Salute
Risposta coordinata •
L'Ebola in Africa scardina i principi di ogni proclama sovranista
Il virus che attraversa Congo e Uganda ha spinto persino chi, negli ultimi anni, ha coltivato l'idea che i confini nazionali possano essere muraglie protettive a parlare di coordinamento, azione collettiva, responsabilità condivisa. L'esempio americano
18 GIU 26

Foto LaPresse
Un'epidemia confinata in un angolo di mondo, ma capace di smontare anni di retorica sovranista: questo è oggi l'Ebola da virus Bundibugyo che attraversa Congo e Uganda. Il G7 ha scelto le parole giuste, definendo l'emergenza una minaccia per la sicurezza sanitaria globale. Ma il dato politico più interessante non sono le parole, è la postura: persino chi negli ultimi anni ha coltivato l'idea che i confini nazionali possano essere muraglie protettive si ritrova, davanti a un virus come questo, costretto a parlare di coordinamento, azione collettiva, responsabilità condivisa.
Gli Stati Uniti, che pure annunciano oltre 370 milioni di dollari già stanziati e altri 500 milioni promessi solo per la risposta all'Ebola, sono proprio l'esempio più istruttivo: nessuna potenza, per quanto grande, può pensare di blindarsi dietro i propri confini quando il rischio viaggia con le persone, gli aerei, i flussi commerciali. È significativo che siano proprio gli Stati Uniti di Trump ad annunciare la convocazione di una riunione dei ministri degli Esteri del G20 per ampliare il fronte della risposta: la dimostrazione plastica che davanti a una minaccia biologica la sovranità nazionale, da sola, non basta a proteggere nessuno.
L'Unione europea, con quasi 500 milioni di euro mobilitati e le parole di von der Leyen sulla sicurezza condivisa, e il racconto della commissaria Lahbib da Bunia, dove medici e infermieri lavorano sotto pressione straordinaria, raccontano la stessa lezione sull'importanza di essere presenti, impegnati, affidabili.
Il punto, del resto, lo dice la scienza prima ancora della politica: vaccini e terapie esistenti non sono pienamente efficaci contro questo raro ceppo virale, e l'epidemia resta concentrata in un'area dilaniata dal conflitto, dove il contenimento dipende anche dal rispetto degli accordi di pace. Nessun muro, nessuna chiusura unilaterale, nessun proclama sovranista può sostituire tracciamento dei contatti, sorveglianza alle frontiere e cooperazione internazionale.