Tra l'American Academy e Termini, circoli e circoletti a Roma

Le rovine della città affascinano da sempre gli artisti, consapevoli che ogni decadimento della materia può generarne di nuova. Ma non tutti sono d'accordo
21 MAG 22
Ultimo aggiornamento: 08:14
Immagine di Tra l'American Academy e Termini, circoli e circoletti a Roma
Le rovine della città di Roma attraggono e affascinano da sempre gli artisti, consapevoli che ogni decadimento della materia può generarne di nuova, dotandola di un valore estetico ed etico. Lo sanno i 13 giovani protagonisti di Regeneration, la collettiva curata da Lindsay Harris e Elizabeth Rodini inaugurata a suon di champagne tra il chiostro e il giardino dell’American Academy. Roma la fa da protagonista in molte delle opere esposte con i suoi resti di polvere, ruggine ed erba che legano processi universali di cambiamento.
C’è chi ama il bianco e nero come Gianni Berengo Gardin, protagonista al Maxxi dell’imperdibile antologica L’occhio come mestiere. “Sono 70 anni che fotografo e il mio lavoro – precisa – non è quello di un artista, ma di un artigiano. La realtà non è mai così come si presenta”. La conosce molto bene, la esamina e la stravolge a suo modo Nico Vascellari, che festeggia l’apertura del suo temporary store Codalunga “in un posto sbagliato”, la Stazione Termini, dove i visitatori sono accolti dalla musica dei Ninos du Brazil e magliette/manifesto con parole che si sdoppiano: Roma/Amor; Resist/Sister; Santa/Satan, Dream/Madre, ma anche M***a. “In dark times – ci ricorda – we must dream with open eyes”. Genio.