Salute
Editoriali •
La figuraccia sui medici di famiglia
Il governo affossa una riforma necessaria andando contro le sue regioni. Grosso guaio

Foto Ansa
La riforma della medicina generale rischia di essere ricordata come una delle occasioni mancate più significative per la sanità italiana. Non perché il testo fosse perfetto, ma perché rappresentava il tentativo più concreto per affrontare un problema che tutti riconoscono e che nessuno, alla fine, sembra disposto a risolvere. Per oltre un anno il Ministero della Salute ha lavorato a una revisione della medicina territoriale. Non era una proposta calata dall’alto: nasceva dal confronto con le regioni, la maggior parte delle quali governate dal centrodestra. Schillaci aveva cercato una sintesi difficile tra esigenze organizzative, autonomia professionale e sostenibilità. Il risultato era una bozza capace almeno di affrontare il nodo centrale: come integrare i medici di famiglia nella nuova rete finanziata dal Pnrr. A quel punto, però, la politica si è fermata. Le resistenze dei sindacati dei medici di famiglia meritavano di essere ascoltate. Ma ascoltare non significa rinunciare. E invece, di fronte alla prospettiva di uno scontro, la maggioranza ha scelto la strada più semplice: accantonare il problema.
Il paradosso è evidente. Le stesse forze politiche che governano gran parte delle regioni e che avevano chiesto una riorganizzazione hanno finito per bloccare il progetto quando è arrivato il momento di assumersene la responsabilità. Le dimissioni di Guido Bertolaso dal ruolo di vice coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni sono il segnale più evidente di questa frattura: un dissenso interno allo stesso campo politico. Alla fine, della riforma è rimasto poco. L’obbligo di alcune ore settimanali nelle Case della Comunità difficilmente può essere considerato un cambiamento strutturale. Soprattutto non risponde alla domanda fondamentale: chi garantirà il funzionamento delle strutture territoriali che l’Italia sta costruendo con le risorse europee? Senza professionisti integrati nei nuovi modelli organizzativi, molte di quelle strutture rischiano di restare sottoutilizzate. Per questo la decisione assunta in queste settimane va oltre il destino di un singolo provvedimento. Riguarda la credibilità della politica quando si confronta con riforme difficili ma necessarie.