Elly Schlein (LaPresse)

la segretaria all'anagrafe

Schlein stoppa Franceschini il "mammo" e dice: "Ci vuole fregare". Il Pd ride: "Serve per perpetuare la dinastia"

Carmelo Caruso

L'incredulità dei dem, l'idea che sia una trappola per superare a sinistra la segretaria, dopo l'accusa di maschilismo, la Camera si traforma in un ufficio comunale

Essere Franceschini: se non puoi far cadere un governo fai tremare l’anagrafe. La proposta del mammo Dario è un ribaltone. Il cognome materno del verde  Bonelli è “Cacciatore”, Fratoianni rivendica il suo “Valenti Radici”, Provenzano batte tutti: “Ingrao, da mamma Carmelina. Forse vado in officina a cambiarlo e mi faccio chiamare Peppe Ingrao”. Elly Schlein ha detto ai suoi: “Attenti, ci vuole fregare. Noi stiamo sulla proposta del doppio cognome quella del partito”. Ma come gli è venuta in mente? Raccontano i senatori: “Dal nulla e noi attoniti. Ci annuncia: ai figli solo il cognome della madre. Serve una legge". Il faro Nico Stumpo spiega: “Dario ha tre figlie femmine. Così proroga la dinastia”. Dario è come l’ippocampo, il pesce che partorisce. 

 

La fortuna di chiamarsi Franceschini è tutta qui: una sparata non può che essere intelligenza, una proposta di legge è “strategia”. Trump ci dà dei parassiti, a noi europei, e Stefano Candiani,  Lega, si complimenta: “Ha ragione Trump. Ha detto europei mica italiani”; il sottosegretario Delmastro confida a Minzolini: “Più merda mi buttano e più salgo di follower. Oh yeah”; Castagnetti sconsolato: “Il mondo è  in fiamme e si occupano di cognomi”, si aggiunga che si discute una mozione di sfiducia a Nordio, che va giù come un grappino,  ma mammo Dario ferma l’agenda. I senatori che hanno avuto l’onore di assistere a questo parto, nelle acque del Senato, ci restituiscono lo stupore ombelicale: “Credevamo fosse uno scherzo, poi sui telefoni appare l’agenzia Ansa e allora capiamo che è tutto vero. Valeria Valente, una femminista,  gli dice: ‘Mi togli il mestiere”. Mammo Dario perché lo ha fatto? Orfini, geniale: “Così Vincenzo De Luca potrà fare il terzo mandato cambiando cognome”.

Ma soprattutto: cosa ne pensa la moglie Michela Di Biase, la Audrey Hepburn del Pd, sposata con  Franceschini? Audrey Di Biase ci dice solo che il cognome della madre è Cossu e ci lascia un po’ come all’ottavo mese di gravidanza con la voglia di mangiare fragole.  Provenzano avvisa: “Con questa mossa lo stemma nobiliare  splenderà ancora”. I  meridionali del Pd si scatenano e illustrano il fine disegno. “Tu che nomi porti? Se porti quello del nonno puoi capire. Cosa c’è di più bello che trasmettere il nome o il cognome? Ma Dario ha tre figlie femmine e dunque ecco la soluzione. E’ una proposta femminista ma forse meridionalista, o forse una “fazzolarata” (metodo Fazzolari, spostare l’attenzione)  urge un saggio di Marino Niola”.

Ci sarebbe il problema sollevato da Stumpo: “Il doppio cognome, ma se l’unione si rompe?”. Amendola: “Si può scegliere con il sorteggio come al Csm”. Il Guardian e il Times intervistano Franceschini perché vogliono farsi addestrare da lui come vorrebbe l’AI, l’intelligenza artificiale, la creatura (in Sicilia si direbbe “a picciridda”) che vuole deglutire archivi (ma li digerirà?). L’ipotesi che Dario abbia bevuto tanto, la sera precedente, con l’amico Zanda, e che insieme abbiano cantato “o Mattarella, portali via, o Elly ciao, ciao, ciao” viene scartata perché siamo di fronte a un genio. L’ipotesi è che sia il tentativo di Franceschini di farci dimenticare il “chiarimento politico” del Pd  già marcio come le uova in frigorifero. Ma anche questa viene derubricata perché come dice Cuperlo, in Petrini, il “chiarimento è chiaro. Non c’è”. Lorenzo Guerini, che diventerebbe Lorenzo Zibra, anticipa  che in Europa si avrà un voto ogni mese, sulla politica estera: “Sarà una giostra”. Non si comprende a fondo lo sconforto di un riformista  che vede Schlein fare Schlein, Franceschini sorpassarla a sinistra. Guerini, che  sembra il preside del Pd 3C, domanda: “Per essere  più progressista dovrei proporre di usare il nome del cane all’anagrafe?”. E’ una proposta che merita un approfondimento. Altra ragione possibile: Franceschini lo ha  fatto perché ferito dall’accusa di maschilismo di Schlein lanciata  in una piccola sala con Cecilia D’Elia, e di chi è la proposta del doppio cognome del Pd? Di D’Elia. L’ostetrico del Pd Schlein, Igor Taruffi, che rispettiamo, che non vuol rivelare il cognome della mamma, una donna forte, una di quelle che hanno fatto grande il Pci, con il lavoro, annusa l’intrigo mentre parla con Paola Taverna (finiranno per sposarsi).  Altra ipotesi:  “una trappola”.

Un funzionario dell’anagrafe di Schlein denuncia: “Dario vuole impantanare Elly su un dibattito che ha fatto schiantare i dem americani. Se accetta di discuterne facciamo la figura del partito sconnesso, risultato già ottenuto. Ci sbertucciano da ogni parte”. Ma chi lo dice? Grazie a Dario scopriamo mamma De Cristofaro (Amendola), mamma Sorgente (Stumpo), mamma Morosi (Furfaro) mamma De Bartolomeis (Orfini) mamma Pighetti (Fornaro) ci sarebbe anche mamma Simonetta Matone, la deputata  Lega, che, strepitosa dice al capo di segreteria di Salvini: “Non mi interessa Matteo, portami qui il suo capo di gabinetto Storto”. C’è poi il premio Strega. Franceschini corre con il suo romanzo e le mamme giurate lo avranno a cuore, lui, l’ippocampo, che  alla madre dedica i   versi di Giorgio Caproni: “Staremo alla ringhiera / di ferro – saremo soli / e fidanzati, come / mai in tanti anni siam stati”.
 

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  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio