Il colloquio

Giansanti (Confagricoltura): “Trattare con Trump. No a controdazi immediati”

Gianluca De Rosa

Per la prima volta anche gli agricoltori aprono a un negoziato sui dazi che possa ridurre anche le tariffe europee verso i beni americani. Pesa il valore della bilancia commerciale dell'agroalimentare tra Ue e Usa: 38 miliardi di esportazioni a fronte di 14 miliardi di importazioni

“La possibilità che, in sede negoziale, gli americani richiedano riduzioni o la cancellazione di alcune tariffe rientra in una dinamica tipica dei negoziati commerciali, con le modalità tipiche di un governo a impronta protezionistica. Pur generando incertezza, questa prospettiva non è necessariamente spaventosa”. A poche ore dall’annuncio di Donald Trump sul piano generale di dazi verso i prodotti europei, per la prima volta Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura e del Copa, l’associazione che riunisce le principali organizzazioni professionali agricole europee, apre alla possibilità che l’Europa possa trattare con gli Stati Uniti anche una riduzione dei dazi che oggi gravano sui prodotti agroalimentari americani importati in Usa dall’Unione europea.  Insomma, dopo il governo italiano – è notizia di ieri che dal 18 al 20 aprile il vicepresidente degli Usa J.D. Vance sarà a Roma per incontrare la premier Giorgia Meloni – adesso anche la principale associazione degli agricoltori del nostro paese chiede che, prima di qualsiasi contro dazio, si cerchi con l’amministrazione Trump la via del negoziato. E’ chiaro che: “Per Confagricoltura l’importante è che qualsiasi concessione sia parte di un processo di negoziazione equilibrato, in cui l’interesse dei produttori europei sia tutelato”, dice Giansanti.

 

La questione preoccupa ovviamente gli agricoltori perché sono diversi oggi i prodotti agroalimentari americani colpiti da tariffe europee. Balzelli doganali che per gli agricoltori europei sono una tutela rispetto all’ingresso nel continente di prodotti americani che possono essere a volte più economici sostituti di quelli nostrani.  Un discorso che vale non poco per l’agroalimentare italiano (e non a caso le associazioni di categoria italiane hanno sempre ostacolato il Ttip, il tentativo di maxi accordo commerciale tra Ue e Usa). Per questo Giansanti sostiene che tutto debba essere fatto con “grande attenzione”. Ma fatta questa postilla dice: “Una riduzione delle tariffe, se accompagnata da concessioni reciproche e da misure di protezione adeguate, può costituire un punto di partenza per un dialogo vantaggioso per entrambe le parti, anziché rappresentare una minaccia insormontabile”.


Una cosa è certa il settore agroalimentare è tra quelli più interessati (e dunque più preoccupati) dai dazi. Questione di numeri. L’export agroalimentare europeo verso gli Stati Uniti vale 38 miliardi di euro (rispetto a 14 miliardi di importazioni). L’effetto dei dazi potrebbe essere particolarmente duro. Dice Giansanti: “L’applicazione di dazi del 25 per cento sui prodotti – inclusi vino, formaggi, e altri beni a forte valore aggiunto – potrebbe ridurne la competitività sul mercato statunitense. I rischi principali riguardano un aumento dei costi per gli importatori che potrebbe erodere i margini di profitto e ridurre la domanda, una possibile escalation tariffaria che, in caso di ritorsioni, genererebbe ulteriore incertezza nelle catene di approvvigionamento, nonché la difficoltà di mantenere il posizionamento competitivo, soprattutto in un contesto di forte pressione economica. Le misure annunciate, basate per di più su motivazioni di sicurezza nazionale, rappresentano un’ ulteriore incertezza nel sistema commerciale internazionale”. Insomma, all’effetto diretto si aggiunge già un effetto indiretto: quello dell’incertezza. “Sì, è un quadro che preoccupa, soprattutto perché, come già osservato con precedenti misure, l’utilizzo di strumenti straordinari rischia di destabilizzare ulteriormente i flussi commerciali”. 


Come il governo, dunque, anche gli agricoltori temono ancor più che un accordo che possa rendere più semplice l’ingresso di beni americani l’innescarsi di una guerra commerciale di cui nessuno è in grado di prevedere l’esito. “La posizione assunta da Confagricoltura e ribadita da capi di stato e di governo dell’Ue è che la risposta dovrebbe essere coordinata a livello europeo. L’obiettivo è evitare misure unilaterali (come tassare immediatamente i prodotti americani) che rischierebbero di frammentare il mercato e di compromettere l’intera filiera agroalimentare”, ribadisce Giansanti. Anche la questione di rispondere ai dazi come un blocco unico europeo è essenziale secondo lui per evitare che i dazi di Trump spacchino l’Europa rendendola di fatto più debole durante il negoziato. “Una trattativa comune a livello Ue – dice il presidente di Confagricoltura – permetterebbe, invece, di condividere il peso delle contromisure e di mantenere la competitività dei prodotti europei, garantendo che ogni concessione sia bilanciata”.