il colloquio

Sangiuliano va a Parigi: "Vorrei intervistare Macron"

Ginevra Leganza

"Intervisterò il presidente della repubblica francese", dice l'ex ministro della Cultura che al Foglio racconta la sua nuova vita da invitato Rai in Francia. "Ora sono una persona ultra riservata e svolgerò il mio lavoro con imparzialità, mi interessano solo i fatti" 

Dal Collegio Romano al Quartiere Latino. Ma alt. “Le dico subito che adesso sono una persona riservata. Ultra riservata”. A parlare così è Gennaro Sangiuliano, arrivato ieri a Parigi per il nuovo incarico di corrispondente e responsabile della sede Rai, al posto di Nicoletta Manzione. L’ex ministro della Cultura, atterrato ieri, primo aprile, vuole vivere al riparo da rotocalchi e riflettori. Sicché va già in cerca di libri antichi e di casa nuova.

“Devo trovare un posto compatibile con le mie risorse – dice al Foglio – che non sono illimitate”. Parigi, o cara…l’è cara? “Altroché”. Ma comunque un’idea ce l’avrà: rive droite o rive gauche? “Amo molto il quartiere universitario”. Sponda sinistra, dunque. “Qui ci sono tutte le librerie che mi piacciono”. Andrà al Café de Flore? Sa che esiste il premio letterario de Flore? Altro che premio Strega. “Lì ci vado perché, proprio accanto, c’è una libreria bellissima con pezzi pregevoli”. Ed ecco. La nuova vita di Gennaro Sangiuliano – titolare della Cultura per i primi due anni del governo Meloni e già direttore del Tg2 – si snoda oggi lungo le rive della Senna. Non sa ancora con piena certezza su quale, delle due rive. Ma un fatto è certo. E Sangiuliano tiene a precisarlo.

“La mia vita è cambiata”, dice più volte nel corso della nostra conversazione. “Ora vivo nella riservatezza”. Nel concreto cosa intende? “Intendo dire che lavoro con moderazione. Che la parentesi politica è chiusa. Che sono concentrato con imparzialità sulle notizie. Solo sulle notizie”. Non si fatica a crederlo, Sangiuliano. E proprio per questo è impossibile non chiederle della notizia delle ultime ore. Ossia della condanna di Marine Le Pen. Domanda: intervisterà la leader del Rassemblement National? “Non lo so. E’ che aspiro a intervistare Macron prima di Le Pen”. E’ già in contatto con l’Eliseo? “Ho conosciuto il presidente Macron quand’ero ministro. All’epoca parlammo per circa un’ora”. Di cosa? “Lui è appassionato del teatro di Eduardo De Filippo, e conosce bene Napoli. Io sono appassionato di Chateaubriand, e conosco bene Parigi”. Napoli-Parigi: antichi gemellaggi. Quanto a Chateaubriand, le piace il romanticismo francese, il mito del buon selvaggio? “Sì. Macron fu molto impressionato dal fatto che glielo citassi a memoria. E’ un autore che amo e conosco. Viceversa lui conosce bene De Filippo”. Quindi è inutile domandarle se parla francese. “Io amo il francese. Per intenderci, ho letto quasi tutto Victor Hugo. Sono un lettore accanito di Georges Simenon. Ho scritto persino un saggio sul romanzo ‘Le sorelle Lacroix’”.

E, proprio in epigrafe a quel romanzo, Simenon scrive: Ogni famiglia ha uno scheletro nell’armadio… Ma di scheletri e armadi Gennaro Sangiuliano non si avvelena più. Fatta eccezione per una cravatta speciale prelevata dal suo guardaroba e regalata a Jean-Luc Mélenchon. “Io ho intervistato il leader della sinistra francese. Al termine dell’intervista Mélenchon mi toccava la cravatta, gli piaceva il tessuto, al che me la tolsi e gliela regalai”. La regalò proprio a lui che nel 2017 entrò in aula, nell’esordio dell’Assemblea Nazionale, senza cravatta, in segno di protesta come i sans-culottes. Insomma, lei ha un rapporto antico con la Francia? “La conosco benissimo. La prima volta che sono venuto a Parigi era il 1980, dopo la maturità classica, per perfezionare la lingua con un mio compagno di liceo, poi divenuto anche lui alto dirigente. Da allora ci sarò tornato quasi tutti gli anni”.

Lo scriverà un libro su Macron, su Le Pen, su Mélenchon? “Adesso sono alle prese con la biografia di Trump. A maggio pubblico quella di Erdoğan, alla quale ho lavorato per tre anni. E che, tengo a chiarire, è una feroce critica al ‘sultano’, come lo chiamo nel sottotitolo. Per quanto riguarda i francesi contemporanei…”. Sì? “Devo dire che non ci ho pensato. Né a Le Pen né ad altri. Anche se mi piacerebbe raccontare la vita di François Mitterrand”. Cosa l’attira di Mitterrand? “Il fatto che fosse un intellettuale prima che un politico. Difatti lo chiamavano le florentin perché era appassionato di Machiavelli”. Già. Eppure alle volte sarebbe meglio non contaminare la cultura con la politica. Vivere riservati, come dice lei. Tra libri e vecchie canzoni. O no? “Queste sono considerazioni che lascio a voi. Quanto a me, sbrigate le faccende burocratiche baderò solo ai fatti. Solo alle notizie. Affronterò Parigi in maniera istituzionale, secondo i dettami del servizio pubblico”. E del passato? Dell’Italia? Di Roma? E di Pompei? Rien de rien, sembra voler dire Gennaro Sangiuliano come Édith Piafe. Del passato non rimpiange nulla. Il ne regrette rien.

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