Game over del Pd

Con il solito linguaggio che tende a parodiare quello giovanile, Matteo Renzi decreta il “game over” per Silvio Berlusconi, dando la sensazione di confondere il confronto politico con un videogioco. Al di là del tono liquidatorio che implica una mancanza di intelligenza dell’avversario che ha tenuto in scacco la sinistra per un ventennio, oltre che una pericolosa indifferenza verso le prove dell’esperienza, quello di Renzi è anche un verdetto almeno prematuro e probabilmente sbagliato. Naturalmente molto dipenderà da come il fondatore di Forza Italia saprà interpretare la sua complessa e difficile situazione.
12 SET 13
Ultimo aggiornamento: 14:56 | 6 AGO 20
Immagine di Game over del Pd
Con il solito linguaggio che tende a parodiare quello giovanile, Matteo Renzi decreta il “game over” per Silvio Berlusconi, dando la sensazione di confondere il confronto politico con un videogioco. Al di là del tono liquidatorio che implica una mancanza di intelligenza dell’avversario che ha tenuto in scacco la sinistra per un ventennio, oltre che una pericolosa indifferenza verso le prove dell’esperienza, quello di Renzi è anche un verdetto almeno prematuro e probabilmente sbagliato. Naturalmente molto dipenderà da come il fondatore di Forza Italia saprà interpretare la sua complessa e difficile situazione, se riuscirà a far comprendere il valore democratico della sua battaglia contro lo strapotere giudiziario evitando di passare per un potente che cerca di farla franca sul piano individuale. In ogni caso i sondaggi, anche dopo la condanna che gli è stata inflitta, attribuiscono il primato elettorale a una coalizione che si formi attorno al suo nome, anche se non potrà sostenere la sua candidatura a una specifica carica politica.
Si può esercitare una funzione politica di primo piano anche se non si occupa un seggio parlamentare, se si è in grado di dare interpretazione a una visione che corrisponde alle aspirazioni e alle convinzioni di settori consistenti della popolazione. Per farlo serve uno strumento politico agile ma capace di comunicare un messaggio e di articolarlo nelle diverse situazioni territoriali e settoriali, serve un insieme di idee in grado di dare corpo e sostanza a una battaglia politica, serve, nel caso specifico, un grande coraggio e una eccezionale tempra di combattente, oltre che una dose quasi eroica della pazienza di Giobbe, che potrebbe indurlo persino a tenere in vita, per il bene del paese, un governo con quelli che applaudono i suoi “carnefici”. Berlusconi dispone di alcune di queste risorse, può costruire o ricostruire quelle che appaiono usurate, soprattutto sul piano dell’organizzazione di partito.
Non è detto che ce la faccia, ma sicuramente resta in grado di partecipare da protagonista al gioco politico democratico. Negargli questo fatto che nasce dalle dimensioni del consenso e che ha quindi la più essenziale delle caratteristiche democratiche può avere un effetto controproducente per i manettari e i giustizialisti. Se Renzi vuole caratterizzarsi come un leader politico capace di non farsi condizionare dai riflessi pavloviani di una sinistra che ogni volta è inciampata nell’incapacità di uscire dalla sudditanza al manicheismo e dalla presunzione di superiorità etica ed estetica, e che per questo non si è affermata come classe dirigente politica stabile e credibile, dovrebbe ragionare ed evitare di incorrere in queste cadute di stile deludenti.