Botticelle irriducibili. I vetturini trattano col Campidoglio: ci passate al taxi, ma l’auto ce la comprate voi

Il comune vuole mandare in pensione le carrozze e ora gli ultimi sedici vetturini romani cercano l'interlocuzione. Il sindaco Gualtieri ha già parlato con più case automobilistiche: si cerca uno sponsor che metta sul piatto nuove autovetture, magari elettriche

20 GIU 26
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Foto Ansa

La questione ruota tutta intorno a sedici autovetture. Sarà una flotta di automobili a mandare in pensione le botticelle romane? La licenza dei vetturini, infatti, è la stessa di quella per i taxi o per gli Ncc, non c’è alcun bisogno di cambiarla, quindi ora il pressing è ripartito: lasciate le botticelle e diventate tassinari. Il passaggio è dunque automatico, a costo zero. Ma c’è il problema dell’automobile. Gli ultimi 16 vetturini romani per abbandonare la botticella hanno posto questa condizione al Campidoglio: va bene, ma ci comprate voi l’auto. Che non sarebbe nemmeno tanto giusto per tutti gli ex cocchieri ora tassinari che però l’auto se la sono acquistata da soli. La trattativa col Campidoglio è in corso, tanto che il sindaco Roberto Gualtieri ha già avuto interlocuzioni con più case automobilistiche. Insomma, si cerca uno sponsor che metta sul piatto 16 autovetture, magari elettriche. Ma sono davvero tutti disponibili al passaggio?
Un articolo del Messaggero qualche giorno fa narrava di un solo irriducibile, che a passare al taxi non ci pensa proprio. “Il tassista l’ho già fatto e non mi è piaciuto, già alle 7 di mattinacaricavo persone già stressate e nervose, per non parlare dei rischi a lavorare di notte, mentre sulla carrozzella prendo gente felice, turisti che vogliono godersi una passeggiata a cavallo tra le meraviglie del centro di Roma”, ha raccontato Marco Calò, 56 anni, l’irriducibile appunto. Le cose, però, secondo i suoi colleghi non stanno così. “Non è vero che siamo tutti pronti ad abbandonare questa vita, nessuno di noi finora ha detto sì al taxi, non c’è un solo irriducibile, lo siamo tutti”, racconta al Foglio un cocchiere che vuole restare anonimo. Siamo a piazza di Spagna, le botticelle sono ferme perché dal primo giugno al primo settembre c'è lo stop obbligatorio dalle 13 alle 17, se poi si superano i 30 gradi bisogna fermarsi già alle 11, mentre quando il termometro tocca i 35 gradi bisogna fermarsi del tutto. “Ormai è una questione politica, ci dipingono come dei mostri, le associazioni animaliste spingono molto e la politica gli va dietro. Ma noi gli animali li trattiamo bene, basta vedere il mio cavallo, che è in gran forma. Le sembra sofferente? Da quattro mesi poi non siamo più all’ex Mattatoio di Testaccio ma a Villa Borghese, dove i cavalli stanno ancora meglio. C’è anche chi ne ha due o tre e quindi c’è una rotazione, non si esce sempre con lo stesso. Quando ho iniziato io, una ventina d’anni fa, eravamo 43, ma negli anni Ottanta almeno il doppio”, racconta il cocchiere. Che però non nega la trattativa in corso. “Vediamo il Campidoglio cosa ci offre, ma non è vero che siamo già disposti a rinunciare…”.
Il pressing nei loro confronti è alto. “Io non ce l’ho con loro e nessuno vuole mettere a rischio dei posti di lavoro. La questione però è che con il cambiamento climatico e con le temperature che in estate si raggiungono nelle città, questa attività non è più sostenibile, la sofferenza per gli animali è enorme, diventa una barbarie, inaccettabile, sotto tutti i punti di vista. E’ venuto il momento di mettere fine a questo capitolo”, osserva Patrizia Prestipino, deputata dem e garante per gli animali del Campidoglio. “Io ricevo migliaia di mail di cittadini che protestano, ma si lamentano anche i turisti, per lo meno quelli più sensibili alla sofferenza degli animali. Non si possono più vedere questi cavalli completamente bardati trottare sull’asfalto rovente, tra automobili, cantieri, monopattini e scooter. Una volta, con un'altra situazione climatica, si poteva fare, era un lavoro anche romantico, ora non più. Gli animali soffrono troppo…”, continua Prestispino. E il tema è tornato sotto i riflettori dopo il surreale incidente del 2 giugno, con trenta cavalli della parata militare spaventati dai botti di alcuni vigili urbani e fuggiti a briglia sciolta sulla Cristoforo Colombo. “Me ne sono trovato pure uno sotto casa, all’Eur. Per fortuna gli animali hanno riportato ferite lievi e nessuno è stato abbattuto…”, racconta la parlamentare dem. Mentre una buona notizia arriva per i due canili di Roma, Muratella e Marconi: la gestione a breve diventerà pubblica e se ne occuperà una società partecipata del Campidoglio, Risorse per Roma. Con maggiori finanziamenti da parte del comune.