ROMA CAPOCCIA
Il terremoto del 2016 rivive nell’opera di Filotei: “L’ultima estate”. Spettacolo lirico alla Sapienza
Quella notte di fine estate il compositore perse entrambi i genitori e sua sorella fu estratta viva dalle macerie dopo ore. Da quell’evento sono nati un libro e poi un’opera lirica: manifesto artistico di un mondo che non esiste più, ma che si ripopola di ricordi. In scena sabato 16 nell’Aula Magna dell'ateneo romano
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16 MAY 26

Foto ANSA
Alle 3.36 del 24 agosto 2016 il Centro Italia fu svegliato da un terremoto che squarciò interi centri abitati dall’Emilia-Romagna al Lazio. Morte, distruzione, paura. Tante anche le opere d’arte rase al suolo dallo sciame sismico che si protrasse per alcuni giorni. Di quel terremoto rimangono ancora i segni visibili e le ferite invisibili che accompagnano chi ha perso parenti e amici. Il compositore Marcello Filotei è uno di loro. Quella notte di fine estate perse entrambi i genitori e sua sorella fu estratta viva dalle macerie dopo nove ore. Da quell’evento sono nati un libro e poi un’opera lirica. “L’ultima estate” è il racconto con cui il compositore ripercorre luoghi e persone che non esistono più. Una confessione intima e drammatica che non censura il dolore, lo sconforto e il tentativo di rinascita. Un viaggio nella memoria che inizia con un brusco risveglio, poi la corsa in macchina verso Pescara del Tronto per scavare, senza sapere dove, perché tutto è irriconoscibile.
“L’ultima estate” diventa quindi il manifesto artistico di un mondo che non esiste più, ma che si ripopola di ricordi, storie, frammenti di persone. Il poeta, il vigile urbano, il gestore del circolo culturale, il rivoluzionario, il fotografo. A tessere la trama della storia, che alterna continuamente presente e passato attraverso la tecnica del flashback, è l’amore per un mondo perduto, il dolore per le persone scomparse e la necessità di provare a comprendere come sia possibile che un luogo del cuore possa tradire chi lo ama. “Dal punto di vista musicale dice Filotei - ho scelto di evitare una rappresentazione realistica della tragedia. La scrittura non descrive il terremoto, ma ne restituisce le conseguenze interiori. La voce recitante è affiancata da un quartetto vocale che funziona sia come coro sia come risorsa da cui far emergere voci soliste che, di volta in volta, danno corpo ai diversi personaggi. Questo lavoro nasce quindi da un’esperienza molto concreta, ma cerca di aprirsi a una dimensione universale. In un certo senso è un lavoro che prova a porre una sola domanda: cosa succede quando scompare il luogo della spensieratezza?”
A dieci anni da quel terribile evento, l’Istituzione Universitaria dei Concerti conclude la sua stagione musicale nell’Aula Magna della Sapienza (sabato 16, ore 17.30), mettendo in scena l’opera di Filotei con l’ensemble strumentale del Conservatorio Giovanni Battista Pergolesi di Fermo e il quartetto vocale degli allievi dell’Accademia d’Arte Lirica di Osimo. Il direttore è Gabriele Bonolis, mentre la voce recitante è di Mimmo Strati.