Mediobanca e il suono dell’Arpe

Gli hanno detto, al Faticone in carriera cui manca una “o”, il Giannini, di mettere finalmente in prima su Repubblica una robusta denuncia dello “scandalo degradante” di Mediobanca, sennò quelli del Foglio continueranno a crocchiarlo. Il Faticone si fa dare la dritta in procura, scopre un documento di 63 pagine della Consob, e sistema i suoi problemi di avanzamento in grado con qualche ritardo sulle notizie, e perfino sui commenti.
7 AGO 12
Ultimo aggiornamento: 07:23 | 19 AGO 20
Immagine di Mediobanca e il suono dell’Arpe
Gli hanno detto, al Faticone in carriera cui manca una “o”, il Giannini, di mettere finalmente in prima su Repubblica una robusta denuncia dello “scandalo degradante” di Mediobanca, sennò quelli del Foglio continueranno a crocchiarlo. Il Faticone si fa dare la dritta in procura, scopre un documento di 63 pagine della Consob, e sistema i suoi problemi di avanzamento in grado con qualche ritardo sulle notizie, e perfino sui commenti. Bastonati noi, onesti lavoratori a contratto della Berlusconia, procede impavido nella sua indipendenza di pensiero. Scopre che i due capi di Mediobanca hanno siglato un patto con Ligresti e lo hanno tenuto segreto perché nessuno ne sapesse nulla, e che da questo seguiranno guai “devastanti” (il Giornalista Collettivo predilige gli aggettivi abusati, “degradante” non gli piace).
Il caso ha una storia lunga e complicata. Giannini, che non ha la fantasia di Giannino, fa i nomi veri con aria gradassa, da uomo di fatica, niente romanzi. Il banchiere Geronzi, e anche il banchiere Profumo, sono alle origini della disfatta, ma Geronzi è il diavolo e Profumo è l’angelo di Gad Lerner, il banchiere di sinistra che vota alle primarie, e al Faticone si incrociano le dita. Soluzione: la colpa è di Berlusconi, che vuole vendicarsi dei ragazzi di Piazzetta Cuccia. Se uno è così indipendente da farsi dettare il pezzo, ne esce delicato il suono dell’Arpe.