Melfi (foto Ansa)

Preghiera

Per fortuna esistono luoghi in cui Rita De Crescenzo non ha mai messo piede

Camillo Langone

Vi suggerisco Melfi. Oltre ad aver dato i natali a Francesco Saverio Nitti, ospita, nel Museo Archeologico Nazionale, il Sarcofago di Rapolla. La visita mi ha lasciato a bocca aperta

Ma di quale overturismo parliamo? Non è un tormento inevitabile. Ci sono innumerevoli posti in cui Rita De Crescenzo non ha mai messo piede, uno ve lo dico in un orecchio: Melfi. Io ho un debole per questa cittadina lucana siccome ha dato i natali alla mia automobile, una Fiat ovviamente diesel, e a un mio presidente del consiglio, Francesco Saverio Nitti, un politico ovviamente neutralista. Cose che immagino interessino solo me.

All’amico lettore potrebbe invece interessare il Sarcofago di Rapolla, monumento greco-romano conservato nel Museo Archeologico Nazionale, ossia nel castello di Melfi, là dove soggiornarono Federico II e vari Papi. Quando sono entrato nella stanza fatale una massa di marmo bianco gremita di statue, emergente dal buio grazie alla perfetta illuminazione (le luci sono un grosso problema nel 90 per cento dei musei, nel 90 per cento dei ristoranti...), mi ha lasciato a bocca aperta. Mi ha quasi stordito. Sulla massa di marmo bianco un letto di marmo bianco e sul letto una giovane donna, di marmo bianco pure lei, che dorme da diciotto secoli. Una ragazza dal corpo flessuoso, dall’abito aderente, quasi trasparente, dall’acconciatura aristocratica, davanti alla quale ti viene di parlare sottovoce per rispettare quel sonno, quel lunghissimo bellissimo sogno di marmo. In un museo in cui non c’era n-e-s-s-u-n-o.

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  • Camillo Langone
  • Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).