(foto LaPresse)

Il colloquio

Fontana: “Sui dazi confidiamo molto nell'incontro con Vance”

Luca Roberto

Il presidente della Lombardia: "Misure come quelle sull'automotive ci metterebbero ancor più in difficoltà, dopo le politiche sbagliate dell'Ue. Lavorare con l'Europa? Difendiamo i nostri interessi. Dopo di che allarghiamo ad altri paesi"

Dopo il Veneto, anche la Lombardia è seriamente preoccupata dall’introduzione dei dazi. “E’ chiaro che si tratta di uno scenario che ci preoccupa molto”, dice al Foglio il presidente della Regione Attilio Fontana. Un altro esponente della linea del pragmatismo all’interno della Lega, molto vicino alle posizioni già espresse a questo giornale dal presidente del Veneto Luca Zaia. “Proprio perché siamo molto preoccupati, in una regione così legata all’export, credo che la necessità sia quella di tenere un dialogo sempre aperto con gli Stati Uniti”, spiega allora il presidente Fontana. Secondo cui il dossier non può essere relegato a questione “su cui scherzare”. Ma la necessità di mantenere aperto un dialogo è legata anche al fatto che, aggiunge il presidente della Lombardia, “il problema esiste certamente per noi, ma anche per gli stessi Stati Uniti, che amano particolarmente i nostri prodotti”.

 

Al momento in cui questo giornale va in stampa, e quando abbiamo telefonato a Fontana, non era ancora nota la lista completa dei dazi introdotta dagli Usa, diffusa da Trump nel suo discorso serale. Ma le anticipazioni e gli annunci della scorsa settimana hanno fatto temere il peggio soprattutto per un settore come l’automotive, che in Lombardia vede numerose aziende attive nel campo della componentistica. “E’ un problema enorme perché l’automotive negli ultimi anni è già stato messo in grande difficoltà dalle politiche sbagliate dell’Unione europea, per esempio sul green deal”, spiega ancora Fontana. “Per questo credo che anche su questo punto specifico il dialogo debba andare avanti e si debba trovare una soluzione sostenibile che possa andare bene tanto a noi quanto a loro”. Gli occhi, così come aveva confessato al Foglio Zaia, sono rivolti soprattutto alla visita ufficiale del vicepresidente americano J. D. Vance, che sarà a Roma dal 18 al 20 aprile per una serie di incontri con il governo, sopratutto quello a Palazzo Chigi con la premier Giorgia Meloni. “Confido molto in quel viaggio”, ammette lo stesso Fontana. “Perché è proprio in quell’occasione che ci si potrà parlare, mettere sul tavolo i vari problemi che si creerebbero con i dazi. E cercare di trovare una quadra che possa andare bene a entrambi. Ripeto, la soluzione è trovare un accordo che possa essere sostenibile per tutte e due le parti”.

 

Martedì la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha paventato l’introduzione di contro dazi nei confronti di Washington, perché “proteggeremo i nostri interessi in una disputa che non abbiamo cominciato noi”. Nell’analisi di Fontana, però, fa capolino la preoccupazione che si possa innescare una guerra commerciale che possa finire col danneggiare soprattutto le imprese italiane. “Se dovessero partire dei contro dazi rischiano di essere devastanti da una parte e dall’altra”, ragiona allora il presidente della Lombardia. Che predica la coltivazione di un dialogo costante, anche perché “l’ottimo rapporto che abbiamo con gli alti vertici degli Stati Uniti deve essere sfruttato. E possiamo farlo”.

 

Ancora ieri la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo a margine del Premio Maestro dell’arte della cucina italiana, ha ricordato come vada scongiurata “in tutti i modi possibili una guerra commerciale che non avvantaggerebbe nessuno, né gli Stati Uniti e né l’Europa”. Ma ha anche aggiunto come non si possa escludere “se necessario, di dover anche immaginare risposte adeguate a difendere le nostre produzioni”. Ma qual è il ruolo che può svolgere il governo in questa fase? Del resto, secondo molti,  un’eventuale partita solitaria potrebbe isolarci dal resto dei paesi dell’Unione europea e dai vertici comunitari. “Io sono convinto che sia importante sedersi al tavolo per cercare delle soluzioni che vadano bene alla Lombardia, all’Italia, che è l’aspetto che chiaramente ci preoccupa e ci interessa di più”, dice Fontana. “Ma poi ovviamente mi auguro che la cosa si possa estendere anche ad altri”. Quindi bene coinvolgere l’Ue, ma prima bisognerebbe trovare un modo per difendere gli interessi dell’Italia. “E se si riesce ad allargare a una soluzione europea, credo possa andare bene a tutti”.

Di più su questi argomenti:
  • Luca Roberto
  • Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.