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l'intervista

Cirio: “Ha ragione Meloni: basta green deal per l'automotive. Con gli Usa sui dazi tratti l'Ue”

Luca Roberto

Il presidente del Piemonte: "Anche sul vino in questi anni l'Ue si è autoimposta dei dazi, bisogna rimediare. La negoziazione bilaterale con gli Usa? Parlarsi fa sempre bene, ma la cornice d'intervento è quella europea"

La preoccupazione c’è e sarebbe da irresponsabili dire il contrario. Ma sui dazi condivido pienamente la posizione espressa dalla premier Meloni: preoccupati sì, ma niente panico”. Il presidente del Piemonte Alberto Cirio, esponente di Forza Italia, è persona particolarmente pragmatica. E’ anche per questo che dopo la svolta unilaterale annunciata dall’Amministrazione americana dice che la reazione d’istinto, di pancia, sarebbe sbagliata. E insiste sulla necessità di quella che chiama un’azione europea. “Il panico non aiuta a prendere decisioni giuste. Non dobbiamo ingigantire il problema in modo da rischiare di assumere posizioni sbagliate”, dice al Foglio. “Che i dazi siano una misura sbagliata è la stessa Federal Reserve a dirlo, con uno studio che certifica come i primi a pagare siano proprio quelli che i dazi li impongono”. La natura “particolarmente magmatica della situazione, in continua evoluzione”, prosegue il presidente Cirio, fa coincidere la sua posizione con quella del ministro degli Esteri Tajani: “Non serve solo una reazione, ma una vera e propria azione europea. La reazione è giusto che ci sia e che sia ben precisa. Ma non deve essere una ripicca. Il nostro obiettivo deve essere quello di tenere sempre aperto il dialogo. Sapendo che la cosa positiva dei dazi è che si possono togliere con la stessa facilità con cui li si è introdotti. E che lo stesso sentiment dei consumatori americani, alla fine, potrebbe essere dalla nostra parte, visto che, e lo dice anche un imprenditore come Angelo Gaja, gli americani sono innamorati dei nostro prodotti, italiani e nel nostro caso piemontesi”. 

 

Cirio parla dal campo d’osservazione di una regione, il Piemonte, particolarmente colpito dall’innalzamento dei dazi. Soprattutto per quel che concerne il settore agroalimentare. E poi per l’automotive, verso cui i dazi sono saliti del 25 per cento. Ieri Meloni, anche in virtù della situazione particolarmente delicata, ha proposto la sospensione dei parametri del green deal per il settore. “E io sono assolutamente d’accordo”, analizza Cirio. “E’ un discorso che vale per l’auto ma anche, se vogliamo, per il vino. Perché negli ultimi anni si può dire che i dazi ce li siamo autoimposti. Se vogliamo esportare una bottiglia di vino in Irlanda dobbiamo accompagnarla con l’avvertimento ‘nuoce gravemente alla salute’, un regolamento che è passato nell’indifferenza dei vertici europei. Ecco, io credo che con l’automotive si sia fatto lo stesso errore. Perché con un approccio ideologico ci si è allontanati dal concetto della neutralità tecnologica. L’Ue, e lo dico da europeista convinto, negli ultimi anni è stata più matrigna che madre, Ma credo che per fortuna quest’atteggiamento non faccia più parte della nuova Commissione. E posso dire che finalmente sull’automotive, nonostante denunciassimo già sei anni fa il problema della cassa integrazione a Mirafiori, non siamo più soli a livello europeo”.

 

Secondo Cirio, poi, a livello di strategia negoziale con gli Stati Uniti, “è chiaro che l’azione deve essere europea. E già in questa settimana il ministro Tajani ha visto il commissario europeo al Commercio Maros Sefcovic”. Una posizione che distanzia Forza Italia dalle richieste della Lega, che vorrebbe affrontare la questione direttamente con colloqui bilaterali con gli Usa. “Poi è chiaro che all’azione europea possiamo aggiungere l’ottimo rapporto personale della premier con l’Amministrazione Trump, oltre che la storica amicizia tra Italia e Usa. Confrontarsi fa sempre bene e anche la visita del vicepresidente Vance in Italia sarà utile per parlarsi. Ma la cornice di movimento rimane quella europea”.

 

A ogni modo per una regione votata all’export come il Piemonte la necessità è lavorare anche per avere una strategia che possa aiutare a supplire il calo della domanda americana. “I nostri prodotti di alta gamma, dal Barolo ai gianduiotti alla rubinetteria, hanno un grado di fidelizzazione che credo possa aiutare a sfuggire ai dazi”, dice ancora Cirio. “Ma certo per noi sarà fondamentale aprirsi anche ad altri mercati. Siamo molto soddisfatti del piano per l’export presentato dalla Farnesina, un sostegno alle imprese che vogliono esplorare strade nuove. E poi penso che molto dipenderà anche dalla riapertura di un mercato come la Russia”, aggiunge il presidente del Piemonte. “Molti importatori ci hanno già comunicato, qualora finisse la guerra, la volontà di acquistare i nostri prodotti. Penso che anche quello potrebbe innescare un effetto positivo sulle nostre esportazioni”.

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  • Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.