Il pentagiornale
Apri l’Unità e trovi l’apoteosi lancinante dell’equilibrismo giornalistico. Titolo di apertura, ieri: “Cuperlo lascia, Matteo raddoppia”. All’interno, la lettera-accusa del presidente dimissionario e la risposta del neo segretario. Continui a sfogliare e trovi un resoconto simpatetico su Letta che “vuole stanare Renzi”. Sfogli ancora e t’imbatti nel commento dell’ex direttore, Claudio Sardo: l’inconsolabile bersaniano piange l’occasione mancata di acciuffare l’accordo con i Cinque stelle annichiliti da Beppe Grillo (ma mai dire mai).

Apri l’Unità e trovi l’apoteosi lancinante dell’equilibrismo giornalistico. Titolo di apertura, ieri: “Cuperlo lascia, Matteo raddoppia”. All’interno, la lettera-accusa del presidente dimissionario e la risposta del neo segretario. Continui a sfogliare e trovi un resoconto simpatetico su Letta che “vuole stanare Renzi”. Sfogli ancora e t’imbatti nel commento dell’ex direttore, Claudio Sardo: l’inconsolabile bersaniano piange l’occasione mancata di acciuffare l’accordo con i Cinque stelle annichiliti da Beppe Grillo (ma mai dire mai). Il tutto, da qualche settimana, è incidentalmente guarnito con vibranti interviste agli scissionisti alfaniani asfaltati da Berlusconi e Renzi, il vecchio e il bambino.
Chiudi l’Unità e ti domandi: quanti leader di riferimento ha, oggi, il quotidiano fondato da Antonio Gramsci? In teoria soltanto uno, Matteo Renzi. Ma il segretario è azionista di maggioranza di un partito ribollente di equivoci e bagarre fra potentati e correnti, un pozzo bigio nel quale troppe sono le sfumature di cui tener conto, troppe le divisioni molecolari, troppo il pulviscolo politico da rappresentare al lettore. Pena, forse, l’accusa d’intelligenza corazzata col nuovo padrone. Risultato: di leader da non scontentare se ne contano almeno cinque e in ordine, diciamo, decrescente: Matteo Renzi, Gianni Cuperlo, Enrico Letta, Pier Luigi Bersani (con il suo velleitario sogno filogrillino) e Angelino Alfano (l’utile Alfano). Così nasce il pentagiornale, un pentapartito fatto d’inchiostro su cartavelina, così fragile e necessariamente svolazzante, nelle sue innumerevoli linee, da rasentare l’impalpabilità. Dice: ma venite a farci la moralina proprio voi del Foglio che inseguite ogni giorno almeno due diverse e inconciliabili fantasticherie del Cav.? Quale moralina, ammirati siamo.