero, bene, ma i soldi li abbiamo spesi, i lavori come procedono? Venerdì, le opposizioni, Azione di Carlo Calenda, portano in Aula una mozione sul monitoraggio del Pnrr.

 

L’ultima relazione del governo risale a luglio ma ogni sei mesi il Parlamento deve essere informato, cosa accade? Si è parlato di contrasti tra il ministro Foti e il suo capo di gabinetto Ermenegilda Siniscalchi, ma anche questo poco importa. Si era già perso abbastanza tempo quando si è deciso di accentrare tutta la governance a Chigi, quando Fitto ha rinegoziato il piano. Ora serve però sapere come procedono i cantieri. Un piccolo cartiglio esiste, una mappa interna, e racconta ritardi, le vicissitudini di chi deve gestire i cantieri. Alcuni esempi. Sulla linea ferroviaria Napoli-Bari ci sono stati imprevisti legati a frane, fughe di gas nel lotto Apice-Hirpinia. Serve un’altra modifica da proporre alla Ue  e servono più soldi da destinare. Sulla Palermo-Catania, l’alta velocità, nei lotti di Dittaino-Enna serve acqua che manca per alimentare la escavatrice Tbm. Sulla Salerno-Reggio Calabria, il territorio e le gallerie, rallentano i lavori. Ancora, sul Terzo valico vengono segnalate criticità geomeccaniche sempre nello scavo di gallerie. Un’altra: fra Taranto-Metaponto-Potenza-Battipaglia ci sono altre criticità nella tratta Grassano-Bernalda per l’iter autorizzativo che si è allungato. Quelle elencate sono opere infrastrutturali, ma si può continuare, viaggiare in altri ministeri e scoprire ritardi e ritardi. Al ministero delle Giustizia, e ne ha già scritto il Foglio, la riduzione dei tempi dei processi civili non è stata raggiunta, e il meno quaranta per cento, da raggiungere entro il 2026, risulta quasi impossibile. Anche la Protezione civile, il Dipartimento, ha riscontrato “problematiche” nella rendicontabilità di alcuni progetti. Al ministero del Turismo, la misura “valorizzazione, competitività e tutela del patrimonio ricettivo”, 2 miliardi di sovvenzioni, è in forte ritardo perché su 12 immobili da riqualificare “ne sono stati individuati sette”.  Al Mase, grazie al Pnrr, si prevedeva la costruzione di un impianto per la produzione di elettrolizzatori entro il giugno 2026. A che punto siamo? In ritardo perché  lavora la commissione “istituita per valutare i progetti presentati”. Musk manderà gli ingegneri di SpaceX altrimenti l’impianto come lo costruiamo? E come procede la costruzione degli asili nido? Ricorda sempre De Luca, capogruppo delle politiche europee per il Pd, che “sugli asili nido si è già rimodulato il Pnrr, tagliati i posti”. Si legge dal report che il piano per asili nido e scuole d’infanzia presenta ritardi e che se anche si dovesse correre, l’obiettivo di 150 mila posti nuovi non si raggiungerà e si avrà “un gap da trentamila posti”. Altri ritardi riguardano il rapporto stato-regioni sulle politiche del lavoro, la formazione. La conflittualità Meloni-regioni non ha aiutato e le regioni “rendicontano le spese sostenute per le politiche attive su altri strumenti di finanziamento”. Insomma, si fa confusione e occorre che “il ministero del Lavoro verifichi”. Dice ancora De Luca: “La Lega si rivolge a Tajani e gli suggerisce di farsi aiutare, ma anche Meloni dovrebbe farsi aiutare. Dispiace ma Meloni sul Pnrr è scappata. Manca la trasparenza, i conti li fa con una calcolatrice sballata. Oggi il Pnrr è fallito, è un buco nero. Ma il Pnrr, e lo dico anche  al mio partito,  è il  nuovo,  vero, manifesto dell’Europa, è un’idea di solidarietà comune. Non vorrei che Foti, e l’ho ripetuto, da ministro esecutore finisca per fare il commissario liquidatore del Pnrr”. Se Salvini vuole aiutare il governo chiami il sindaco di paese, con i ritardi, invece di Vance e Tajani che dice “c’era chi voleva portarci via le pecorelle” non ci faccia portare via, quando sarà, i soldi. Il Pnrr non diventi il nuovo stigma Italia. Italiani? Spaghetti, mandolino e ritardi Pnrr.

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  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio