Nella destra bloccata sul candidato sindaco di Roma, la Lega riscopre la vena “law&order”

Il centrodestra non ha ancora trovato il nome da opporre a Gualtieri. Ma in questo stallo il Carroccio cerca, sul piano locale, di riportare le lancette a quando Salvini voleva prendersi la città allora governata dalla Cinque Stelle Virginia Raggi


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Foto Ansa

“La destra non si è ancora seduta davvero al tavolo”, dice un esponente della maggioranza di fronte al panorama (ai suoi occhi desolante) di quello che chiama “lo stallo alla messicana” sulla scelta del candidato anti-Gualtieri. E in questo stallo, è il concetto, ci sarebbe anche un uomo pronto: Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera di FdI, pilastro della destra-destra romana nonché mentore di Giorgia Meloni agli albori della militanza politica. “Se me lo chiedessero, non potrei dire di no”, ha detto non più tardi di un mese fa. E però nulla si muove. E lo stallo – c’è chi ancora cerca un civico che faccia dimenticare l’esperienza del 2021, quando troppo tardi si giunse a individuare il non proprio noto Enrico Michetti – passa anche per l’attivismo locale di una Lega che, sul piano nazionale, in questi giorni vede sulla graticola il leader, vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini, tra mugugni interni sul ruolo del Nord e mugugni esterni sui treni in tilt, ma che sul piano locale cerca di riportare le lancette a quando Salvini, allora forte, voleva prendersi la città allora governata dalla Cinque Stelle Virginia Raggi, puntando dritto proprio sui trasporti e su uno dei vanti della sinistra che governa la città, ovvero la linea C della metropolitana, con apertura delle “archeostazioni” a Colosseo e Porta Metronia e con il progetto di estenderne ancora il perimetro.
Ma intanto, dice il capogruppo leghista in Comune Fabrizio Santori, “nella metro A cadono calcinacci e si staccano canaline”: “Quello che succede non può essere minimizzato. Non stiamo parlando di semplici ritardi, ma di una situazione che appare sempre più preoccupante sotto il profilo della sicurezza dei passeggeri e dei lavoratori”. Ed è a Roma che la postura della Lega a trazione nordista (meno salviniana) si specchia in una Lega post-salviniana e securitaria d’antan, quella che oggi non soltanto “non negozia” sulla sicurezza della metro A, ma recupera le parole d’ordine sulla legalità (modello Salvini che si faceva fotografare mentre venivano demolite le villette dei Casamonica). “È inaccettabile”, dice Santori, “che decine di agenti della polizia locale siano distolti dalle loro funzioni operative e impiegati quotidianamente nei campi nomadi e nei cosiddetti ‘villaggi della solidarietà’ per svolgere, nella maggior parte dei casi, un semplice presidio esterno. All’interno continua a regnare il degrado”. Ma la Lega ha poi la forza di sbloccare lo stallo alla messicana? All’estate l’ardua sentenza.