Roma Capoccia
Carocci contro Gualtieri: “Difficile sostenerlo. Messaggi inaccettabili dai veritici del Campidoglio”
Dagospia accusa l'ex ragazzo del Cinema America di essersi silenziato sulla vicenda Metropolitan dopo il finanziamento arrivato dalla regione per il Cinema in Piazza. Lui replica chiedendo le dimissioni di due consigliere del Pd e minacciando querele. Intanto attacca il sindaco e denuncia presunti "messaggi inaccettabili da una delle figure apicali dell'amministrazione" sulla vicenda. Già nel 2023 il sindaco se l'era dovuta vedere con Carocci che occupò il suo ufficio
25 GIU 26

“Sarebbe molto difficile decidere di sostenere Gualtieri, con il quale oggi la rottura è vicina: la vicenda Metropolitan ha un peso enorme”, diceva ieri Valerio Carocci, ex ragazzo del Cinema America, oggi presidente della fondazione che gestisce la Sala Troisi e organizza il Cinema in piazza, kermesse di successo, non solo a Trastevere.
Questo attacco diretto al sindaco ha una gestazione piuttosto strana. E segue un'altra richiesta di Carocci: quella delle dimissioni della capogruppo del Pd in Assemblea capitolina Valeria Baglio e della consigliera dem, Antonella Melito, colpevoli di aver fatto approvare al Pd la ratifica capitolina di un provvedimento con il quale la regione guidata da Francesco Rocca ha dato il via libera alla riconversione dell'ex cinema Metropolitan di Via del Corso. Un intervento rimasto bloccato per anni, anche grazie all'attivismo di Carocci. E però, il giorno del voto in Aula Giulio Cesare (a fine aprile) da Carocci non sono arrivate né grida allo scandalo, né richieste di dimissioni. Quest'ultime risalgono ad alcuni giorni fa e arrivano in risposta a un retroscena uscito su Dagospia nel quale, perdonateci la sintesi brutale, si dice che Carrocci fosse rimasto silente perché da quest'anno la regione a guida centrodestra è tornata a finanziare le sua kermesse estiva con 300 mila euro, che si aggiungono ai 250 mila ricevuti dal comune. Carrocci, come dicevamo, ha replicato con una lunga lettera a Dago in cui, oltre a chiedere le dimissioni di Baglio e Melito, sostiene di aver atteso di parlare, anche su suggerimento dei suoi legali, in vista di una richiesta al Tar di sospensiva del provvedimento regionale che riguarda il Metropolitan. Insomma, dice, l'attacco al Campidoglio e alle due consigliere è stato anticipato per colpa di Dagospia, ma sarebbe arrivato lo stesso.
Intanto però le sue richieste non sarebbero passate inosservate. E infatti, all'Agenzia Dire, ieri Carocci dichiarava: “Dopo la mia risposta a Dagospia, dal Campidoglio ho ricevuto in tarda notte messaggi inaccettabili da una delle figure apicali dell'amministrazione”. Il presidente della fondazione Piccolo America non lo dice esplicitamente ma allude: il comune avrebbe minacciato di tagliare i fondi. Una cosa tutta da dimostrare. Di sicuro, quando il Campidoglio ancora non aveva deciso se sostituirsi alla regione passata al centrodestra per finanziare il suo Cinema in piazza, Carocci non si fece problemi a passare a metodi straordinari. Lo raccontò il Foglio. Era fine maggio 2023 e il presidente della Fondazione Piccolo America occupò direttamente l'ufficio del sindaco per pretendere i fondi. Finì con il finanziamento garantito e un rapporto solido con il comune, Ora, dopo una lunga pace, qualcosa si è di nuovo incrinato.