Lo conosco il Cav. e la contendibilità di FI è una boiata

Per il resto anni di collaborazionismo vivace, gli scrivevo per competenza anche “buongiorno” e “buonasera”, mi dava una mano per il Foglio che amava ma avrebbe voluto diverso fin dalla testata: “Faccia Il Quadrifoglio”, eppure era sempre lui che parlava perché so fare il mio mestiere di ventriloquo, sebbene da consigliori creda di aver avuto la mia brava influenza (negativa, s’intende: mai al livello dei Tremonti, degli Alfano, dei Toti). Forza Italia mi ha sempre fatto ridere, fin da quando mi mostrò a Arcore il kit elettorale del 1994 e lo sconsigliai, con Letta e Fidel, di entrare in politica (errore blu!). Ero diverso dalla sua truppa scelta, fin dal modo di pervestirmi, non mi ha mai portato da Messegué, lo volevo come un Boris Johnson europeista capace di governare anche da sinistra, e quando ho dato la caccia a Di Pietro nel Mugello preferivo invadere le Case del Popolo e parlare ai sindaci comunisti (ho ancora in terrazzo un ulivo di Reggello avuto in dono di cortesia, sta benissimo) o scatenare le poche e non convinte truppe di An circondate da vaste folle minacciose a Sesto Fiorentino, addirittura fare l’uomo-sandwich contro Prodi, D’Alema e Veltroni venuti a battezzare l’idolo di mani pulite, piuttosto che comparire, somma onta raramente ripetuta, con le bandiere calcistiche del partito, cui non mi sono mai sognato neanche lontanamente di appartenere (d’altra parte neanche al Psi: sono adepto del partito unico). Ma lasciatevelo ripetere da me, l’Intimissimo dell’Amor Nostro (copyright Marcenaro) o del Cav. (copyright mio), amico del Creatore ma non del creato: portargli via il partito è un progetto demenziale, visto che non esiste, c’è sempre stato solo Lui.
Ora il partito del Cav. vale meno, ma non importa, anche la mia fede matrimoniale vale meno, eppure ci tengo. Berlusconi è un dolce vecchione che ne ha viste di ogni, e che ora Aspesi Veronesi e molti altri rimpiangono (potevano pensarci prima, io ci ho provato anche in mutande a farli desistere) ma non si gioca con i sentimenti. Tajani ha il difetto di non esistere, ma per il quid di essere che è in lui l’ha capito: non ha successori.